"Il nostro campione", le tangenti per gli appalti e la metro di Roma

“Il nostro campione”, le tangenti per gli appalti e la metropolitana di Roma

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Giancarlo Teresi filmato nel suo ufficio
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"Trenta ce ne ha portati... e venti noi e sono cinquanta", così parlava Carmelo Vetro

PALERMO – “Trenta ce ne ha portati… e venti noi e sono cinquanta senza scuttati”, diceva Carmelo Vetro, facendo riferimento alle tangenti che assieme ad un altro imprenditore, Giovanni Aveni, avrebbero consegnato al dirigente regionale Giancarlo Teresi e al funzionario Francesco Mangiapane dell’assessorato regionale alle Infrastrutture.

Vetro e Teresi sono stati arrestati, sugli altri due il giudice per le indagini preliminari deve sciogliere la riserva dopo averli interrogati.

“Il nostro campione” e la metro di Roma

“Il nostro campione”, così Vetro e Aveni si riferivano a Teresi mentre rientravano in auto dal cantiere di Marinella di Selinunte, uno degli appalti pubblici su cui avevano messo le mani. Ed è sulle commesse che si indaga per ricostruire la rete di interessi del mafioso di Favara Vetro e di altri “fratelli” massoni come lui.

Vetro e Teresi aveano raggiunto un livello tale di confidenza che nelle intercettazioni il boss-imprenditore raccontava i segreti di famiglia al dirigente: “Mio padre faceva questo stesso lavoro… un uomo della Democrazia Cristiana aveva gli uffici a Milano ha sempre lavorato fuori, poi è morto nel 2008 a 54 anni… quindi poi noi abbiamo iniziato a fare le gare in Sicilia qualcuna l’abbiamo vinta… e quindi abbiamo fatto noi la metropolitana a Roma l’ultimo lavoro fuori alla Sicilia è stata la metro C di Roma… lotto 35… quando mio fratello poi ha iniziato a fare smaltimento rifiuti ci siamo concentrati sui rifiuti anche perché dopo il lotto 35 abbiamo avuto un periodo di stallo senza lavori però avevamo questa degli smaltimenti”.

Gli interrogatori

Vetro e Teresi sono stati arrestati. Altri indagati rischiano gli arresti domiciliari. Sono stati interrogati venerdì scorso Salvatore Vetro, fratello di Carmelo, il funzionario regionale Francesco Mangiapane e gli imprenditori Antonio Lombardo e Giovanni Aveni. Quest’ultimo era interessato all’accreditamento di una società di servizi con l’Asp di Messina, vicenda per la quale sarebbe entrato in gioco il manager della sanità Salvatore Iacolino.

Vetro e Lombardo, difesi dall’avvocato Giuseppe Barba, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Mangiapane e Aveni, invece, hanno risposto. “Confidiamo nella giustizia”, si limita a dire l’avvocato Mario Passalacqua che assiste il funzionario.

Tangenti e favori

“Io preparo sia la variante, sia il certificato”, assicurava Mangiapane che era il direttore dei lavori dell’appalto per il trasporto della posidonia raccolta nel porticciolo di Selinunte e stoccata nell’area del Polo Tecnologico. Il funzionario si rivolgeva a Giovanni Aveni. Ad un certo punto, però, Teresi aveva deciso di non coinvolgere più Mangiapane perché – annotano gli investigatori – “non era spregiudicato” come loro. Aveni si rammaricava per il “fatto che già a lui glieli ho dati”. Secondo i pm, parlavano di tangenti già pagate e che forse avrebbero potuto evitare di sborsare.


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