Lombardo cambia tattica|Non si farà interrogare

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09 Maggio 2011, 17:06

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Interrogatorio? Raffaele Lombardo preferisce di no. Lo svelano i legali del governatore a Livesicilia: il presidente della Regione ha scelto di non farsi interrogare dai pm del processo Iblis, affidando la strategia della difesa a una corposa memoria che è appena stata depositata. La parola, quindi, passa ai pm che entro pochi giorni potranno chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione.

Avrebbe potuto “presentarsi per rilasciare dichiarazioni”, oppure “chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio”. Ma Raffaele Lombardo ha preferito non entrare nel palazzo di giustizia di Catania, non essere interrogato dai pm di Iblis che nei prossimi giorni decideranno se chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio per concorso in associazione mafiosa. Eppure ad ogni notizia di stampa sull’indagine a suo carico, Raffaele Lombardo depositava un’istanza chiedendo di essere interrogato. L’ultima è del 9 novembre 2010. “Il presidente Lombardo – scrivevano i legali nell’istanza – non intende favorire processi mediatici ma non può non avvertire la necessità di operare per evitare fuorvianti manipolazioni e strumentalizzazioni dell’opinione pubblica, che metterebbero in crisi l’importante azione di governo che egli sta svolgendo”. Ciononostante, in quell’occasione, Lombardo aveva chiesto di essere sentito: “Tuttavia – proseguivano i legali nell’istanza di novembre – il rigoroso rispetto delle esigenze sottese alle regole del processo ed in particolare a quelle relative all’acquisizione delle prove e il diritto del presidente Lombardo ad una chiarificazione della sua posizione giudiziaria, mi inducono, su sollecitazione dello stesso Presidente, a reiterare la richiesta che lo stesso venga sottoposto a formale interrogatorio”.

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Quella presentata oggi è solo l’ultima di una sfilza di memorie difensive. Quella più corposa risale al maggio 2010, quando Lombardo ha ricapitolato i propri rapporti col geologo Giovanni Barbagallo, arrestato per associazione mafiosa perché avrebbe fatto da tramite tra i fratelli Lombardo e Cosa Nostra. Il presidente, in quell’occasione, sosteneva “di avere conosciuto il geologo Barbagallo Giovanni circa otto anni or sono”, visto che Barbagallo “venne presentato in ambito politico ed effettivamente risultò un noto ed accreditato professionista catanese che svolgeva incarichi professionali sia nelle imprese private, che per enti pubblici”. Inoltre, specificava Lombardo, “la conoscenza con il predetto professionista è stata solo ed esclusivamente di natura politica, posto che lo stesso aveva manifestato disponibilità a sostenere elettoralmente lo scrivente nelle sue iniziative politiche”.

Lombardo aveva ammesso di avere incontrato Barbagallo “pubblicamente una decina di volte presso segreterie politiche o sedi istituzionali per incontri di natura politico-amministrativa” e che  “in talune occasioni il dottor Barbagallo Giovanni ha accompagnato presso gli uffici dello scrivente alcuni sindaci di piccoli Comuni della provincia di Messina per presentarli e per offrire disponibilità al sostegno politico-elettorale”. Poi, dopo una verifica nella propria segreteria, Lombardo ha aggiunto  di avere “incontrato il geologo Barbagallo nel mese di aprile del 2007 quando – in occasione di un turno di elezioni amministrative – l’esponente tenne vari incontri, tutti con circa venti persone per chiedere sostegno elettorale per candidati appartenenti alla propria area politica”. Il resto è nel campo della possibilità: secondo Lombardo “è possibile” che Barbagallo “sia stato invitato dalla segreteria politica dell’esponente ad incontri o manifestazioni politico–elettorali”. Ma una certezza Lombardo sosteneva di averla: “Lo scrivente nella qualità di Amministratore non ha mai affidato incarichi professionali al geologo Giovanni Barbagallo e  non ha intrattenuto rapporti con lo stesso di altra natura”.

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09 Maggio 2011, 17:06

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