PALERMO – “C’è la Corte dei Conti che poi va a controllare”, diceva Marianna Amato, una delle persone coinvolte nell’inchiesta per corruzione della Procura di Palermo.
Non si sbagliava. La Procura regionale della Corte dei Conti chiese conto e ragione sui milioni spesi dalla Regione per organizzare una mostra fotografica al festival del cinema di Cannes. E sono arrivati pure i pubblici ministeri ordinari e i finanzieri.
Consulenze e relazioni
Consulenze, contributi e relazioni segnano il perimetro dell’indagine che ruota attorno alla figura di Gaetano Galvagno.
Ci sono i fondi a disposizione del presidente dell’Assemblea regionale siciliana e quelli inseriti nella legge finanziaria votata dal Parlamento siciliano.
Galvagno – ed è questa l’ipotesi accusatoria – avrebbe agevolato alcuni imprenditori in cambio di “utilità”. Alcune personali e di piccola entità (un abito e un’auto a noleggio per un paio di giorni a Milano), altre per persone a lui vicine.
Tra queste Marianna Amato, che lavora alla Fondazione Orchestra sinfonica siciliana e si muove nel mondo della comunicazione e degli eventi, e Sabrina De Capitani, portavoce di Galvagno. Si erano poi creati altri ottimi rapporti.
“A lei, Marcella Cannariato, conviene tenersi buono il presidente – spiegava De Capitani – dai diciamocelo francamente, come in tutte le cose si unisce l’utile al dilettevole”.
Così diceva la portavoce riferendosi alla moglie di Tommaso Dragotto, patron di Sicily by Car, vice presidente della Fondazione Dragotto fra le più attive ad organizzare eventi e manifestazioni a Palermo. Si va dalla cultura alla beneficienza.
La tensione e lo ‘sponsor’
Ci furono momenti di tensione. Cannariato avrebbe voluto tagliare fuori Marianna Amato da un progetto. Galvagno intervenne per evitarlo.
Amato aveva uno “sponsor” politico (non è indagato e nelle carte giudiziarie viene indicato come “uomo 6”) di quelli che contano. Tagliare Amato sarebbe stato scorretto per lei e per il suo referente.
Secondo De Capitani, a perdere una buona occasione sarebbe stata anche Patrizia Monterosso, ex direttrice generale della Fondazione Federico II, braccio operativo dell’Ars per le iniziative culturali.
“Avrebbe dovuto assolutamente prenderti”, diceva la portavoce di Galvagno ad Amato. Aveva una speranza: prendere il posto di Monterosso alla Fondazione.
A giudicare dalle sue parole era molto più di una speranza: “Vado al posto della Monterosso: per me per marzo potrebbero cambiare delle cose di conseguenza se cambiano delle cose si possono fare tante altre cose io vado a posto della Monterosso”.
Nel marzo 2024 a Patrizia Monterosso non è stato rinnovato l’incarico di direttore generale che è ancora vacante. Il presidente della Fondazione è Gaetano Galvagno. Monterosso è indagata per corruzione in un altro filone emerso dalle stesse intercettazioni che riguarda l’organizzazione di una mostra. Ricevette in cambio un quadro dall’artista. Stessa “utilità” avrebbe ottenuto la portavoce di Galvagno.
Le intercettazioni
Nelle intercettazioni agli atti dell’inchiesta ancora in corso (gli indagati hanno ricevuto un avviso di proroga lo scorso gennaio) e depositate nei mesi scorsi al tribunale del Riesame si parla spesso di incarichi e compensi destinati a De Capitani, Amato, Cannariato e Alessandro Alessi (si occupa di organizzare eventi per la Fondazione Dragotto ed è pure lui sotto inchiesta.)
In un passaggio dell’informativa i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria scrivono che gli indagati parlavano di “come occultare tali illeciti compensi attraverso false fatturazioni ad esempio alla società fornitrici di service “
“A me per rientrare 10.000 euro – diceva Amato – io non posso fatturare alla Fondazione devo fatturare tipo il service”.
“A che titolo gliela fai tu la fattura al service”, le chiedeva Giorgia Galvagno. Amato rispondeva: “Tutto ho messo come codice ateco un sacco di cose ho messo pure consulenza gli posso fare”. “Meglio che la fate prestazione occasionale”, aggiungeva Giorgia Galvagno.
“Ma il problema sarà sempre il suo, di Marcella – diceva Amato – con la fondazione come cavolo gli dobbiamo rientrare sti soldi”.

