Liti, danni e botte in ospedale| Venti casi in città e in provincia

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26 Agosto 2019, 16:48

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PALERMO – “Resta ancora irrisolto il problema della sicurezza nei nostri ospedali, dove il personale è sempre in balia di autentici delinquenti che è impossibile fermare quando arrivano in massa e dilagano ovunque”. Il sindacato dei medici Cimo ha commentato così uno degli ultimi casi di violenza nelle strutture sanitarie palermitane, sempre più frequentemente al centro di episodi che mettono seriamente a rischio l’incolumità del personale.

E fino a poche ore fa, quando il caos è esploso al pronto soccorso dell’ospedale Civico, dove gli infermieri sono finiti nel mirino di un uomo che ha poi colpito la porta d’ingresso dell’area di emergenza, danneggiandola. Secondo una prima ricostruzione a scatenare il caos sarebbero stati i figli di un paziente che sarebbe arrivato alle 5 del mattino con dei dolori al petto. Dopo un’animata discussione con gli infermieri, il figlio avrebbe dato un calcio e distrutto la porta a vetri da cui si accede alla nuova area del triage. Al momento dell’arrivo delle volanti, l’uomo e i suoi familiari erano già andati via. L’ennesimo intervento della polizia, che insieme ai carabinieri vede quasi raddoppiare le richieste di aiuto dagli ospedali della città e della provincia, dove si assiste ad un vero e proprio Far West.

Basti pensare che una settimana fa sono state venti le persone a dare vita al parapiglia che ha gettato nel panico i medici di Villa Sofia. Ad avere la peggio, un radiologo e una donna, tecnico di radiologia medica, insultati e strattonati “da un vero e proprio esercito di parenti inferociti di un paziente che stava eseguendo una risonanza magnetica”, ha sottolineato Giuseppe Bonsignore, segretario aziendale del sindacato.

L’uomo stava compilando il questionario relativo alla sicurezza del paziente stesso, chiedendo alla moglie eventuali controindicazioni alla esecuzione dell’esame, “ma la procedura – ha sottolineato Bonsignore – è stata però interrotta da alcuni scalmanati, qualificatisi come figli del paziente, che hanno cominciato a inveire nei confronti del tecnico di radiologia, giudicando invece una perdita di tempo la raccolta anamnestica da parte del personale sanitario. Agli insulti sono seguiti gli spintoni, anche nei confronti del medico intervenuto per sedare gli animi, e successivamente lo sfondamento della porta in vetro di accesso alla sala di risonanza magnetica che è stata divelta per introdurre a forza e pericolosamente la barella in metallo”.

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Scene che continuano a ripetersi sia nelle aree di emergenza che in reparto, al punto che negli ospedali Villa Sofia e Cervello saranno presto collocate le telecamere sia nei corridoi che nei pronto soccorso. Un provvedimento reso necessario dall’escalation di episodi che non risparmia i presidi dell’Asp e il Policlinico di Palermo, dove pochi mesi fa il parente di un’anziana ha scatenato il caos perché stanco di attendere il proprio turno.

Un vero e proprio “boom” di aggressioni, tra fisiche e verbali, oltre ai di danni alle strutture che in poco più di otto mesi fanno registrare più di venti episodi a Palermo e in provincia, compresi quelli avvenuti negli ospedali di Partinico, di Termini Imerese e all’Ingrassia di corso Calatafimi. In quest’ultimo caso, i primi di agosto sono stati presi di mira due ginecologi, un’altra vicenda eclatante che fatto crescere l’allarme tra gli operatori della Sanità.

Ma l’emergenza non riguarda soltanto Palermo. I numeri che emergono dalle statistiche effettuate a livello nazionale, parlando di due medici aggrediti ogni tre, con il 60 per cento di aggressioni verbali e il 40 di violenza fisica. “E’ il risultato anche del sovraffollamento e della carenza del personale –  dice chi lavora nel settore – ma noi dobbiamo essere tutelati, non possiamo rischiare la vita per lavoro”.

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26 Agosto 2019, 16:48

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