PALERMO – A volte ritornano, anche se in realtà sono rimasti sempre al loro posto. E così accade che il boss Carmelo Vetro e Giovanni Filardo, imprenditori mafiosi, mettono le mani su un cantiere pubblico.
Entrambi hanno scontato una condanna per mafia. Vetro per aver riorganizzato la famiglia mafiosa di Favara dopo l’arresto dei capi dell’intera Cosa Nostra agrigentina, Gerlandino Messina e Giuseppe Falsone. Filardo, cugino di Matteo Messina Denaro, per avere fatto parte del mandamento di Castelvetrano.
Il boss Vetro e il cantiere a Selinunte
Si sono annusati e riconosciuti e alla fine hanno fatto affari insieme. In particolare, quello sul dragaggio del porticciolo di Marinella di Selinunte, su cui qualcuno alla Regione siciliana avrebbe fatto finta di non vedere con chi aveva a che fare dietro pagamento di tangenti. È questa l’accusa della Procura di Palermo diretta da Maurizio de Lucia.
Il dirigente dell’assessorato che diede il via libera ai lavori è Giancarlo Teresi, arrestato ieri assieme a Vetro. Il funzionario Francesco Mangiapane, su cui pende una richiesta di arresto che passa dall’interrogatorio preventivo, è stato il progettista e direttore lavori.

Bisognava trasportare in discarica la posidonia stoccata di fronte al Polo tecnologico in contrada Airone a Castelvetrano. Ad aggiudicarsi la commessa fu la Aveni srl dell’imprenditore Giovanni Aveni (anche lui rischia l’arresto) che si è rivolto alla Mira srl di Matteo Filardo, fratello di Giovanni. Gli serviva un escavatore e i Filardo incassarono 21.870, pagati con una fattura emessa da un’altra ditta compiacente. La presenza dei Filardo andava tenuta nascosta. La Aveni srl avrebbe pure gonfiato i costi per ricavare i soldi destinati alla Mira.

Un giorno squillò il telefono di Aveni. “Dico c’è sempre la nostra disponibilità se vi serve qualche mezzo qualche cosa”, disse Giovanni Filardo. Detto, fatto. E così poliziotti e agenti della Dia hanno filmato i mafiosi Filardo e Vetro in un cantiere pubblico dal quale, per legge, dovevano essere banditi.
“Io preparo sia la variante, sia il certificato”, assicurava il funzionario Mangiapane quando fu necessario cambiare in corsa la cifra da impegnare perché servivano più soldi per smaltire le alghe. Un passaggio di cui Tersi aveva informato Vetro in anticipo.

