Armao, perquisizioni negli uffici della presidenza della Regione

Armao, perquisizioni negli uffici. “Parole chiave”, “corsie preferenziali”

Gaetano Armao
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La squadra mobile di Palermo al lavoro. Cosa cercano pm e poliziotti

PALERMO – I poliziotti della squadra mobile di Palermo hanno perquisito anche gli uffici della presidenza della Regione Siciliana, in piazza Indipendenza, dove Gaetano Armao lavorava come consulente del governatore Renato Schifani fino al giorno in cui ha saputo di essere indagato per corruzione. Si è infatti dimesso.

Per l’avvocato e professore universitario la Procura chiede l’arresto in carcere. Deciderà il giudice per le indagini preliminari dopo gli interrogatori preventivi dei nove indagati.

Le perquisizioni hanno riguardato anche gli studi e le abitazioni, a Roma e Palermo, dell’ex assessore ed ex vicepresidente della Regione.

Nel decreto di perquisizione e sequestro probatorio i pubblici ministeri Eugenio Faletra, Alessandro Macaluso e Andrea Zoppi, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Francesca Mazzocco, parlano di “realizzazione di un modulo operativo stabile, riconoscibile e reiterato nel tempo”.

Le accuse della Procura

Secondo l’accusa Gaetano Armao, avrebbe gestito “i propri rapporti illeciti con diversi imprenditori dissimulando, grazie all’intermediazione di Pietro Luigi Matta (pure lui avvocato ndr), la natura corruttiva delle utilità economiche ricevute”.

Armao è stato filmato e fotografato mentre riceveva dei soldi. Per l’accusa erano tangenti. “Avrò modo di dimostrare che si tratta di un’imputazione provvisoria priva di fondamento”, ha replicato Armao.

Di avviso opposto i pm, i quali sono convinti che “non si tratta di relazioni opache, ma di una struttura relazionale consapevolmente organizzata in modo da frapporre fra il pubblico agente, destinatario finale dell’utilità, e l’imprenditore conduttore, un soggetto formalmente terzo, incaricato di assicurare tanto la schermatura esterna dell’accordo quanto la sua ordinata esecuzione sul piano pratico ed economico”.

In pratica Armao “si sarebbe servito di Pierluigi Matta facendo ricorso a fittizi contratti di consulenza professionale”.

Cosa avrebbe offerto Armao in cambio del denaro? “Corsie preferenziali presso i competenti organi della Regione Siciliana (Commissione tecnica specialistica, Dipartimento dell’energia e dipartimento dell’Ambiente presso l’assessorato regionale al Territorio e ambiente)”.

E cioè i luoghi dove si prendono le decisioni che riguardano le autorizzazione per gli imprenditori che investono nelle energie alternative.

Alla luce delle indagini, i cui contenuti non si conoscono ancora nel dettaglio, i pubblici ministeri sottolineano che “Matta non parla come professionista che illustri il contenuto di un proprio incarico, non negozia l’oggetto di una consulenza, non prospetta attività tecniche future, non specifica contenuti di un rapporto specialistico da offrire a Zancla o alle sue aziende”.

Il capitolo cure palliative

Luigi Zancla, pure lui sotto inchiesta, gestisce la Onlus “S.a.m.o.” che si occupa di cure palliative, avrebbe pagato seimila euro ad Armao attraverso una consulenza a Matta. Nella sua veste di esperto del governatore Schifani, Armao avrebbe convocato a Palazzo d’Orleans Salvatore Iacolino, direttore generale del Dipartimento della pianificazione strategica dell’Assessorato alla Sanità, “affinché — recita il capo d’imputazione — non si desse corso agli atti esecutivi del decreto dell’assessore alla Sanità in tema di ampliamento degli accreditamenti”.

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Grazie alla presenza di Matta “la fase economica dell’intesa illecita” avrebbe ricevuto “una veste formalmente lecita”.

I poliziotti della sezione reati contro pubblica amministrazione della Mobile, guidata dal dirigente Antonio Sfameni, sono stati incaricati di analizzare file e documenti anche attraverso la ricerca di parole chiave. L’elenco è lungo è dimostra quando ampio sia lo spetto delle indagini: “Fatture”, “consulenza”, “valutazione impatto ambientale”, “commissione tecnica specialistica”, “decreto”, “dirigente”, “Iacolino”, “Faraoni” (ex assessore regionale alla Sanità), “presidenza”, “Schifani”, “tavolo tecnico”, “seduta”, “cure palliative”, “rifiuti”. Ovunque spunti una di queste parole i documenti, una volta individuati, dovranno essere analizzati nel dettaglio. Una mappatura digitale per scoprire per ricostruire i rapporti fra gli indagati e scovare altre presunte tangenti.


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