Il disastro dimenticato

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01 Maggio 2010, 09:41

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di ELENA DI DIO Da quel primo di ottobre sono passati giusto sette mesi. Sono morti 31 cittadini messinesi e le loro case sono rimaste lì ferme nel tempo. Senza che nessun piano strategico possa recuparere il tempo e la memoria perduti. Dalla alluvione che ha colpito la frazione di Giampilieri, Molino e Altolia e il paese immediatamente vicino di Scaletta Zanclea è passato insieme troppo e troppo poco tempo.  Troppo poco tempo per ricucire le ferite provocate da quella tragedia ampiamente annunciata e facilmente prevedibile. E pure arginabile dopo i fatti analoghi che due anni prima fra il settembre e l’ottobre del 2007 avevano già devastato quell’area. Sempre per la potenza di fuoco che l’acqua quando cade dal cielo, ormai in questi territori, fa esplodere. Troppo tempo perché i cittadini non pretendano che la loro condizione di sfollati sia un capitolo già archiviato. Perché non chiedano con forza che le istituzioni si impegnino a “ricostruire” il loro paese. Altro che new town, i messinesi di Giampilieri è lì che vogliono restare. Nel loro paese dove la montagna deve essere messa in sicurezza, perché al di là delle polemiche delle primissime ore e delle dichiarazioni del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, sono concordi tutti: l’alluvione che l’1 ottobre del 2009 ha ucciso 31 cittadini siciliani non è stata provocata dall’abusivismo ma da un deterioramento complessivo delle condizioni orografiche di tutto il territorio siciliano che riguarda almeno il 70% di tutta la Regione. Giampilieri, però: la presidenza del consiglio dei ministri, lo scorso 15 aprile, ha disposto una ordinanza, la numero 3865, con cui si stanziano complessivamente 70 milioni di euro “per il proseguimento delle iniziative di somma urgenza da porre in essere per consentire il ritorno alle condizioni di normalità a seguito delle avversità atmosferiche verificatesi il 1° ottobre 2009″. La somma sarà recuperata “in deroga alle procedure” standard, dai fondi Par-Fas 2007-2013, a valere sulle risorse della linea d’azione 7.2 “Altri progetti di interesse regionale”. Ai 70 milioni del governo direttamente assegnati al comune di Messina vengono affiancati anche 10 milioni di euro girati al commissario delegato per l’emergenza, il presidente della Regione Raffaele Lombardo. A questi fondi del governo nazionale, proprio la Regione potrebbe aggiungere altri stanziamenti grazie all’ammissibilità concessa in commissione bilancio, proprio in questi giorni, dell’emendamento alla Finanziaria proposto dal vicepresidente dell’Ars, Santi Formica, che ha proposto uno stanziamento di 50 milioni l’anno per tre anni, da destinare ad interventi urgenti e straordinari sulle strade provinciali dissestate dagli eventi calamitosi che hanno interessato tutta la provincia. Non solo Giampilieri, quindi, ma anche San Fratello, Caronia, Sant’Angelo di Brolo, colpiti dagli eventi franosi di metà febbraio. Ci sono anche questi comuni, nell’ordinanza della presidenza del consiglio dei ministri approvata lo scorso 15 aprile. Nel provvedimento si prevede infatti che “ai proprietari di unità immobiliare adibita ad abitazione considerata principale alla data dell’evento calamitoso e andata distrutta” sia “corrisposto un contributo per la ricostruzione o la delocalizzazione fino al 70 per cento del valore, determinato tramite perizia giurata, e comunque non superiore a 150 mila euro. In caso di acquisto o ricostruzione nell’ambito del territorio comunale viene riconosciuta un’ulteriore maggiorazione pari al 30 per cento del contributo riconosciuto”.

L’articolo 5 della ordinanza dispone “l’approvazione dei progetti da parte del soggetto attuatore per la gestione organizzativa-funzionale sostituisce, ad ogni effetto, autorizzazioni e concessioni di competenza di organi statali, regionali, provinciali e comunali”. Il commissario delegato invece viene autorizzato a “rimborsare le spese sostenute dai familiari delle vittime, nel limite massimo di 1600 euro, a seguito dell’evento calamitoso per le esequie dei propri congiunti che non hanno fruito dei funerali di Stato”. L’ordinanza della presidenza del consiglio arriva dopo le polemiche scatenate dallo storno di fondi precedentemente assegnati alle aree colpite dall’alluvione di sette mesi fa. Il nuovo capo della protezione civile regionale, Pietro Lo Monaco spiega: “Solo una parte dei 60 milioni della prima ordinanza sono stati spesi per i primi interventi di emergenza. Il resto delle somme è stato impegnato, non speso. I lavori cioé sono stati progettati e appaltati, non ancora realizzati. In alcuni casi non sono ancora iniziati. Stiamo per entrare proprio adesso la fase più delicata e impegnativa per la protezione civile: la realizzazione degli interventi, che sarà certamente visibile e produrrà effetti concreti”. Sul dissesto più complessivo della zona dei Nebrodi che ha portato alla protesta del sindaco di San Fratello, Nino Sidoti Pinto che ha occupato la sala del consiglio comunale nelle scorse settimane, Lo Monaco dichiara invece: “Gli interventi che costeranno oltre 150 milioni, rientrano in un accordo di programma con il Ministero dell’Ambiente. La Regione impegnerà i 160 milioni di euro destinati al PAI, il piano dell’assetto idrogeologico. Altri 160 milioni saranno garantiti dal Ministero”.E loro i cittadini sfollati come vivono a sette mesi di distanza dall’alluvione: “In duecento sono ancora in albergo –  spiega Maria Calafiura, animatrice del comitato “Insieme per non dimenticare”- altri 600 sono in alloggi di fortuna e gli altri, circa 700 sono tornati nelle loro case dopo che Genio civile e protezione civile hanno stilato la famosa mappa delle aree a rischio con le indicazioni delle zone rosse o gialle a seconda del grado di pericolosità”. La metà, quindi degli sfollati resta nella stessa condizione e deve anche fronteggiare una nuova urgenza. Proprio giovedì 29 aprile è scaduta l’ordinanza di evacuazione che non è stata rinnovata. Se non si provvederà ad una nuova redazione, i cittadini che vivono negli alberghi saranno costretti a lasciare gli hotel senza sapere dove vivere. “Per  noi i problemi – continua la Calafiura – sono comunque gravi. Ci sono proprietari di immobili che si rifiutano di firmare contratti d’affitto con gli sfollati e nemmeno con il comune temendo l’inadempienza degli uni e degli altri. Tutto questo mentre gli unici lavori effettivamente partiti sono quelli nella frazione di Giampilieri, dove sono stati abbattuti alcuni fabbricati e a macchia di leopardo si sta provvedendo a mettere in sicurezza il vallone”. Infine la new town. Al suo arrivo a Messina nell’immediatezza del nubifragio di ottobre, il premier Berlusconi aveva promesso la delocalizzazione di Giampilieri e degli altri paese colpiti. Via via l’idea ha subito trasformazioni anche a causa del generalizzato dissenso da parte dei cittadini (“Non tutti e non noi” commenta però la Calafiura, ndr), fino ad arrivare a ipotizzare la costruzione di una nuova città “transitoria”, ovvero case da destinare agli sfollati per il periodo necessario alla messa in sicurezza delle aree dove insistono le loro abitazioni.

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