Lombardo, la maratona della difesa:| “D’Aquino e Di Gati calunniatori”

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14 Ottobre 2013, 19:35

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L'ex presidente Lombardo nei corridoi del Palazzo di Giustizia

 

CATANIA – Una vera e propria maratona difensiva con in testa gli avvocati Alessandro Benedetti e Guido Ziccone. Tre giorni intensi, con cui è ufficialmente iniziata l’arringa, davanti al Gup Marina Rizza, dei legali dell’ex Presidente della Regione Raffaele Lombardo su cui pende la richiesta di condanna a 10 anni avanzata dalla Procura di Catania. L’ex inquilino di Palazzo d’Orleans che è accusato di concorso esterno e voto di scambio aggravato, oggi per la prima volta, era accompagnato in aula dalla moglie Saveria Grosso e dal figlio e deputato regionale Toti. Lombardo tuttavia non ha rilasciato nessuna dichiarazione ai cronisti scegliendo di continuare a mantenere un profilo basso, in linea con le ultime udienze, che lo vede unicamente concentrato sul processo che si svolge a porte chiuse secondo le modalità del rito abbreviato.

Al centro delle argomentazioni dell’avvocato Benedetti, i cui decibel della voce sono riecheggiati in tutto il palazzo di giustizia, sono finiti i numerosi collaboratori di giustizia che a più riprese sono intervenuti con le loro dichiarazioni e accuse. Dall’ex reggente del clan Capello Gaetano D’Aquino fino al capo provinciale di Cosa Nostra agrigentina Maurizio Di Gati. Entrambi protagonisti anche nel precedente processo, quello per voto di scambio semplice poi stoppato dalla contestazione dell’aggravante mafiosa. “Per entrambi – spiega a LiveSiciliaCatania l’avvocato Benedetti – abbiamo chiesto la trasmissione degli atti affinché si proceda nei loro confronti per calunnia. Si tratta di menzogne consapevoli”.

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A stretto giro nell’accesa arringa difensiva sono finite anche le numerose intercettazioni telefoniche e i presunti rapporti che, secondo la difesa non ci sarebbero mai stati, con altri pezzi grossi del gotha di Cosa Nostra siciliana. Dall’ex reggente della famiglia Santapaola, Santo La Causa, fino all’avvocato, poi sospeso dall’albo, con la passione per la politica Raffaele Bevilaqua considerato dagli inquirenti il punto di riferimento della mafia ennese. Ampio spazio è stato dato anche al presunto pestaggio, secondo il racconto del pentito Eugenio Sturiale, che avrebbe subito nel 2008 Angelo Lombardo fratello dell’ex Governatore Raffaele Lombardo reo, secondo l’ex santapaoliano, di non aver portato avanti alcune promesse. Tuttavia per la difesa il fatto non si sarebbe mai materialmente consumato e sarebbero numerose le discrepanze di date ed eventi legati a questa vicenda avvolta nel mistero ma sempre smentita anche dai diretti interessati.

L’arringa che proseguirà nella giornata di domani, secondo i legali, non riserverà “nessun colpo di scena” a parlare come più volte ribadito saranno “gli atti che abbiamo letto e mostrato alla giudice Rizza. I colpi di scena ci sono solo per chi non ha letto le carte”.

 

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14 Ottobre 2013, 19:35

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