Influenza in Sicilia: sintomi, rischi e cure

Influenza in Sicilia: sintomi, rischi e cure

Un paziente è morto, cosa dicono gli esperti

PALERMO – L’influenza K ha messo a dura prova i pronto soccorso siciliani, dei tre pazienti ricoverati in Ecmo a Catania, uno ha perso la vita. Ecco sintomi e rischi del virus in circolazione.

Influenza k: ecco i sintomi

“Febbre molto alta 39, 40 gradi – spiega Carmelo Iacobello, direttore di Malattie infettive del Cannizzaro di Catania – tosse importante che si protrae per molte settimane dopo la fine del processo acuto e la presenza di una mucosità notevole delle prime vie aeree con l’interessamento dell’apparato digerente”. E ancora, polmoniti interstiziali che hanno portato all’occupazione di una parte del reparto di Malattie infettive non solo del Cannizzaro.

Il professore Antonio Cascio del Policlinico di Palermo conferma che la variante K sta circolando maggiormente e parla delle “complicanze tromboemboliche,infezioni batteriche per le persone fragili, il rischio è di un infarto, un ictus perché il sangue tende a coagulare di più”.

L’allarme per i soggetti fragili

Rischio di ictus e infarto, bisogna mantenere alta l’attenzione per i soggetti fragili, “anche se sono stati vaccinati”, precisa Iacobello, “perché il loro sistema immunitario non è così efficace nel produrre una risposta immunitaria valida. Abbiamo anche gli antivirali diretti, quelli che abbiamo sperimentato con il covid li possiamo somministrare con l’influenza, grazie a una molecola che ha una efficacia importante. Ma bisogna agire precocemente, subito dopo il contatto con un soggetto contagiato”.

Il consiglio

Iacobello non ha dubbi: “Quando il quadro diventa serio, dovremmo comportarci come quando c’è stato il Covid, dotarci di un saturimetro, che serve per le problematiche infettivologiche e considerare il 92% come punto di partenza per avviare il paziente al pronto soccorso. È inutile andarci con la febbre alta, senza insufficienza respiratoria si creano solo sovraffollamenti”.

Le cure

“La polmonite batterica – spiega Cascio – di solito insorge dopo 7 giorni, l’antibiotico bisogna darlo non all’inizio, ma solo dopo il peggioramento. Dopo i primi sintomi bisogna bere molta acqua, assumere minestrine e succhi di frutta”.

Tachipirina? Non bisogna esagerare. “La temperatura alta – sottolinea Cascio – uccide il virus, la tachipirina potrebbe essere non necessaria tranne dopo il superamento dei 38,5 gradi di temperatura”. Quando, allora, bisogna andare in pronto soccorso? “Solo – risponde Cascio – se il paziente si sente particolarmente sofferente o se è ha difficoltà a respirare o affanno. Bisogna fare esami del sangue e una tac o radiografia, può servire ossigeno o antivirali”

E Iacobello concorda: “Sì agli antinfiammatori, sono molto polemico con la tachipirina, è un farmaco importante, ma ha tossicità che nei soggetti fragili possono rivelarsi”.

Influenza, perché preoccupa la variante K

“Il ceppo K non è di per sé più aggressivo, ma la sua pericolosità risiede nella sua capacità di eludere l’immunità pregressa della popolazione”, ha spiegato a “La Repubblica” Ivan Gentile, professore ordinario di Malattie infettive e direttore del Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia della Federico II.

L’infettivologo ha aggiunto che “la variante K è un ceppo influenzale che ha subito un numero di mutazioni importante rispetto al ceppo presente nel vaccino. Essendo un sottogruppo dell’H3N2, un virus che è circolato meno negli anni scorsi, la popolazione generale potrebbe avere una minore immunità residuale dalle infezioni passate”.

“Questo vuol dire che potrebbe esserci come è successo già in alcune parti del mondo un picco anticipato e, in generale, un picco più alto relativamente al numero di infezioni”, ha concluso.

Pregliasco: “Trend in salita, vaccino fondamentale”

“Il trend è in salita – ha rilevato Fabrizio Pregliasco all’Adnkronos – Di sicuro l’effetto del freddo di questi giorni lo si vedrà nelle prossime settimane”. “Rimangono confermate le attese di una stagione influenzale pesante”, ha aggiunto il direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università Statale di Milano.

“Quindi è davvero fondamentale la necessità del richiamo vaccinale – ha concluso il direttore sanitario dell’Irccs ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano – Per l’influenza, ma anche per il Covid, anche se ormai la vaccinazione anti Sars-CoV-2 è tristemente fuori moda”.

A Catania, un paziente è morto: era stato contagiato dall’influenza k.


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