La spartizione dello spaccio |Le rivelazioni del pentito Musumeci

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18 Giugno 2015, 19:45

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CATANIA – I Carateddi erano pronti a uccidere un uomo dei Nizza, precisamente Giuseppe Privitera detto “Ricciolino”. Era il 2010 e la Squadra Mobile riesce a intercettare i potenziali killer a San Cristoforo e li arrestano. Erano armati fino ai denti. Tra quelle persone vi è Alessandro Bonaccorsi, l’uomo che – secondo gli inquirenti – avrebbe voluto intestarsi la battaglia contro i Nizza che dopo l’arresto di Lo Giudice si erano impossessati di molte piazze di spaccio di Iano U Carateddu. Una sovraesposizione però che andava fermata, perchè i Cappello rischiavano di finire tutti in galera. Anche se così è stato: in pochi mesi il clan è stato decimato con arresti e sentenze pesantissime di condanna.

Pagine di storia della mafia che sono tornate alla ribalta, oggi, durante il processo ordinario contro alcuni esponenti dei Carateddi accusati di traffico di droga e associazione mafiosa. Alla sbarra Emilia Anastasi, Rocco Anastasi, Maria Bonnici, Filippo Bonvegna, Filippo Crisafulli, Massimo Leonardi, Daniela Strano e Orazio Finocchiaro (lo stesso che è sotto processo per il caso dei pizzini con l’ordine di uccidere un pm). Le posizioni più rilevanti, come quelle di Alessandro Bonaccorsi e della moglie Bruna Strano, sono state dibattute nel corso del rito abbreviato terminato (in primo grado) con una pioggia di condanne. 20 anni per Alessandro Bonaccorsi, solo per citarne una.

A deporre è stato l’ex killer dei Cappello, Gaetano Musumeci che ha chiarito immediatamente la posizione di Alessandro Bonaccorsi, “trafficante” vicino ai Cappello. Ma il collaboratore di giustizia racconta un particolare fondamentale nella diatriba mafiosa tra Cappello e Nizza per la spartizione dello spaccio a San Cristoforo. “Tra l’arresto di Iano Lo Giudice (8 marzo 2010) e il mio (28 aprile 2010) – racconta il pentito – io e Franco Finocchiaro “Iattaredda” (che era in permesso dal carcere) abbiamo incontrato due uomini dei Nizza, Giovanni Banana (Nizza) e Saru U Russu (Rosario Lombardo), e abbiamo raggiunto un accordo per chiudere le tensioni per il controllo delle piazze di spaccio”.

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Rivelazioni che trovano conferma anche dalle intercettazioni della Squadra Mobile che aveva piazzato le cimici in carcere per captare le conversazioni tra Bonaccorsi e la moglie Bruna Strano mentre era detenuto. Ad aprile del 2010 il trafficante manifesta le sue preoccupazioni alla consorte che lo tranquillizza informandolo della “riunione organizzata proprio per rimettere a posto le cose”. La riunione a cui fa riferimento la Strano secondo gli inquirenti è quella raccontata da Gaetano Musumeci. Anche perchè il periodo messo in rilievo dal collaboratore coincide con le intercettazioni.

Musumeci non ha dubbi sull’appartenenza di Orazio Finocchiaro alla cosca Cappello-Carateddi e sul fatto che “gestisse una piazza di spaccio tutta sua”. Il collaboratore riferisce anche che durante il periodo di detenzione la gestione era affidata a Paolo Ferrara e che Finocchiaro non fosse contento di come operava e per questo aveva chiesto la sua sostituzione. Particolari che trovano ampio riscontro in una particolare intercettazione a casa di Giovanni Musumeci. In quell’occasione viene letta a voce alta una lettera scritta da Orazio Finocchiaro e indirizzata alla madre dove il boss evidenziava la sua insoddisfazione sulla gestione della piazza di spaccio. “Ora figlioccio – scriverebbe Finocchiaro – senti bene vedi che Paolo caro, non fa quello che io gli ho detto, ti faccio sapere che non è più “compagno” nostro e lo mandi a rubare macchine di nuovo, digli a tuo cognato che la “piazza “deve rimanere sotto, sotto casa mia, se no non ci mando i clienti“.

 

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18 Giugno 2015, 19:45

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