Il ‘secondo round’ di Cuffaro, la difesa:| “Partita a scacchi interna alla procura”

di

16 Febbraio 2011, 07:11

3 min di lettura

“In questo giudizio stiamo lavorando sullo stesso materiale probatorio su cui abbiamo lavorato nel processo comunemente noto come ‘ talpe alla Dda’”. Nell’ultima udienza del processo per concorso in associazione mafiosa all’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, il suo legale, l’avvocato Nino Mormino, ha puntato principalmente sulla tesi del “giudizio fotocopia”. In sostanza, a dire del penalista, i fatti contestati al suo cliente nel processo per concorso sarebbero identici a quelli che gli sono costati una condanna a 7 anni per favoreggiamento alla mafia, ormai definitiva. Il difensore di Cuffaro sta controreplicando alle argomentazioni dei pm che hanno chiesto la condanna dell’imputato a 10 anni di carcere. Il giudizio, che oggi si dovrebbe concludere con la sentenza, si svolge in abbreviato davanti al gup di Palermo Vittorio Anania. All’argomentazione che quello in corso davanti al gup è un processo fotocopia, che cozza col principio del “ne bis in idem”, si aggiungono poi le specifiche contestazioni delle tesi dei pm.

Mormino ha messo in dubbio la “forza” delle dichiarazioni di pentiti come Nino Giuffré che, secondo il legale, non ha mai detto che la mafia votò Cuffaro perché con lui il boss Provenzano aveva stretto un patto elettorale. “Giuffré – ha spiegato il difensore – ha raccontato che in Cosa nostra si parlò di appoggiare l’ex governatore perché era un candidato con ottime chance di vincere”. Duro poi il legale nei confronti dei collaboratori agrigentini Maurizio Di Gati e Ignazio Gagliardo “mai riscontrati” e nei confronti del teste Massimo Ciancimino sulla cui attendibilità, secondo Mormino, grava l’accusa di calunnia mossagli dalla Procura di Caltanissetta. Inoltre, per l’avvocato, non c’é alcuna prova che Cuffaro ebbe rapporti col boss Provenzano tramite il capomafia Giuseppe Guttadauro. “Nelle infinite intercettazioni fatte a casa di Guttadauro – ha detto – non è mai venuto fuori di suoi rapporti con l’ex governatore”. “Guttadauro – ha aggiunto – riceveva a casa sua mafiosi, ma non ha mai neppure millantato con loro di avere relazioni con Cuffaro”. Ampia parte delle controrepliche hanno riguardato poi le presunte fughe di notizie su indagini in corso che Cuffaro, secondo i pm, avrebbe fatto a vantaggio delle cosche. Il legale ha definito “occasionale” l’informazione data da Cuffaro all’ex assessore comunale Miceli su una microspia piazzata a casa di Guttadauro. “Notizia appresa da Cuffaro a Roma – ha spiegato il penalista – e divulgata occasionalmente, senza cioé che ci fosse il progetto di avvantaggiare l’organizzazione mafiosa”.

Infine il legale ha definito Cuffaro “capro espiatorio di una situazione più grande di lui” e spiegato come sull’ex senatore “c’è una sensazione diffusa di ‘eccesso di giustizia’”. Perché, volendo fare un esercizio di “giustizia comparativa”, secondo cui se Miceli – l’intermediario della fuga di notizie – è stato condannato per concorso esterno, Cuffaro non può essere condannato per un reato meno grave, Mormino pone l’accento sulle posizioni di Aiello, Aragona, Campanella. “Miceli era il beneficiario della candidatura, Aragona si è ‘messo in mezzo’, Campanella è stato condannato per aver rafforzato Cosa nostra con l’assistenza a Provenzano, Aiello era al centro del sistema di collusione mafiosa. Sono queste posizioni meno rilevanti?” domanda il difensore. “E Borzacchelli? – aggiunge – Fonte originaria della fuga di notizie a cui non è stata neanche contestata l’aggravante?”. E conclude: “E’ stata una vera partita a scacchi fra due anime diverse dello stesso ufficio” riferendosi ai due diversi procedimenti condotti contro Cuffaro, uno dei quali è già giunto a sentenza definitiva.

Articoli Correlati

Il gup Vittorio Anania si è ritirato in camera di consiglio. La sentenza è attesa non prima delle 17 di oggi.

(a.c.)

Pubblicato il

16 Febbraio 2011, 07:11

Condividi sui social