Catania

Legge Severino: il chiacchiericcio acese e il caso di Catania

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18 Giugno 2023, 05:01

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Alla fine della giostra, si può dire che a trionfare sia stato soltanto il chiacchiericcio. Al centro della questione c’è ancora una volta la più che controversa legge Severino. La notizia che Roberto Barbagallo potrà guidare senza rischio di essere sospeso Acireale fa tirare un sospiro di sollievo a lui, a quanti lo hanno votato e all’intera città. Perché, al netto della condanna in primo grado (pena sospesa) per tentata induzione a dare e promettere utilità, il corpo elettorale ha conferito a lui la fascia tricolore. Un fatto politico che merita di essere rispettato e difeso in ossequio ai più elementrari principi democratici. 

Una legge problematica

Quel che è successo fa tuttavia storcere il naso e tira in ballo una legge che trova negli articoli 8 e 11 i nodi maggiormente problematici. Quelli cioè che prevedono la decadenza e la sospensione anche di quegli amministratori che non hanno riportato condanne definitive. Chi vi scrive non è certamente un esperto di Diritto, semmai – in quanto giornalista – un testimone. Un testimone delle polemiche e delle incertezze che hanno animato tutta la campagna elettorale acese. (Senza badare alle ombre ai veleni su altri fatti che non sono al centro di questa riflessione).

Fino alla proclamazione di Barbagallo e all’immediata nomina degli assessori, aleggiava infatti un’ombra cupa sulle istituzioni cittadine. Una cappa di dubbi che da mesi accompagna il ritorno in campo di Barbagallo. Tanti, infatti, sono stati i pareri richiesti e altrettanti gli strumenti consultati. Fiumi d’inchiostro. Tant’è che la sfida tra candidati è stata caratterizzata dalla fitta e, va da sè, legittima sassaiola sul tema. Persino le ricostruzioni – vedi il Fattoquotidiano.it – sul perché la Prefettura abbia deciso di non procedere ad alcuna sospensione dicono di un lavoro di verifica svolto fino all’ultimo istante. O quasi. 

Appena due giorni prima del voto – intervenendo a Catania – persino il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, si era guardato bene dal pronunciare una una parola che potesse mettere chiarezza. Anzi.

La chiarezza

Il punto della questione sta proprio qui: può una legge non essere chiara o essere oggetto costante di delucidazioni? Evidentemente qualcosa non va, sebbene la stessa Severino abbia per ben due volte superato il vaglio della Consulta. Il corpo elettorale ha diritto ad essere rassicurato per tempo e messo nelle condizioni di decidere con serenità.

Quando nel 2012 anche il garantista Berlusconi, tra i mal di pancia interni al suo partito, diede il via libera all’approvazione della Severino, lo fece perché l’Italia aveva l’obbligo di risalire le classifiche internazionali sulla corruzione. L’obiettivo era quello di  fare accrescere il dato complessivo sulla trasparenza politico-amministrativa del Paese. Una direzione che non può contemplare certamente passi indietro. Ma neanche troppi intoppi. 

Due casi paradossali

Il recente chiacchiericcio acese e l’intricata vicenda che ha segnato la sindacatura di Salvo Pogliese a Catania, con tanto di ricorso in Corte costituzionale, hanno palesato più di un effetto collaterale. Toppe forse peggiori dei buchi da sanare. Fenomeni che suggerirebbero di intervenire sulla Severino. Per una revisione, almeno. Nel frattempo, le due comunità ai piedi dell’Etna non sono state garantite e messe in sicurezza, hanno subito semmai un’onta i cui effetti sono incalcolabili. E con loro i rispettivi enti comunali.

È vero: la storia non si fa né con i se né con i ma. Nessuno infatti potrà mai dire con certezza se le polemiche di questi mesi – per dirne una – avrebbero evitato ad Acireale di ricorrere al ballottaggio. Neanche il futuro, del resto, può essere scritto in anticipo. Cosa accadrebbe qualora l’ex primo cittadino di Catania, Salvo Pogliese, dovesse essere assolto in Cassazione? A qual punto ci sarebbe più di un interrogativo a cui rispondere. Dubbi legittimi.

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18 Giugno 2023, 05:01

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