Ipab Bonaventura, vinto ricorso| La cooperativa dovrà lasciare - Live Sicilia

Ipab Bonaventura, vinto ricorso| La cooperativa dovrà lasciare

In attesa dell’esito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Catania, il giudice ha accolto il ricorso dell’ex opera pia giarrese contro la cooperativa Ambiente e Benessere.

L'inchiesta
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CATANIA – Un nuovo capitolo si aggiunge alla vicenda giudiziaria legata al patrimonio dell’Ipab Bonaventura di Giarre. Mentre è ancora aperta l’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza della Compagnia di Riposto e coordinata dai sostituti procuratori di Catania Angelo Busacca e Alessia Minicò, sulle presunte irregolarità nella gestione dei beni dell’ex opera pia, il giudice della quinta sezione civile del Tribunale di Catania Mario Accardo ha disposto l’immediato sgombero dei locali occupati dalla cooperativa Ambiente e Benessere di Mascali in uno degli immobili di proprietà dell’ex opera pia.

A novembre il legale Giovanni Sciangula, su mandato del commissario straordinario dell’Ipab Bonaventura Salvatore Jervolino, aveva presentato un ricorso in via cautelare ed urgente per ottenere l’immediato rilascio di alcuni locali del palazzo di via Alcide De Gasperi a Giarre. Un ricorso fondato sulla presunta inefficacia del contratto di locazione stipulato nel giugno del 2013 tra il precedente commissario straordinario della Bonaventura, Maurizio Murabito, e la cooperativa mascalese.

Le funzioni di Murabito, nominato per sei mesi dall’assessorato regionale della Famiglia, erano già scadute. Non solo. Nessuna gara ad evidenza pubblica sarebbe stata avviata e i contratti di locazione non sarebbero stati registrati, come previsto dalle norme, all’Agenzia delle Entrate. Irregolarità precedentemente denunciate alla Procura di Catania e alla Corte dei Conti dall’attuale commissario Jervolino, pochi mesi dopo il suo insediamento.

L’urgenza del ricorso è stata motivata con la necessità di consentire all’Ipab di tornare ad usufruire dei beni di proprietà per perseguire i fini socio assistenziali previsti dal proprio statuto. Non così per il legale Mario Leotta, nominato dalla cooperativa Ambiente e Benessere, che nel corso dell’udienza aveva contestato, tra l’altro, la procedura d’urgenza per il mancato pericolo né di un pregiudizio imminente, né di un danno irreparabile.

Ma nel provvedimento il giudice Mario Accardo ha invece ritenuto sussistente il periculum in mora. “Siamo soddisfatti – dichiara a LiveSiciliaCatania l’avvocato Giovanni Sciangula – perché il tribunale ha ritenuto il ricorso fondato. L’omessa registrazione del contratto di locazione è stata ritenuta fondamentale. Il giudice ha anche riconosciuto – prosegue il legale – l’urgenza del ricorso sia per i fini istituzionali che l’Ipab Bonaventura intende perseguire sia per la necessità di compiere interventi all’edificio già danneggiato da copiose infiltrazioni d’acqua piovana”.

Entro dieci giorni dalla notifica del provvedimento la cooperativa Ambiente e Benessere dovrà lasciare i locali. “La cooperativa non aveva alcun titolo per occuparli – commenta il commissario straordinario Salvatore Jervolino – Finalmente è stata ripristinata la legalità. Adesso potremo finalmente avviare quel percorso di rilancio dell’ente, dando il via, come da statuto, ad attività assistenziali in favore di donne e minori. Adesso attendiamo la prossima udienza al tribunale, oltre all’esito delle indagini avviate dalla Procura di Catania e dalla Procura regionale della Corte dei Conti”.

Contattato telefonicamente il legale della cooperativa Ambiente e Benessere, Mario Leotta, si limita ad una precisazione. “Questo procedimento urgente è relativo solo ad una porzione dell’immobile di via De Gasperi – spiega l’avvocato Leotta – effettivamente non utilizzata dalla cooperativa. Si tratta dei locali ubicati al piano superiore dell’edificio. Le attività della cooperativa proseguono al piano terra dell’immobile”.

Lo sgombero dei restanti locali sarà al centro della prossima udienza, fissata al 30 gennaio. Il legale Claudio Trovato, nominato dall’Ipab Bonaventura, ha chiesto alla cooperativa Ambiente e Benessere anche un’indennità pari a circa 6800 euro mensili, a partire dall’ottobre 2012 e fino al rilascio dei locali, a titolo di indennità per illegittima detenzione, e un maxi risarcimento pari a 100mila euro. La battaglia legale è appena iniziata.

 

 

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