“Raciti non detta l’agenda al governo | Le sue parole senza conseguenze”

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16 Settembre 2014, 18:00

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PALERMO – E adesso, un po’ a sorpresa, il presidente Crocetta cerca una “sponda” in parlamento. “Nessun fattore esterno può condizionare le istituzioni”, è questa la frase che il governatore rivolge oggi ai parlamentari, nei corridoi di Palazzo: “Ricordiamoci – aggiunge – che noi siamo stati eletti dal popolo”. Il riferimento, ovviamente, non è affatto casuale. Fausto Raciti, il segretario del Pd che ha annunciato di togliere il sostegno al governo e anche di volerne discutere con i partiti alleati, è un “fattore esterno”, appunto. “Raciti ha convocato un vertice di maggioranza? Ma non ha detto di essere fuori dalla maggioranza? Mi pare un po’ surreale…”.

Una dichiarazione che fa il paio con l’ironia di ieri: “Raciti chi?” ha risposto sarcasticamente di fronte ai cronisti che gli chiedevano una replica sulle parole del leader democratico. “Quando ho usato quella frase – specifica oggi Crocetta – volevo solo dire che non avevo compreso bene ‘quale’ Raciti parlasse: parlava insomma come segretario regionale o come capocorrente?”. Già, perché sul punto, Crocetta non ha dubbi: “Quella presa di posizione è stata decisa da Crisafulli e Cracolici, come se non lo sapessi…”. Fattori esterni, in un certo senso.

Così, mercoledì prossimo il presidente sarà chiamato a riferire in Aula sulle vicende più recenti che hanno investito il suo parlamento, ma “anche i capigruppo hanno deciso che i fattori extraistituzionali non entreranno nel dibattito. Mi sembra giusto – ha detto Crocetta – riferire sui fatti che hanno portato alle ‘dimissioni’ dell’assessore Sgarlata e al click day. Nessun’altra questione sarà invece oggetto di quel dibattito. I capigruppo e il governo non si fanno certo dettare l’agenda da chi non fa nemmeno parte di questo parlamento”. E ci risiamo. Anche perché Crocetta manifesta una certa sicurezza, ha persino voglia di scherzare: “Contraccolpi nel governo dopo le parole di Raciti? Nessuno. Gli unici problemi di cui soffro al momento sono quelli che riguardano il mio ginocchio”, aggiunge il presidente che si aiuta con una stampella. “Un dolore che ho dovuto celare, ieri, durante la visita di Renzi. Di fronte al premier non mi sembrava giusto presentarmi con una stampella”.

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Ma di stampelle metaforiche, invece, il governatore afferma di non avere bisogno. “Non credo che ci saranno problemi con i numeri in Aula, il mio governo sta lavorando e presto arriveranno in Aula provvedimenti essenziali come il Testo unico per le attività produttive o il disegno di legge sulla semplificazione. Sono fiducioso”.

Ovviamente, però, prima bisognerà risolvere il “caso Sgarlata”. E le parole di Raciti tornano ancora al centro del problema: “La rottura operata dal segretario regionale – dice Crocetta – non consente di lavorare a una soluzione che preveda una discussione più generale, complessiva. Pazienza – aggiunge il governatore – lavoreremo a una soluzione innovativa”. Crocetta poi ha glissato sulla possibilità che il nome “giusto” fosse di Giovanni Giuca, ex sindaco di Rosolini.

Ma il tema del “rimpasto” appare ancora vivo, seppur sullo sfondo. “La deliberazione della segreteria regionale prevedeva di rivedere la delegazione del Pd in giunta? Credo che con le sue parole – spiega Crocetta – Raciti abbia infranto quel deliberato. Per il resto, non credo sia lui l’unico referente del Pd in Sicilia. Non dimentichiamo, ad esempio, che Davide Faraone è un componente della direzione nazionale”. Una cosa è certa. Di quella giunta, come aveva proposto provocatoriamente qualche tempo fa Fabrizio Ferrandelli, non farà parte Fausto Raciti: “Lui in giunta? Forse – conclude Crocetta – solo se ci trovassimo in Unione sovietica”.

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16 Settembre 2014, 18:00

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