Lo Bello, Venturi, Toti | Lombardo a tutto campo

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02 Ottobre 2012, 20:50

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PALERMO- “Lo Bello era interessato solo all’eolico di Moncada. Mio figlio Toti candidato? Mia moglie non era d’accordo, io non avevo nulla in contrario. A Crocetta restituimmo un mese d’affitto. I consulenti? Spesso scelti i più ‘amici’ e non i più bravi. Massimo Russo non era pronto per fare politica”. Rilassato, sereno, come se l’approdo lento verso la fine di questa legislatura fosse l’epilogo di tante notti di tempesta. Raffaele Lombardo è tranquillo persino quando lancia bordate. Control’ex presidente di Confindustria Sicilia e contro alcuni assessori (presenti e passati). Mentre lo sguardo si fa persino tenero (nei limiti consentiti per un governatore spesso spigoloso nei modi) quando parla del figlio candidato: “I valori autonomisti potranno continuare a camminare sulle sue gambe, grazie alla sua forza. Conoscetelo, prima di giudicarlo”.

Un Lombardo, come si suol dire, a tutto campo, quindi, quello che oggi è stato ospite del “Festival della politica”, inserito nella cornice del “Festival della legalità”, a Villa Filippina. Intervistato dal direttore responsabile di Live Sicilia Francesco Foresta e dal giornalista della stessa testata Salvo Toscano. Un’intervista che potrete seguire anche in tv, domani alle 21,15 su Trm13 e alle 23,45 su Trm14.

Un’intervista lunga, e schietta, quella rilasciata da Lombardo. Che replica con forza alle parole di Ivan Lo Bello che domenica, intervenendo a un convegno del Pd aveva rimproverato i democratici di essere stati alleati del “peggior governo della storia”. Quello di Raffaele Lombardo, appunto. “Penso che un giudizio – ha detto Lombardo – andrebbe fatto rivedendo tutto tra qualche anno, in un momento di maggiore serenità. Ma non so a che titolo, però, lo faccia Lo Bello, un imprenditore che non fa l’imprenditore. Non ricordo un investimento da lui favorito. L’ho visto perorare cause che col lavoro non hanno nulla a che vedere. Penso agli investimenti sull’eolico dell’imprenditore Salvatore Moncada”. Ed ecco la prima stoccata, alla quale ne seguiranno altre, a dire il vero. Una, in realtà, è appena accennata. Ed è indirizzata al governo nazionale, “reo” di indugiare per la concessione di una deroga al patto di stabilità, condizione necessaria per sbloccare un po’ di somme in cassa alla Regione: “Perché la crisi della Regione – ha spiegato Lombardo – è solo una crisi di liquidità. C’è un accordo col governo nazionale, è già sul tavolo del ministro Grilli: è una deroga al patto di stabilità che ci consentirà di intervenire per alcune emergenze come quelle riguardanti la Formazione e i finanziamenti alle imprese. Questo accordo mi risulta che sia sul tavolo del ministro da 15 giorni, e mi pare strano che ancora non sia stato firmato”. E ancora, ecco la “difesa d’ufficio” contro chi ha puntato l’indice contro la Regione siciliana, affollata da ventimila dipendenti: “Mica li abbiamo assunti noi, li abbiamo trovati lì. Anzi, durante il nostro governo questi sono diminuiti, visto che qualcuno è andato in pensione, e noi non abbiamo assunto nessuno”. Ma i dipendenti rimangono tanti. Nonostante ciò, i governi Lombardo in questa legislatura hanno speso complessivamente qualcosa come otto milioni di euro di consulenze. “Non è una cifra astronomica – puntualizza Lombardo – considerato il fatto che il bilancio della Regione è di 27 miliardi. Tra l’altro, alcuni esterni sono stati preziosissimi. Penso a Biagio Bossone, Patrizia Monterosso, e Cleo Li Calzi. Certo, magari non tutti i consulenti erano indispensabili. E forse qualche volta – ecco l’ammissione – qualcuno è stato scelto, magari, solo perché era il più ‘vicino’ e non perché era il più bravo”.

Quindi, nel breve resoconto di quattro anni e mezzo di governo, Lombardo passa in rassegna il contributo di alcuni assessori che, per un motivo o per un altro, hanno lasciato un segno: “Caterina Chinnici ha lavorato con signorilità, dolcezza, bravura e stile. A Piercarmelo Russo darei il massimo dei voti. È stato bravissimo anche nella sua attività legislativa. Gaetano Armao è un grande lavoratore, che ha portato ordine nei nostri conti. Vuole licenziare Emanuele? Non credo proprio”. Ma ecco anche le spine: “Andrea Vecchio è stato divertente, per molte cose. A un certo punto e all’improvviso ha scoperto che le cose non andavano. Massimo Russo è scomparso dalla scena politica? Meglio così: non credo fosse attrezzato per questa attività, mancava di esperienza. Venturi è andato in Procura a denunciarci? Intanto, non potevamo pensare di dare la presidenza al suo segretario particolare che non aveva nemmeno i titoli. Abbiamo nominato come commissario un dirigente generale. Su Nicosia s’è gettato troppo fango. E invece era la persona che aveva i titoli più idonei. Perché – ha aggiunto – ho tolto la delega a Vecchio e non a Venturi? Vecchio s’è lasciato andare anche agli insulti, impedendo alla giunta di lavorare in maniera serena. Ho dovuto cacciarlo”.

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E non manca il “capitolo” elezioni regionali. A cominciare dalla decisione del figlio Toti di candidarsi nel Partito dei siciliani: “Se la candidatura di mio figlio era opportuna lo decideranno i siciliani. Toti ha scelto da solo, ha carattere e intelligenza per farlo. Fa politica da quando ha 14 anni. Mia moglie, lo ammetto, era contraria. Ma lo era anche quando ho deciso di candidarmi io alla Presidenza della Regione. E forse aveva ragione, considerati gli attacchi subiti. Sulla scelta di Toti invece, io non ero contrario. I principi autonomisti e quel bacino di voti basati sulla stima e la simpatia per mio figlio saranno così salvaguardati”. E ancora, ecco Gianfranco Micciché, col quale Lombardo si è speso “scornato” durante questa legislatura, per poi decidere di correre insieme: “Il Partito dei siciliani sostiene con lealtà e con convinzione Gianfranco Micciché. Lui ha rotto col passato in maniera clamorosa e inoppugnabile, addirittura mettendosi contro il Pdl. Tra l’altro, con la sua candidatura ha ‘aperto’ la competizione, con tre pretendenti in grado di concorrere. E ha dato vita, per la prima volta nella Sicilia, a un polo con partiti sicilianisti, che nulla hanno a che fare con i partiti tradizionali”. Restano, però, le differenze evidenti tra i due: “Io non mi sono mai inteso con Micciché. Ma è molto più franco, sincero e creativo di tanti uomini politici. Anche dei suoi avversari. Ma mica dobbiamo farci a vicenda il lavaggio del cervello. Spesso non la pensiamo allo stesso modo. Sulla vicenda dell’intitolazione dell’aeroporto a Falcone e Borsellino ad esempio non sono d’accordo con lui. Quel nome non lo cambierei per nessuna ragione”.

E a proposito degli avversari di Micciché, ecco una stoccata a Crocetta, sulla vicenda della casa di Bruxelles, di proprietà della moglie di Lombardo, nella quale il candidato alla presidenza di Pd e Udc avrebbe vissuto negli anni della sua esperienza di parlamentare europeo: “Doveva anche darmi anche un mese d’affitto in più, ma mia moglie gli ha restituito 800 euro con un bonifico. Io non l’avrei mai fatto”. Al di là di Micciché e Crocetta, però, il futuro all’Assemblea sembra quello di un vincitore senza maggioranza: “Credo sia inevitabile – spiega Lombardo – e comunque le maggioranze si formeranno di volta in volta, sui singoli provvedimenti. Credo, però, una cosa: dalle elezioni regionali dipenderà tutto il resto. Anche per la legge elettorale, ad esempio, credo che si attenderà l’esito delle elezioni siciliane. Per una volta saremo noi a indicare la rotta al resto d’Italia”. E intanto, Lombardo è più “vivo” che mai. Rilassato come non era mai stato, nonostante un procedimento giudiziario nel quale “chiederemo il rito abbreviato. Ma il cui esito colpirà comunque, un libero cittadino”. Dal 29 ottobre, per la precisione. Giorno in cui Lombardo festeggerà il compleanno. Il sessantaduesimo. E nel quale potrebbe tornare “alla campagna”, come aveva annunciato alcuni mesi fa. “Magari il 29 no. Vediamo dal giorno dopo”. Già. Forse ci sta già ripensando. Il trattore può attendere.

 

 

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02 Ottobre 2012, 20:50

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