PALERMO – Ci sono delle disposizioni a cui Totò Cuffaro deve attenersi. Nella sentenza di patteggiamento a tre anni, che sconterà ai servizi sociali, il giudice per le indagini preliminari Ermelinda Marfia ha imposto, fra le prescrizioni accessorie, il divieto di frequentare soggetti che rivestono cariche politiche, legislative e amministrative.
Una misura che è legata al pericolo che l’ex presidente della Regione siciliana, accusato di corruzione e traffico di influenze illecite nella sanità siciliana, torni a commettere reati. L’ex governatore era imputato per avere spifferato in anticipo ad una candidata le prove di esame per la stabilizzazione come operatrice socio-sanitaria a Villa Sofia e per avere messo a disposizione dei rappresentanti di un’impresa la sua rete di conoscenze durante l’aggiudicazione di una gara bandita dall’Asp di Siracusa.
Se Cuffaro dovesse violerà la disposizione potrebbe vedersi revocare il beneficio di scontare la pena ai lavori di pubblica utilità anziché in carcere. La pena residua è di due anni e sette mesi, perché dai tre anni oggi inflitti all’ex governatore – con alle spalle una condanna a sette anni per rivelazione di segreti delle indagini e favoreggiamento, reati entrambi aggravati dall’agevolazione di Cosa Nostra – vanno sottratti i cinque mesi e mezzo già trascorsi ai domiciliari.

