"L'ho ucciso per anni di violenze" | Nella villa spuntano armi e droga

“L’ho ucciso per anni di violenze” | Nella villa spuntano armi e droga

I fatti clamorosi di Biancavilla di arricchiscono di altri inquietanti particolari sui quali occorrerà, adesso, far luce. TUTTI I DETTAGLI IL COLPO DI SCENA

La svolta nelle indagini
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CATANIA. “Ma si saprà in paese che venivo picchiata e che ho ucciso mio marito?”. Più vergogna che rimorso. Enza Ingrassia è crollata al termine di dodici ore filate di interrogatorio. Con lei, oltre ai militari del comando provinciale di Catania e della dottoressa Vinciguerra che ha condotto l’interrogatorio, c’è anche il suo avvocato difensore. Poco dopo le 5 del mattino l’ammissione: “L’ho ucciso io. E l’ho ucciso perchè da quarant’anni subivo violenze di ogni genere”. Quasi certamente, anche di natura sessuale. La confessione è arrivata al termine di una lunga serie di contraddizioni che la donna si portava ad ogni racconto: versioni che non combaciavano affatto con quelle che erano le risultanze raccolte sul posto e che avevano fatto capire agli investigatori che la ricostruzione fornita (l’irruzione dei rapinatori che poi avevano ammazzato Alfio Longo) era tutt’altro che credibile.
“La scena del crimine parla sempre. E tante cose non combaciavano: a partire da quelle macchie di sangue che non si trovavano laddove la donna diceva che il marito era stato dopo essere stato tramortito”, ha spiegato il Comandante provinciale dei carabinieri Colonnello Alessandro Casarsa. Di fianco a lui c’è pure il procuratore Michelangelo Patanè che non ha nascosto la propria soddisfazione per l’esito fulmineo delle indagini.

Tutto risolto e capitolo chiuso da consegnare agli annali della giustizia, dunque? Macchè. O, meglio: solo fino a un certo punto. Già, perchè i militari dell’Arma sono riusciti ad andare oltre. Attigua all’abitazione sono state rinvenute, infatti, delle armi clandestine: un fucile ed una calibro 92. “Non è una tipologia di armi che si trova così comunemente: anzi, sono di una certa importanza”. Ma non è tutto. Nel perimetro del fondo di Contrada del Crocefisso dove si trova la villetta, anticipati da una colorata varietà di fiori, sono stati rinvenuti anche dei filari di droga. A completare l’opera, nella mansarda, tutto il materiale per la relativa essiccazione. Ecco, dunque, che il lavoro per gli investigatori prosegue.

Enza Ingrassia ha finito con l’uccidere suo marito con lo stesso ciocco di legno col quale era stata percossa poco prima. E l’ha ammazzato durante il sonno. Poco prima avevano visto assieme un film alla tv nel quale una donna uccideva con un frammento di vetro il compagno: una scena che si sarebbe ripetuta con altre modalità, non più nella finzione bensì in una cinica realtà dei fatti poco dopo. Allo svolgimento delle operazioni hanno contribuito anche i reparti del Ris e del Ros a supporto del carabinieri del Comando provinciale e della Compagnia di Paternò guidata, quest’ultima, dal Capitano Lorenzo Provenzano.

LA DICHIARAZIONE DEL SINDACO PIPPO GLORIOSO: “Desidero esprimere il mio plauso alle Forze dell’Ordine per il loro minuzioso lavoro svolto nelle ultime ore per la risoluzione di un delitto che ha sconvolto l’intera comunità. Al di là dei particolari, dolorosi, che verranno resi noti dagli organi investigativi, mi preme sottolineare come sia stata riportata maggiore serenità nei cittadini ed in particolare tra quanti si trovano in villeggiatura alle “Vigne”. Rimane lo choc per il drammatico epilogo di un dramma familiare”.

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