Il delitto dell’Akis |In aula le foto del luminol

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21 Giugno 2013, 23:16

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CATANIA – Si è aperta la fase dibattimentale del processo per il delitto dell’Akis, nome del luogo dove secondo gli investigatori sarebbero stati uccisi Giuseppe Spampinato e Francesco Grasso, scomparsi nel 2011, e che vede imputati per omicidio in concorso il titolare dell’agriturismo acese, Rosario Grasso e per favoreggiamento la moglie Gabriella Pappalardo e i figli Filippo e Angelo. Questa mattina nel corso dell’udienza che si celebra davanti alla Corte d’Assise di Catania, presieduta dal giudice Rosario Cuteri, sono stati ascoltati due degli investigatori chiave dell’inchiesta: Emanuele Piccirilli, comandante della seconda sezione del nucleo investigativo dei carabinieri di Catania e Lorenzo Pecorella, all’epoca dei fatti nella compagnia dell’arma di Acireale. Il pm Pasquale Pacifico con i due ha ripercorso, anche grazie alla proiezione di un dettagliato repertorio fotografico, tutta la fase delle indagini, dal 2011 fino alla svolta nel 2012, quando grazie al luminol si riuscì a localizzare le macchie di sangue delle vittime tra le mattonelle del ristorante di Grasso.

Dalla denuncia di scomparsa di Giuseppe Spampinato e Francesco Grasso nel febbraio 2011 i carabinieri visto anche il profilo criminale dei due, affiliato al Clan Laudani il primo e parente di un boss ergastolano il secondo, hanno subito pensato a un omicidio all’interno della criminalità organizzata. Le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania si sono prima concentrate nel localizzare il luogo dove i due si erano recati il giorno in cui fanno perdere le loro tracce. Grazie a un’attenta attività di intelligence i carabinieri ricostruirono una fitta rete di contatti telefonici e intercettarono una cella telefonica di Pennisi, molto vicina al b&b, a cui si erano agganciati i cellulari di Spampinato e Grasso, proprio la sera della scomparsa. L’agriturismo era quello di Rosario Grasso, posto come lo stesso imputato racconta, molto frequentato dalle due vittime e dove erano, per sua stessa ammissione, la sera in cui è avvenuto l’omicidio. Erano andati a trovarlo, secondo le dichiarazioni di Grasso, per la restituzione dell’ultima rata di un prestito di 10 mila euro.

Il pm Pacifico ha chiesto ai due carabinieri di spiegare a quel punto quale direzione avessero preso le indagini. Siccome in un primo momento agli inquirenti l’imputato dichiara che il delitto era avvenuto all’esterno dell’agriturismo: si inizia a scavare per cercare i corpi, setacciato il terreno circostante, palmo a palmo, però non si arriva a nulla. Senza cadavere non ci sono prove per parlare di un delitto, anzi per i magistrati si trattava di un caso di doppia lupara bianca. Ai due era stato dato un appuntamento all’Akis per tendergli una trappola, gli inquirenti non credono che l’omicidio sia avvenuto fuori ma anzi dentro le mura dell’agriturismo. L’intuizione di un biologo molecolare dei Ris  da una svolta alle indagini. Si decide di usare il luminol, un reagente chimico, che ha permesso di isolare vaste porzioni di sangue, invisibili ad occhio nudo, dalle pareti e dal pavimento, tra le mattonelle in cotto e su alcune pietre ornamentali nel corridoio interno al locale. Sangue dal test del dna risultato compatibile poi  con uno dei familiari delle vittime.

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A quel punto Rosario Grasso racconta una nuova versione dei fatti: i due sono stati uccisi proprio davanti ai suoi occhi e poi portati via all’interno di un’Audi. Gli assassini lo avrebbero minacciato e lui, preso dalla paura avrebbe nascosto le macchie di sangue con la pittura e avrebbe mentito agli inquirenti. Un racconto che però ancora una volta non ha convinto i magistrati, secondo cui uno degli autori del delitto sarebbe stato lui, insieme a Nicola Orazio, indagato per lo stesso duplice omicidio.

I due testi sono stati contro interrogati dall’avvocato della difesa Giuseppe Di Mauro. Nella prossima udienza continueranno gli interrogatori dei testi, potrebbero essere ascoltati gli imputati. A deporre Pasquale Pacifico ha chiamato anche il collaboratore di giustizia Giuseppe Laudani che potrebbe fornire elementi utili per ricostruire i legami tra Rosario Grasso e di uno dei due uomini assassinati, Giuseppe Spampinato, affiliato al clan.

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21 Giugno 2013, 23:16

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