Italiaonline, tagli al personale | In 12 in cassa integrazione

Italiaonline, tagli al personale | In 12 in cassa integrazione

I sindacati annunciano battaglia. Il Comune: "Aprire un confronto per tutelare l'occupazione"

PALERMO – Un taglio netto: Italiaonline, il primo colosso multimediale totalmente made in Italy, rade al suolo il suo organico palermitano mettendo in cassa integrazione a zero ore 12 dipendenti su 16. Continua la ristrutturazione della prima internet company italiana dopo la fusione con Seat Pagine Gialle dello scorso giugno. A livello nazionale sono settecento lavoratori, su un totale di mille, che rischiano di finire in cassa integrazione straordinaria, destino che oggi si è abbattuto sui dipendenti della sede siciliana.

Una rivoluzione che sembra consumarsi sulle spalle dei lavoratori e sulla quale intervengono sindacati e amministrazione comunale: “Ci stranizza come un gruppo in crescita e di successo, come Italiaonline ridimensioni la propria presenza nel paese e nella nostra città – dichiarano il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e l’assessore alle Attività produttive Giovanna Marano – Proprio per le sue peculiarità aziendali avremmo voluto discutere con il gruppo di sviluppo e crescita nel nostro territorio e ci sorprende un ridimensionamento così pesante”.

Una tempesta che non riesce a placarsi nonostante i tentativi da parte dei sindacati e anche delle istituzioni: è saltato proprio pochi giorni fa un tavolo tecnico con il ministero dello Sviluppo economico. Lavoratori e associazioni di categoria di Palermo non mollano e promettono di dare battaglia: “E’ inaccettabile per un’azienda in ascesa, che ha avuto un capitale da 35 milioni di euro e si occupa di tecnologia – dichiara il segretario provinciale Slc Cgil Maurizio Rosso – Non riusciamo a capire come si intenda depauperare una realtà di questo genere e non si lavori invece per trovare una soluzione con il sindacato, la Regione e il Comune per salvare l’occupazione in un settore in espansione. Siamo basiti che si proceda verso la chiusura della sede che resterà a livello di mera testimonianza”.

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