Confindustria verso la "fusione"|Ecco cosa cambierà a Catania

Confindustria verso la “fusione”|Ecco cosa cambierà a Catania

Domenico Bonaccorsi di Reburdone, presidente di Confindustria Catania, spiega cosa sta accandendo.

l'intervista
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CATANIA – In casa Confindustria tutto sta cambiando. Si tratta della Riforma Pesenti avviata oltre due anni fa in tutta Italia con il preciso obiettivo di ridurre i costi e accorpare le territoriali. Obiettivo da raggiungere anche attraverso dei benefit o incentivi che verranno riconosciuti alle territoriali che sceglieranno di seguire la Riforma. Premiandole con una presenza maggiore consiglio generale. In termini numerici i risultati prefissati erano quelli di ridurre a 50 le 100 territoriali esistenti e a 50 le associazioni di categoria e di settore con un risparmio economico di circa il 30%. La Riforma ha scandito anche i tempi e adesso, con Confindustria Sicilia neonata, siamo arrivati al momento in cui le territoriali siciliane dovranno votare, per aderire o meno all’accorpamento, tramite l’assemblea. A Catania l’appuntamento è per lunedì 17 ottobre. Anticipare cosa succederà è impossibile, ma ogni cambiamento porta con sé favorevoli e contrari. Domenico Bonaccorsi di Reburdone, presidente di Confindustria Catania, ci ha spiegato cosa sta succedendo.

“La riforma Pesenti (approvata a Roma a giugno 2014) sta rivoluzionando il sistema confindustriale e ha deciso di spingere le territoriali ad accorparsi con un sistema di premialità destinato a chi si accorpa. A questo punto le territoriali – direi tutte, aggiunge Bonaccorsi – hanno iniziato questo processo. Le siciliane csono state chiamate a decidere se accorparsi o meno in un’unica Confindustria a perimetro regionale. Processo che si concluderà con le assemblee straordinarie che si svolgeranno a metà ottobre. Quella di Catania è fissata per lunedì 17 e solo in quella data si prenderà la decisione. I passaggi che sono stati consumati fino ad ora – quelli della giunta e dei consigli direttivi – sono stati tutti a favore di questo accorpamento”.

Le sedi provinciali scompariranno?

“No, manterranno le stesse prerogative e i loro organici, ma ai fini della rappresentanza in Confindustria nazionale ci sarà una rappresentanza unica. Saranno sfoltite di alcuni organi tra cui proprio giunta e consiglio direttivo, ma l’organico, il personale, i servizi saranno possibilmente anche rafforzati. Si farà fronte comune”.

Ci saranno vantaggi dall’applicazione di questa riforma?

“Certamente. Tutte le aggregazioni che realizzano economie di scala, concentrazioni delle prerogative, specializzazioni e altro sono sicuramente positive. E non bisogna dimenticare che le territoriali rimangono. Il sistema ha una concentrazione – specifica – giuridica ma non pratica, cioè raccoglie le varie territoriali che saranno in ogni caso salvaguardate”.

Perché tante polemiche e musi storti?

“Tutti i cambiamenti portano resistenze e malumori. C’è anche chi dice “non vogliamo stare con Palermo”, ma tutto questo fa parte della natura delle cose. Un po’ come gli italiani che per puro masochismo vogliono votare No sulla riforma costituzionale”.

La territoriale di Catania ha un valore specifico molto alto nel panorama regionale, è la più grande, giusto?

“In effetti c’è anche Palermo. Un anno è in testa Catania, un altro Palermo. Ma è vero che Catania ha degli associati molto molto importanti ed è quindi una delle più importanti del Meridione”. Quindi se Catania dovesse decidere per il No, Confindustria Sicilia sarebbe monca di un pezzo di rilievo… “Non c’è dubbio”.

A fronte di un peso specifico rilevante è corretto credere che in fase di accorpamento verranno concessi dei benefit a Catania?

Giusto per fare un esempio la vicepresidenza a vita oppure la presidenza ogni due mandati… “Non voglio entrare nel merito ma è ovvio che qualcosa del genere accadrà. È chiaro che peseremo per ciò che siamo, ma non voglio entrare adesso nei meccanismi di quel che sarà”.

Lasciando da parte la sfera di cristallo, ha idea o sentore di cosa accadrà all’assemblea di giorno 17?

“No, assolutamente. E se anche l’avessi non la direi perché non voglio in nessun modo, influenzare la libera volontà dei miei associati. Non voglio anticipare né prevedere”. Girano voci sul fatto che in caso di decisione positiva, saranno molti gli associati che lasceranno Confindustria Catania. “Non lo ritengo verosimile. Non c’è motivo per uscire”.

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