PALERMO – “Mentre facevamo servizio con un mio collega e aspettavamo l’autorità, smanettavamo con i telefonini, caddi nel profilo Facebook di questa coppietta monella… c’era il numero di telefono…”. Così Dario Pandolfini, poliziotto dell’ufficio scorte, racconta come ha conosciuto la baby squillo. Ammette di averla incontrata, ma nega di avere fatto da tramite fra la minorenne e altri clienti a differenza di quanto gli viene contestato dai magistrati.
Si trova agli arresti domiciliari. L’undici maggio scorso si presenta davanti al giudice per le indagini preliminare Lorenzo Matassa, alla presenza del pubblico ministero Claudio Camilleri e accompagnato dal suo legale, l’avvocato Marcello Montalbano. Dal suo racconto emerge certamente un mondo popolato di gente che cerca emozioni forti. I social network sono territorio di caccia per gli incontri sessuali. Il pm e i poliziotti della sezione reati contro i minorenni della Squadra mobile sono convinti che siamo di fronte ad un giro di prostituzione. La minorenne, nel 2014 aveva sedici anni, sarebbe stata costretta a vendere il proprio corpo da Dario Nicolicchia, pure lui finito in manette. Poi, alcuni clienti, tra cui Pandolfini, sarebbero diventati dei mediatori per incontri con altre persone. Una catena del sesso che avrebbe coinvolto una quarantina di soggetti, tra cui stimati professionisti, avvocati e medici.
Su Facebook Pandolfini trova la foto della ragazza che “aveva il décolleté di fuori… contattai questa coppietta e mi vidi con il ragazzo… in via Malaspina… vicino il bar Recupero… lui si presentò a me Walter e io Francesco, avvocato…”. Poi si spostano in un appartamento di via Pietro Nenni: “… gli ho dato un appuntamento per il pomeriggio dove io ho un’abitazione… sono arrivati con la macchina e sono entrarti dal cancello…”. Pandolfini non aveva visto prima di allora il volto della minorenne. La fotografia su Facebook mostrava solo il corpo. Ma si fidava di Nicolicchia: “Mi disse che era una bella ragazza… che c’erano cinque sei uomini che le andavamo dietro… in discoteca…”. La coppia monella arriva in auto: “Allora io mi sono presentato Francesco 45 anni, lui Walter 28 anni, e lei Naomi 19 anni”.
Per quale ragione ci si dovrebbe presentare dicendo subito l’età? Circostanza strana che non convince né il giudice, né il pm. Pandolfini taglia corto: non si è accorto che Naomi, così si faceva chiamare, era poco più che una bambina. Non ha avuto dubbi sulla sua età, “neppure per un microsecondo”. E per dimostralo spiega quando la vide era “alta, tacchi di 12 centimetri, truccatissima… capelli vamp… vestiti osé… minigonna… tutta truccata…. vestita provocante…. dimostra diciannove anni… siamo saliti a casa mia… loro si sono spogliati….”. I
l racconto scende nei particolari. Pandolfini ammette anche di avere dato duecento euro alla ragazza. Guai a pensare, però, che si trattò di un pagamento: “… non ho pagato…. gli ho fatto un regalo… non c’era una situazione commerciale sotto… io regalai queste duecento euro… la seconda volta cento euro… mi è venuto spontaneo di regalargliele…”. E il collega dell’ufficio scorte a cui, secondo l’accusa, avrebbe presentato la ragazza? “… io l’ho saputo dopo quattro giorni di sua iniziativa che c’era stato…”. Insomma, lui non fece da tramite.

