Condividiamo la denuncia di Roberto Puglisi: mentre la politica si concentra sempre più sulle alleanze, sulle candidature e sugli equilibri elettorali, rischia di passare in secondo piano ciò che dovrebbe essere al centro dell’azione di governo: i problemi reali della Sicilia e le risposte da dare ai cittadini.
Come sindacato, da tempo non ci limitiamo alla denuncia: indichiamo cosa bisogna fare, con quali risorse e con quali priorità. Perché la prossima scadenza elettorale può attendere, mentre le emergenze sociali ed economiche della nostra regione non possono più aspettare.
La capacità finanziaria della Regione
La Regione dispone oggi di una capacità finanziaria senza precedenti, con un avanzo di amministrazione superiore ai 5 miliardi di euro e risorse che possono essere progressivamente rese disponibili per nuovi interventi. Secondo i dati contabili che vengono enunciati, circa 2,5 miliardi rappresentano risorse effettivamente mobilitabili.
Eppure, a fronte di questa disponibilità finanziaria, manca ancora una strategia organica, strutturale e misurabile capace di trasformare queste risorse in un vero piano di sviluppo e di coesione sociale. Non basta avere risorse in bilancio: bisogna avere una visione, individuare priorità e stabilire tempi certi per trasformare quelle risorse in servizi, investimenti e lavoro.
Ogni euro di bilancio che non diventa investimento, servizio pubblico, infrastruttura, lavoro stabile o diritto sociale è un’occasione persa per la Sicilia.
Le emergenze da affrontare
Le emergenze sono davanti agli occhi di tutti. La sanità pubblica continua a soffrire una grave carenza di personale e una crescente difficoltà nell’assicurare ai cittadini tempi di accesso alle cure adeguati. Il rafforzamento del sistema sanitario pubblico, della medicina territoriale e degli organici deve tornare a essere una priorità. Servono assunzioni stabili, servizi territoriali e una programmazione capace di garantire il diritto alla salute in ogni parte dell’Isola.
C’è poi il tema del lavoro, che resta la vera emergenza sociale della Sicilia. La precarietà, la bassa qualità dell’occupazione, la difficoltà dei giovani e delle donne a trovare un lavoro stabile continuano ad alimentare lo spopolamento delle aree interne e l’emigrazione verso altre regioni e verso l’estero. Una regione che perde giovani, competenze e professionalità perde una parte essenziale del proprio futuro.
Lo stesso vale per la scuola, l’università e il diritto allo studio. Non possiamo rassegnarci a una Sicilia nella quale le condizioni economiche e territoriali di partenza determinano ancora troppo spesso le opportunità di una persona. Investire nell’istruzione significa intervenire sulle disuguaglianze e costruire concretamente quell’ascensore sociale che oggi rischia di essere sempre più fermo.
Ma spendere non basta
Anche le risorse europee e del PNRR devono essere utilizzate fino in fondo, con capacità di programmazione, attuazione e rendicontazione. Non basta spendere: bisogna realizzare opere, rafforzare i servizi, creare occupazione e produrre un cambiamento strutturale. La Sicilia non può permettersi che una delle più grandi opportunità di investimento degli ultimi decenni si trasformi, anche solo in parte, in un’occasione perduta.
La CGIL Sicilia ha messo nero su bianco una piattaforma programmatica precisa e quantificabile. Chiediamo risorse per rafforzare gli enti locali, per rendere più efficiente la pubblica amministrazione regionale e territoriale, per garantire il diritto all’abitare, contrastare il dissesto idrogeologico, rafforzare il servizio sanitario pubblico, sostenere il diritto allo studio e costruire nuove opportunità per i giovani.
Non chiediamo semplicemente di spendere. Chiediamo di investire, secondo una strategia precisa, con priorità chiare e risultati verificabili.
Leggi anche
Per questo chiediamo che l’esame delle variazioni di bilancio diventi immediatamente sede di un confronto vero con le parti sociali, per definire priorità, risorse e tempi di attuazione.
La Sicilia non ha bisogno di una campagna elettorale permanente. Ha bisogno di un’agenda di governo.
La classe politica, tutta, dimostri di saper mettere al centro l’interesse della collettività. Le elezioni arriveranno, ma i problemi dei siciliani sono già qui. E su questi problemi bisogna misurare, oggi, la capacità della politica di governare. Il fine deve essere il futuro della Sicilia, non la conquista della prossima poltrona.
Segretario generale Cgil Sicilia




