PALERMO – Perquisizioni a casa, nello studio legale e all’assessorato regionale al Territorio e ambiente dove fino ad agosto scorso Gaetano Armao ha lavorato come presidente della Commissione tecnica scientifica che si occupa delle autorizzazioni per gli impianti fotovoltaici ed eolici.
La Procura della Repubblica di Palermo chiede l’arresto, in carcere, del noto professionista, docente universitario, ex assessore regionale e vicepresidente della Regione. L’ipotesi è pesantissima: corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio. Sarebbe stato ricostruito un giro di tangenti.
I poliziotti della squadra mobile guidata da Antonio Sfameni stanno contestualmente notificando ad Armao un invito a comparire per rendere l’interrogatorio preventivo davanti al giudice per le indagini preliminari. Da qui la necessità di eseguire le perquisizioni per evitare che la discovery delle indagini facesse disperdere eventuali prove.
Ad agosto 2023 la giunta guidata dal presidente Renato Schifani ha scelto Armao per guidare la nuova Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale.
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Un profilo di spessore quello di Armao che aveva sfidato Schifani per la corsa alla presidenza della Regione. Lo stesso Schifani che, confermandogli la stima professionale, lo ha scelto come consulente per i rapporti con Bruxelles e con il governo nazionale per i fondi extraregionali. L’obiettivo della nuova Cts era snellire le pratiche degli imprenditori che volevano e vogliono investire in Sicilia, troppo spesso impantanate nella burocrazia. Ed in questo contesto ma non solo che sarebbe avvenuto il pagamento di tangenti.
I nomi degli altri 9 indagati
Sotto inchiesta, oltre ad Armao, sono finite altre 9 persone. Si tratta di Giuseppe Argirò, nato a Ventimiglia, Benedetta Veruska Costanzo di Catania, Giuseppe Geremia Lombardo, deputato regionale del Mpa e nipote dell’ex governatore Raffaele Lombardo, Mario Lupo di Palermo, Marco Gentile Malacarne, nato ad Aosta, Luigi Pietro Matta, di Palermo, Sergio Vella, nato ad Agrigento e Luigi Zancla di Castroreale, in provincia di Messina. Anche per loro il procuratore Maurizio de Lucia e l’aggiunto Francesca Mazzocco chiedono l’applicazione di una misura cautelare che prima, però, deve passare al vaglio del gip con gli interrogatori preventivi. Per Marta è stato chiesto il carcere, mentre per gli altri indagati i domiciliari.




