La mafia esiste ed è cattiva | Lo dice la Commissione

La mafia esiste ed è cattiva | Lo dice la Commissione

Il lavoro e i costi all'Ars
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In Sicilia c’è la mafia. E metterlo nero su bianco, è già qualcosa. Anzi, a studiare, monitorare, “dare conto” del fenomeno, all’Ars, ci pensa una commissione specifica, costituita da una dozzina di deputati. Che ieri ha portato in Aula l’esito del lavoro svolto nel 2010 e nel 2011. Ventitrè e diciotto pagine di relazione, questo il “prodotto” del gruppo dei parlamentari che si è riunito 15 volte nel 2010 e 19 nel 2011. L’anno scorso, insomma, la commissione Antimafia è andata avanti al ritmo di una paginetta per ogni convocazione.

Ma cosa dice la relazione? Più o meno, che la mafia esiste. E che potrebbe influenzare le normali attività economiche siciliane, che la cultura antimafia dovrebbe essere insegnata nelle scuole e che nel periodo fascista il contrasto alla mafia fu debole.

Già, ben quattro delle quindici pagine “effettive” sono dedicate alla “organizzazione del convegno “La mafia ai tempi del fascismo”. Un argomento vecchio già nel 1987, quando proprio questo tema fornì lo spunto a Leonardo Sciascia per il famoso articolo sui “professionisti dell’antimafia”, appunto.

Nella relazione, poi, si passa in rassegna il lavoro delle “sottocommissioni”. La prima, sui “presunti condizionamenti della criminalità organizzata nella sanità regionale”. E qui, almeno, tiriamo un sospiro di sollievo. Perché al contrario dei tristi stereotipi che vedono il mondo della “salute”, feudo storico di Cosa nostra, la commissione dice, in seguito anche ad alcune audizioni dell’assessore Massimo Russo, che “al di là di possibili casi di connivenze mafiose di singoli o di gruppi, non sono emersi gravi limiti strutturali del modello della sanità siciliana”. Meno male.

La sottocommissione sui  “condizionamenti della criminalità organizzata nei finanziamenti comunitari al comparto agricolo siciliano”, invece, ha illuminato sul fatto che “la mancata concessione di un’alta percentuale dei contributi comunitari ha messo in seria difficoltà diversi piccoli e medi imprenditori agricoli, rischiando in tal modo di favorire la presenza della mafia nei territori rurali”.

Infine, ecco illustrati due disegni di legge elaborati dalla commissione: il primo sull’”equiparazione dei diritti tra le vittime di atti terroristici e le vittime di atti della criminalità organizzata”, il secondo sulla “Istituzione dell’Agenzia regionale per i beni confiscati alla criminalità organizzata”. E siamo a pagina 18. Poche pagine di più, come detto, è la relazione dell’anno prima, che affronta i temi della cultura della legalità nelle scuole, del “protocollo di legalità per le energie alternative”, delle “attività sui beni confiscati” e le attività delle sottocommissioni che hanno “approfondito” le relazioni tra mafia, settore bancario e mondo agricolo. Pagine: ventitrè. Per intenderci, l’ultima relazione annuale della commissione antimafia nazionale, è “appena” più corposa: 237 pagine.

Ma quanto sono costate queste relazioni? La commissione antimafia, infatti, pur non essendo una commissione legislativa è equiparata, in tema di “indennità”, alle altre commissioni. Così, il presidente Lillo Speziale (Pd) riceve  3.316,16 euro al mese in più, rispetto all’indennità di base. Ai vicepresidenti, che sono tre, vanno invece 829,04 euro. Si tratta di Dino Fiorenza, Rudy Maira e Livio Marrocco. Nessun compenso ulteriore, invece, ai componenti: Giulia Adamo, Francesco Calanducci, Salvino Caputo, Salvatore Cordaro, Vincenzo Marinello, Raffaele Giuseppe Nicotra,   Giuseppe Picciolo, Concetta Raia. Dodici componenti in tutto. Poco importa che un quarto di questi, a dire il vero, ha anche subito condanne o indagini per reati di diversa portata (vedi il nostro “indagometro” per ulteriori approfondimenti).

Insomma, la commissione antimafia dell’Ars costa 69.637 euro l’anno. Le due relazioni portate ieri in Aula, quindi, sono il prodotto di un “cumulo”di indennità pari a circa 140 mila euro. Per 34 riunioni in due anni. Una “e mezzo” al mese.

“Ma la nostra  – precisa il presidente Lillo Speziale – non è mica una commissione legislativa. Il nostro lavoro si compie anche fuori dall’Ars. Soprattutto io, che la presiedo, sono sollecitato moltissimo. Sono chiamato almeno una volta a settimana per recarmi in uno dei comuni siciliani. La commissione di studio sul fenomeno della mafia, insomma, – conclude – svolge anche un ruolo di rappresentanza del parlamento. E prima che fossi io presidente, la relazione non veniva nemmeno discussa in Aula”. Insomma, fino al 2009, l’Aula si perdeva quel dettagliato resoconto sulla mafia in Sicilia. Che, in una ventina di pagine, toglieva almeno un dubbio: sì, la mafia esiste.

(in correlato al pezzo potete leggere e scaricare i testi integrali delle relazioni della Commissione per gli anni 2010 e 2011)

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