Crocetta e il pasticcio del viaggio |Sicilia ko ma a Tunisi va bene

Crocetta e il pasticcio del viaggio |Sicilia ko ma a Tunisi va bene

Un'immagine del viaggio a Tunisi del presidente Crocetta

Il presidente è a una fiera in Tunisia. Di cui sbaglia il nome quando in un comunicato rimprovera i media per aver "enfatizzato" la sua partenza mentre la casa brucia.

La polemica
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Dice Rosario Crocetta, dalla Tunisia, che “la scelta di qualcuno di enfatizzare il volo è scorretta e non corrisponde alla realtà”. Il governatore, dall’altra sponda del Mediterraneo, spiega ai giornali le regole della buona informazione. “Non sono volato via da nulla, i partiti e la stampa erano informati da tempo di questo mio viaggio che serve ad aiutare le imprese siciliane a internazionalizzarsi, impegno concreto non chiacchiere inutili, in una fase in cui i partiti devono trovare un accordo sul nuovo governo”. Così ha scritto Crocetta dalla Tunisia. Dopo che la stampa aveva raccontato come ieri, mentre esplodeva la furia cieca dei forestali che paralizzavano Palermo fuori da ogni regola, mandava appelli “col cuore” dalla Tunisia, dove è atterrato non prima di avere azzerato la giunta e aver lasciato una Regione praticamente acefala. Non è così, scalcia indispettito il presidente nella sua quotidiana missiva ai giornalisti: “Il mio vice presidente Mariella Lo Bello ha la piena delega di rappresentanza e firma in questi due giorni di mia permanenza a Tunisi”.

Ma cosa c’è andato a fare in Tunisia Crocetta, nel bel mezzo della crisi, con il governo azzerato e l’emergenza dei forestali esplosa in tutta la sua violenza? Che il governatore lo ritenga scorretto o meno, l’opinione pubblica siciliana s’è legittimamente interrogata sull’opportunità di questo viaggio nordafricano. Crocetta, dal canto suo, oggi ha puntualizzato di non essere partito per piacere, ma per dovere. “Sarebbe sfociato in un grave incidente istituzionale – ha spiegato oggi Crocetta – il rifiuto all’ultimo momento dell’invito fatto dalle autorità tunisine a partecipare all’Expo di Cartagine, così come non sarebbe stato utile agli operatori siciliani che invece delle chiacchiere chiedono azioni concrete”.

Già, che c’è andato a fare Crocetta in Tunisia? A ora di pranzo oggi il presidente ha mandato uno dei suoi comunicati, in cui riferisce di essere stato ricevuto dal Primo ministro del governo tunisino Habib Essid, alla presenza del Consiglio dei Ministri. Si è discusso delle iniziative comuni per lo sviluppo della Tunisia e della Sicilia nel campo della cooperazione sociale, economica e culturale.

L’esposizione fieristica in corso a Tunisi (che Crocetta nella sua nota di stamattina con approssimazione chiama “Expo di Cartagine”, roba che su Google ovviamente non troverete mai) è in realtà il Siamap, salone internazionale dell’agricoltura e della pesca, a cui partecipano anche delle aziende siciliane. È una grande fiera biennale con 220 espositori e si svolge al parco Kram di Tunisi. Domani, a quanto apprende Livesicilia, il governatore ha in agenda un altro incontro con esponenti del governo tunisino.

Certo, se Palazzo d’Orleans curasse la comunicazione in modo efficace (azzerato a suon di pubblici insulti l’ufficio stampa, questo tre anni dopo non è mai stato ripristinato), piuttosto che affidarsi alle improvvisate mail del presidente sul tipo “expo di Cartagine”, queste informazioni sarebbero state da subito (e non solo adesso, dopo le polemiche) a disposizione dei siciliani.

Fermo restando il diritto di ciascuno di valutare l’opportunità di una trasferta internazionale per una fiera in questo momento di caos istituzionale. Chissà quanto saranno sollevati i forestali siciliani nell’apprendere, per dire, che “il padiglione della Sicilia – come ha scritto nel secondo comunicato odierno Crocetta – è uno dei più grandi dell’expo ed apre la fiera, come segno tangibile dell’attenzione che la Tunisia dà alla nostra regione”. Ma tant’è. Tocca accontentarsi dei pasticciati comunicati fai da te, delle notizie date a puntate e delle lezioni d’oltremare di buon giornalismo. Che sono la cifra di un presidente che s’atteggia a ministro degli esteri restando ancorato, sul fronte della comunicazione e ahinoi non solo quello, alla dimensione di consigliere comunale di provincia.

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