L’omicidio di Enzo Fragalà | Scarcerazioni confermate

di

04 Giugno 2014, 06:06

2 min di lettura

PALERMO – Respinto il ricorso della Procura. Restano liberi due indagati per l’omicidio dell’avvocato Enzo Fragalà. Il Tribunale della libertà, presieduto da Giacomo Montalbano, ha confermato, con due distinti provvedimenti, l’annullamento della misura cautelare per Salvatore Ingrassia e Antonino Siragusa. Sono difesi dagli avvocati Rosanna Vella ed Enzo Giambruno. Per il terzo indagato, Francesco Arcuri, anche lui scarcerato nei mesi scorsi, la Procura non aveva fatto ricorso.

Le decisioni affondano le radici nelle crepe dell’impianto accusatorio. In particolare, della prova principe. Poco prima del delitto, commesso sotto lo studio dell’avvocato, in via Nicolò Turrisi, la sera del 23 febbraio 2010, le cimici captarono tre voci che gli investigatori identificarono con quelle di Arcuri, Ingrassia e Siragusa. “Na ‘dda banna na strata unni si scinni”, avrebbe detto Siragusa, descrivendo l’ingresso del garage dove Fragalà è stato assassinato. “Ca ma fari … pustiu?”, avrebbe chiesto Arcuri, svelando, a detta dell’accusa, il suo compito: si doveva appostare e colpire. Poi i tre discutevano di mezzi di trasporto in dialetto palermitano. Ingrassia: “…poi a bieniri chiddu”. Siragusa: “Picchi cu quali muturi a bieniri tu”. Arcuri: “…cu u scarabeo”. Siragusa: “… noooo”. Arcuri: “Comu faciti si chiddu a ghiccari poi u muturi … chi fa…. ninni iamu tutti tri ca machina?”. Siragusa: “Noooo viniemu tutti rui ca machina… iddu poi tu ri porti u muturi e iddu sinni veni cu mia…”. Ingrassia: “sì u muturi stava ca”. Quindi la frase chiave dell’intercettazione. L’avrebbe pronunciata Siragusa. “… ancora chiddi unn’eè cuntu ca s’annu arricugghiutu cu u cuoso i lignu… viri se è ca”.

Le certezze investigative, però, sono crollate sotto il peso delle perizie. “La comparazione della voce presente nell’intercettazione con la voce di Arcuri non è stata possibile a causa della durata insufficiente del segnale”, conclusero gli esperti nominati dal giudice per le indagini preliminari, dopo che una consulenza chiesta dall’avvocato Filippo Gallina aveva minato l’impostazione accusatoria. Pochi secondi appena non potevano bastare a confermare o escludere che la voce registrata fosse quella dell’indagato. Un risultato che cozzava con quanto stabilito dagli esperti del Ris dei carabinieri secondo cui, invece, c’era un principio di compatibilità tra la voce registrata dalle microspie e quella dell’arrestato.

Articoli Correlati

Crollate le certezze su Arcuri, indicato come colui che avrebbe materialmente ucciso il penalista a colpi di bastone, sono caduti i gravi indizi anche per Siragusa e Ingrassia, indicati come coloro che offrirono l’appoggio necesario ad Arcuri per entrare in azione.

Non è tutto perché l’avvocato Vella si rivolse ad un luminare dell’Università di Bari, il quale concluse che, sovrapponendo le immagini dell’uomo ripreso a pochi passi dal luogo del delitto e Ingrassia, veniva fuori una differenza di dieci centimetri. Da qui la scarcerazione. Ora confermata la Tribunale della libertà.

Pubblicato il

04 Giugno 2014, 06:06

Condividi sui social