Credit day, il punto degli industriali |A Catania segnali di miglioramento

Credit day, il punto degli industriali |A Catania segnali di miglioramento

Workshop nella sede di Confindustria Catania con imprenditori, manager e rappresentanti del mondo bancario.

confindustria
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CATANIA – Nel 2014 i mancati pagamenti tra le imprese private siciliane segnano un calo rispetto all’anno scorso sia sul fronte della numerosità (- 32%), sia rispetto all’importo medio non riscosso (-18%). Un segnale che potrebbe essere letto in modo positivo, ma che in realtà è solo un effetto dovuto all’impennata che i due indicatori avevano avuto fino al 2012, segno di un’accentuata moria di aziende, ma anche dell’effetto deflattivo riflesso dall’andamento dei prezzi alla produzione.

In quattro province (Trapani, Messina, Caltanissetta e Siracusa) l’importo medio dei crediti non riscossi è ancora in salita, mentre a Catania gli indicatori evidenziano un trend in miglioramento. A detenere il primato del costo medio più elevato per un mancato pagamento è la provincia di Messina con 17.500 euro. Nella città etnea e provincia il valore si attesta invece intorno ai 12.000 euro.

Questo il quadro emerso oggi nella sede di Confindustria Catania nel corso del “Credit Day”, il workshop promosso dall’Associazione Credit Manager Italia (Acmi), dall’Associazione Nazionale Direttori Amministrativi e Finanziari (Andaf), insieme all’Associazione Italiana Tesorieri d’Impresa (Aiti), con la collaborazione di Euler Hermes Italia, Piteco e Synergy Key, che ha riunito oltre cento tra imprenditori, manager e rappresentanti del mondo bancario per un focus sulle novità legislative in tema di credito.

“Il rischio del fare impresa in Sicilia – hanno spiegato Mario Giacone e Arturo Barbato di Euler Hermes Italia, società leader nell’assicurazione del credito, illustrando i dati del report dedicato ai debiti non onorati dalle aziende – è molto elevato a causa delle difficoltà finanziarie. Il credito rimane ancora sotto pressione per via dei parametri restrittivi dell’offerta e dei forti livelli di indebitamento delle aziende. In questo contesto, i giorni di incasso di un credito diventano una leva di finanziamento sempre più utilizzata aumentando il rischio di un effetto domino”.

L’inversione del trend economico negativo, quindi, non è ancora avvenuta, ed proprio per questo che diventa fondamentale “supportare un ciclo del credito con la creazione di una filiera virtuosa che coinvolga i principali attori dell’imprenditoria catanese, gli istituti di credito e la Confindustria territoriale”. Ma per ridare fiato all’economia, come ha osservato Antonello Biriaco, vicepresidente vicario di Confindustria Catania c’è bisogno di un cambio di passo anche nella cultura finanziaria delle imprese: “Nelle nostre realtà territoriali – ha affermato – caratterizzate da un modello di azienda fortemente verticistico, il ricorso a figure manageriali o specialisti esterni è vissuto con difficoltà e non come opportunità di confronto.

Cultura d’impresa significa anche questo: uscire dalle logiche del passato per prendere coscienza dei propri limiti ed affidarsi alle competenze di professionisti qualificati, capaci di gestire virtuosamente il rischio d’impresa”. Un concetto sottolineato anche dell’economista Antonio Pogliese, presidente dei revisori contabili di Confindustria Catania, che ha analizzato l’evoluzione del contesto siciliano, in cui domina ancora un sistema di piccole e medie imprese a carattere familiare: “Il tema dei rischi è trasversale a tutte le aziende – ha chiarito – e deve diventare oggetto di particolare attenzione. Un accrescimento dei saperi in questo senso, e quindi di tutta la cultura d’impresa, è una precondizione per lo sviluppo. Soprattutto in una fase storica difficile e complessa come quella che stiamo vivendo, in cui le imprese devono razionalizzare le scelte per ridurre gli errori”.

L’inizio dei lavori della giornata è stato preceduto dai saluti di Giuseppe Ciccarella, coordinatore dell’Acmi Centro Sud, del responsabile della delegazione dell’Aiti Sud Italia, Giuseppe Ceci e del presidente della sezione Andaf Sicilia, Filippo d’Amico. A seguire le relazioni di Paolo Valentini (Piteco) e di Andrea Arnaldi dello Studio legale Arnaldi Caimmi e Associati.

 

 


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