Firme false, grillini condannati |Ma a febbraio tutto prescritto

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10 Gennaio 2020, 14:49

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PALERMO – Parlarono di una montatura politica, di un complotto, ma arriva la condanna per tutti i grillini coinvolti nel processo sulle “firme false”. Ci sono due assolti: Pietro Salvino e Riccardo Ricciardi.

Una condanna che presto, prestissimo, sarà cancellata dalla prescrizione che scatterà a febbraio. Il giudice del Tribunale di Palermo Salvatore Flaccovio concorda con la ricostruzione del pubblico ministero, Claudia Ferrari, sul papocchio in occasione delle elezioni comunali del 2012. Ex grillini “salvati” dalla prescrizione che il Movimento ha deciso di stoppare dal primo gennaio.

Un anno e dieci mesi ciascuno di carcere sono stati inflitti agli ex deputati nazionali Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita costretti, dopo la sospensione dei probiviri, a lasciare il Movimento 5 Stelle. Un anno è la pena per gli ex parlamentari regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, autosospesi dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia dalla Procura. Entrambi, per prima La Rocca presentandosi spontaneamente dai pm, ammisero la falsificazione delle firme per la presentazione delle candidature. E il giudice per questa scelta gli ha concesso le attenuanti che hanno prodotto uno sconto di pena. La Rocca è stata poi l’unica a sottoporsi all’esame in aula, ammettendo le proprie colpe. 

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Un anno e dieci mesi è la pena anche per Samanta Busalacchi, un anno per Giuseppe Ippolito, Stefano Paradiso e Alice Pantaleone. Un anno e dieci mesi per Toni Ferrara. Un anno e mezzo per l’ex esponente del movimento, l’avvocato Francesco Menallo, e per il cancelliere del tribunale di Palermo Giovanni Scarpello che autenticò le firme. Le accuse erano falso e violazione della legge regionale che ha recepito il Testo Unico in materia di elezioni negli enti locali. Reati che si prescriveranno il prossimo febbraio. Per tutti la pena è sospesa.

Nuti, ex capogruppo alla Camera, nel 2012 era candidato a sindaco di Palermo. La notte del 3 aprile del 2012, quando, accorgendosi di un vizio formale nelle generalità di un firmatario, si decise di correggere l’errore e di ricopiare dalle originali tutte le firme avute fino ad allora. Si temeva di non fare più in tempo a raccogliere le sottoscrizioni necessarie, per legge, per presentare la lista.

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10 Gennaio 2020, 14:49

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