Ma i regionali non parlano

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03 Febbraio 2010, 19:14

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Si avvalgono della “facoltà di non rispondere” i regionali siciliani, saliti sul banco degli imputati del tribunale della pubblica opinione, dopo il duro j’accuse di  lanciato dalle colonne dell’autorevole quotidiano parigino “Le Figaro”. Ecco un passaggio del pezzo accusatorio: “Stipendi record, boom del personale effettivo, valzer di dirigenti a spese dei contribuenti: la Regione siciliana ha uno strano modo di interpretare la crisi nella gestione dei propri funzionari”.E neppure la smentita dell’assessore della Funzione Pubblica Caterina Chinnici, che ha provato a controbattere alle reprimende del giornale parigino, sembra aver calmato le acque. Sì, si parlava di funzionari, ma è facile che – nell’immaginario collettivo – la critica si estenda a tutta la categoria, perfino ai gradi semplici. Alcuni, tra coloro che frequentano gli uffici di Mamma Regione da pubblico, per pratiche e scartoffie, ce l’hanno proprio con l’intera classe degli assunti alla Regione. Mito? Verità? “Stanno tutto il giorno a leggere il giornale e godono di numerosissimi privilegi”, si lamenta un pensionato. Per Paolo, studente ventenne di Giurisprudenza, “il vero problema sta nell’assunzione diretta di funzionari, senza passare dal filtro doveroso dei concorsi pubblici visto che sono gli stessi politici a scegliere e far assumere dirigenti e membri di gabinetto e perfino i funzionari di livello inferiore.” E in questa sorta di “caccia alle streghe” , o meglio, ai regionali, innescata dal reportage di Richard Heuzè, corrispondente da Roma del giornale transalpino , loro, i tanto criticati dipendenti della mastodontica macchina burocratica siciliana che fanno? Tacciono. Quasi nessuno ha voglia di parlare. Quasi nessuno si confida col cronista in transito. Nemmeno se coperto dall’anonimato.  Si temono rimbrotti e richiami ufficiali dai piani alti del Palazzo. Di colpo l’esercito dei funzionari regionali e degli impiegati si zittisce, quasi evapora. L’aria è tesa negli uffici, ma qualcuno qualcosa, seppur sottovoce,  se la lascia sfuggire: “Le Figaro tutti i torti non ha, le ultime vicende sembrano avere un solo obiettivo: smantellare un sistema (quello cuffariano, ndr), per insediarne un altro (quello lombardiano, ndr)”. E il contribuente paga, verrebbe da dire, parafrasando una celebre battuta dell’insuperabile Totò. Dando, poi,  un’occhiata ai numeri e sfogliando le ultime relazioni della Corte dei Conti sulla gestione delle spese e del personale, non resta che domandarsi perché? Perché, per esempio, la Regione Sicilia ha più di 21 mila dipendenti, uno ogni 238, mentre la Lombardia uno ogni 2.500, e l’efficiente Emilia-Romagna non arriva neppure a 3 mila unità complessive?  Perché i salari, come ha scritto ieri “Le Figaro”, raggiungono una media di 42.756 euro per anno, cioè oltre il 40% di quello che guadagna un impiegato del ministero, ed in organico ci sono più di 2.300 dirigenti, scelti spesso  all´esterno del personale già a disposizione? Inutile chiederlo all’esercito di dipendenti siciliani. Loro ti diranno:”Preferisco non parlare”.

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03 Febbraio 2010, 19:14

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