La Regione seppellita dal silenzio |con il pretesto del referendum

La Regione seppellita dal silenzio |con il pretesto del referendum

Che fine hanno fatto gli strali dei renziani e i mal di pancia delle loro appendici politiche? Aspettando il voto nazionale tutto tace.

PALERMO – Ma dov’è finita la Regione nel dibattito politico siciliano? Che ne è stato dei sacri furori degli avversari, soprattutto interni, di Rosario Crocetta? Sotto quale coltre di cenere si è spenta la vampa del malessere nella maggioranza? Un silenzio granitico sembra aver seppellito la Regione siciliana in questi giorni. Che coincidono con la campagna referendaria, da cui dipenderà il futuro della politica non solo a Roma.

Con la difficile partita del referendum di mezzo, la maggioranza pare tornata coperta e allineata. Gli strali quotidiani dei renziani di Sicilia – ve li ricordate ancora? – si sono affievoliti fino quasi a scomparire. I mal di pancia di cespugli e cespuglietti sembrano essersi placati all’improvviso. Le bizze delle varie appendici del renzismo sono solo un ricordo. Tutto a posto, insomma. Anche se lo stato di salute dell’istituzione è quello che è, come riassumeva oggi Accursio Sabella passando in rassegna alcuni capitoli dello stallo generale.

La partita referendaria diventa così un pretesto per schivare scomode questioni irrisolte. Rimandando il tutto alla fine dell’anno, quando mancherà una manciata di mesi alla fine di questa tormentata legislatura. Intanto, dal canto loro, le opposizioni sono prese dai loro problemi. Dai pasticci un po’ maldestri dei 5 Stelle, incartati in storie di firme e scivoloni, ai faticosi tentativi di ricomposizione del centrodestra-babele dove ancora si parla delle ferite di quattro anni fa.

Intanto, dalla Formazione alla Sanità i problemi restano e con essi l’incertezza sul futuro per migliaia di persone. Per non parlare dell’occasione perduta dei fondi comunitari. Solo ieri la commissaria europea alle Politiche regionali Corina Cretu ha sferzato le Regioni del Sud Italia, citando espressamente la Sicilia con Calabria e Campania come esempi in negativo, chiedendo un rafforzamento dell’attività amministrativa per sfruttare meglio i miliardi dell’Ue. Chi ci ha fatto caso? Nessuno si traccia più le vesti, nessuno minaccia più rese dei conti, nessuno parla, tutto tace aspettando il referendum e il futuro di Renzi e compagni. Silenti i capibastone di corrente, silenti se non invisibili gli assessori, sotterrate le asce di guerra. Ci sarà tempo per riavviare il teatrino. Per il momento conta solo il referendum.

 


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