La manovra di Crocetta non c’è più | Spunta la maggioranza d’opposizione

di

31 Luglio 2014, 16:35

4 min di lettura

PALERMO – Il caos è dipinto dal forbito intervento del deputato Beppe Picciolo. “Sostengo il governo, quindi attacco il governo, facciamo come dice l’opposizione”. Oggetto degli strali del parlamentare che fu Pd, Mpa e adesso siede tra le fila dei Drs di Cardinale è in particolare l’assessore alla Funzione pubblica Patrizia Valenti. Il tema è quello della “tassa” alla pensioni dei regionali. E in effetti, in quel momento, quella che arriva in Aula è appena la quinta (!) riscrittura della norma voluta dal governo. La quinta. Le altre? In sintesi, l’iter degli interventi: correggi le moltiplicazioni, già che ci sei correggi le addizioni, togli il comma uno, rimetti il comma uno, sistema qualche strafalcione grammaticale. Anche se qualcuno magari dirà che le due “b” di subbordine saranno un omaggio alla bellezza di Brigitte Bardot.

No, la Francia non c’entra. Se non fosse per qualche “francesismo” che rimbalza dall’Aula, dove il presidente di una commissione chiede: “Ma chidda unn’è?”. Chidda, pare sia una delle “assessoresse” del governatore. Che durante la seduta non si vede. Nemmeno quando bocciano un articolo tanto caro soprattutto dalle parti di Termini Imerese. Ma questa è un’altra storia.

Picciolo, dicevamo. Eccolo il suo attacco alla giunta: “Il governo ha poche idee ma confuse. Io rappresento la maggioranza che sostiene il governo. Direi di fare come ha suggerito l’onorevole Formica”. Anche qui le idee, però, non sembrano chiarissime. Per farla breve, un deputato di maggioranza ha attaccato il governo sostenuto dalla sua maggioranza sposando la tesi di un deputato di opposizione. “Il governo mi spieghi – ha persino tuonato Lino Leanza – se vuole che votiamo contro. Perché possiamo pure votare contro”. Mentre Totò Lentini, focoso esponente della maggioranza, ammette di essere d’accordo con la proposta del ribelle Panepinto, ma di non essere d’accordo con quanto afferma Panepinto. Gli equilibri, insomma, sono saltati. E in effetti, oggi, l’Aula è più liquida che mai. Come il mare davanti a Termini Imerese, appunto. Dove saranno giunte già le notizie della soppressione dell’articolo 19. Quello che abolisce i finanziamenti per la società Interporti (e anche per il Mercato agro alimentare, ma questa è storia che interessa più alla Catania di Sala d’Ercole).

Una cancellazione frutto della decisione di una parte del Partito democratico di chiedere il voto segreto in Aula. Nonostante la difesa accorata del presidente della Regione. Che aveva persino provato a spegnere l’ira dei cuperliani proponendo un emendamento che vincolava l’erogazione dei quelle risorse a un fantomatico piano industriale per ripianare gli sprechi creati dalle vecchie gestioni. No, nemmeno quello ha placato la “maggioranza” di Crocetta. In 41 su 69 hanno bocciato l’articolo tanto caro al presidente e a qualche influente sponsor del governo. E tra quei 41, ovviamente, tantissimi esponenti dei partiti che sostengono il governo. Cioè dell’opposizione. Chiaro, no?

Articoli Correlati

“Cose del genere le ho viste solo all’asilo nido”, commenta tra i corridoi e il bagno un influente esponente del centrodestra. Mentre addirittura in Aula un altro big della minoranza come Toto Cordaro prende le difese del governatore, chiedendo al Pd di lasciare fuori da Sala d’Ercole le proprie questioni personali. “Di rimpasto parlate da domani”.

Ma intanto, un dato c’è. La Finanziaria di Crocetta non esiste più. E l’abolizione dell’articolo sugli Interporti e il Maas è solo la punta di un iceberg di fallimenti, cadute, strafalcioni, ripensamenti, incapacità (di comporre le divisioni, ovviamente). Perché se ci si allontana un po’ dal “caso termitano” e si ripercorre l’iter di questa manovra, l’immagine che salta fuori è quella di una Waterloo. Di un tracollo che non ammetterebbe neppure un armistizio. Ma solo una resa. Incondizionata. Che ovviamente non arriverà.

Eppure, appena sbarcata a Palazzo dei Normanni, la Finanziaria di Crocetta era già stata alleggerita, da parte del presidente dell’Ars Ardizzone, di una decina di articoli. Tra cui quelli sull’autoassicurazione sanitaria. “Pazienza – commentava allora serafico Crocetta – li riproporremo in un ddl a parte”. Nel frattempo, ecco appassire subito il fiore all’occhiello del presidente: il salario minimo per le famiglie povere “salta” nel passaggi dalla commissione dell’odiato Pippo DIgiacomo. Verrà riscritto in maniera così radicale che gli stessi deputati in Aula dovranno specificare che il titolo di quella norma “Misure contro la povertà e a favore dell’inclusione sociale” non ha più niente a che vedere con la norma poi approvata (incentivi alle assunzioni, in pratica).

Passano pochi giorni ed ecco “saltare” anche la norma sui prepensionamenti e sul personale del pubblico impiego, la corsa per rimettere in sesto una ballerina copertura finanziaria, la cancellazione di tutte le norme (esclusi i semplici stipendi) volute da Crocetta sui Forestali, la necessità di riscrivere cinque volte la norma sul contributo di solidarietà, e persino lo “sfregio” di dover ridurre, per volere dei grillini, da 150 a 100 euro la tassa per le selezioni per guide turistiche. Fino alla Waterloo di Termini Imerese, appunto. “Qua si è perso la testa – sussurra un esponente del Pd – anche molti di noi hanno perso la testa”. Di certo, Crocetta non ha più una maggioranza. E – solo in “subbordine” – non ha più nemmeno una Finanziaria.

Pubblicato il

31 Luglio 2014, 16:35

Condividi sui social