PALERMO – C’è compatibilità tra la voce dell’eritreo estradato lo scorso giugno dal Sudan con l’accusa di essere a capo di una delle principali organizzazioni che gestiscono la tratta dei migranti dall’Africa all’Italia e quella del trafficante intercettato nel 2014 dagli inquirenti noto come Mered Yehdego Medhane. Lo ha stabilito una consulenza disposta dalla Procura di Palermo che indagava sul traffico di uomini e su Mered e che ritiene che l’africano consegnato dai sudanesi sia proprio il ricercato. Tesi smentita dalla difesa dell’arrestato, ora sotto processo davanti al tribunale, che invoca da mesi l’errore di persona sostenendo che in carcere sia finito un innocente in fuga dal suo paese e in procinto di imbarcarsi per l’Italia per cercare fortuna. Per il consulente dei pm Gery Ferrara e Claudio Camilleri la voce dell’eritreo detenuto sarebbe compatibile anche con quella attribuita al trafficante nelle conversazioni con un altro personaggio, di nome Solomon, legato alla organizzazione criminale. La consulenza è agli atti del dibattimento in corso davanti alla quarta sezione del tribunale di Palermo. Alle prove iniziali, intercettazioni telefoniche e testimonianze di un pentito, raccolte dalla Procura di Palermo e passate alla Nca inglese che grazie all’utenza fornita dagli inquirenti italiani ha localizzato l’uomo in Sudan, altre se ne sono aggiunte grazie all’analisi del cellulare trovato nella villa in cui l’eritreo e’ stato arrestato. Cellulare di cui il detenuto ha tranquillamente ammesso l’uso. L’uomo, che dice di chiamarsi Mered Tesfamariam e non Mered Yedego, nome attribuito agli inquirenti al trafficante, ha almeno cinque alias. Uno per Facebook, uno per Whatsapp, uno per l’email, uno per Viber uno per Messanger. Il suo cellulare, inoltre, risulta avere avuto contatti con personaggi legati al traffico di esseri umani residenti in Libia. E ancora addosso gli e’ stato trovato un biglietto con un numero che gli inquirenti palermitani conoscevano: nel 2014 il trafficante ricercato aveva parlato 78 volte con quell’utenza. In quattro conversazioni si parlava di viaggi di migranti, di migliaia di uomini da imbarcare e di modalita’ di pagamento della traversata. Dall’utenza sequestrata durante l’arresto, poi, sono partite due telefonate in cui si parla di traversata del deserto e si chiede all’eritreo di contattare Ermias Ghermay, l’etiope a capo della stessa organizzazione latitante da anni. (ANSA)

