La nuova mafia di Paternò: condannati Assinnata jr e le giovani leve

La nuova mafia di Paternò: condannati Assinnata jr e le giovani leve

La sentenza della Corte d'Appello.
INCHIESTA ASSALTO
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CATANIA – La condanna è pesante. Anche se è in continuazione con un’altra sentenza. La pena finale inflitta a Domenico Assinata junior, il giovane rampollo della famiglia mafiosa di Paternò, è di 22 anni di reclusione. La Corte d’Appello di Catania ha emesso da poco il verdetto che chiude il secondo grado di giudizio del processo scaturito dall’inchiesta “Assalto” dei Carabinieri. Indagine che ha permesso di fotografare gli affari criminali (estorsioni e droga) che le giovani leve del clan paternese avevano messo in piedi attorno alla figura del nipote del capomafia indiscusso. E in quell’operazione è finito anche il video dell’inchino delle varette di Santa Barbara sotto casa del boss, con tanto di soundtrack del capolavoro cinematografico Il Padrino. Un momento che ha portato Paternò alla ribalta nazionale, nell’accezione negativa, con un servizio dedicato dal programma Le Iene. 

Nel processo di secondo grado gli imputati hanno rinunciato ai motivi d’appello. Un’ammissione che però il pg Antonio Nicastro ha valutato come “tardiva”. E infatti nelle richieste di pena ha avanzato semplicemente il riconoscimento dell’attenuante generica. Richiesta che la Corte d’Appello ha accolto per tutti gli imputati – tranne Samuele Cannavò ed Erminio Laudani – riformando le pene. 

Assinata è stato condannato a 22 anni complessivi ad un altra sentenza, Samuele Cannavò a 9 anni e 8 mesi, Marco Impellizzeri a 9 anni e 8 mesi, Erminio Laudani a 18 anni e 10 mesi, Gaetano Laudani a 10 anni, Marco Giuseppe Sciacca a 6 anni e 4 mesi, Ivan Gianfranco Scuderi a 6 anni e 4 mesi, Cristian Terranova a 6 anni e 4 mesi. Soddisfatto dell’epilogo del processo d’appello l’avvocato Andrea Gianninò, difensore di Terranova.

Le motivazioni arriveranno tra 90 giorni. 

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