Catania, morto Nitto Santapaola si chiude un'era: "Attenzione alta"

“La morte di Santapaola chiude un’era: porta con sé tanti segreti”

Le parole di Ignazio Fonzo: magistrato per tanti anni in forza alla DDA di Catania
L'INTERVENTO
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CATANIA – “La morte di un boss mafioso di alto profilo, del calibro di Benedetto Santapaola rappresenta indubbiamente un evento complesso che unisce il declino biologico del criminale con la fine di un’era strategica per l’organizzazione”.

L’istantanea è del magistrato nonché componente per molti anni della DDA di Catania, Ignazio Fonzo.

Morto Santapaola, il ‘caso emblematico’

Ignazio Fonzo
Il magistrato Ignazio Fonzo

“Il caso più emblematico e recente è quello di Matteo Messina Denaro, morto il 25 settembre 2023, che aveva chiuso il ciclo dei latitanti stragisti di Cosa Nostra”, prosegue il magistrato che ha condotto a lungo indagini sui Santapaola, i Laudani, i Cappello.
“Negli ultimi anni, la morte dei capi mafia – Riina nel 2017, Provenzano nel 2016, Cutolo nel 2021, Messina Denaro nel 2023 – avviene quasi sempre in contesti simili. Malattia terminale e vecchiaia.

Spesso i boss muoiono per tumori o complicazioni croniche, dopo decenni di latitanza che ne hanno minato la salute. Nel caso di Santapaola la morte è avvenuta mentre era detenuto al 41-bis. Lontano dal suo territorio di potere, in regime di carcere duro: è la fine di un’era”.

La morte di ‘Nitto’ segna un punto di svolta

La morte di un boss come “Nitto“ segna un punto di svolta: si chiude definitivamente il periodo delle sfide dirette allo Stato, un approccio che ha portato alla sconfitta militare di Cosa Nostra. Una morte che elimina la figura del boss che per decenni ha gestito il potere catanese, portando con sé segreti, verità inconfessabili e la rete di protezione che lo aveva reso inafferrabile fino al suo arresto in una Catania – quella degli anni ‘80 e ‘90- in cui si viaggiava a più di 100 morti l’anno nelle guerre di mafia. Santapaola era un boss di alto rango, morto senza collaborare con la giustizia, portando i segreti nella tomba.

La sua morte non significa la fine della mafia, ma una sua trasformazione – prosegue Fonzo -. Ci sarà una lotta per la successione, anche se la mafia moderna tende a preferire “manager” discreti piuttosto che capi sanguinari: si consolida il passaggio da una mafia militare a una mafia degli affari, più insidiosa, che investe capitali illeciti nell’economia legale .

“L’attenzione deve rimanere alta”

Si può dire che la morte di un boss mafioso moderno è la narrazione della fine della “mafia dei corleonesi” (di cui Santapaola faceva parte a pieno titolo) e l’inizio di una fase più silente, finanziaria e pervasiva. Dove il boss non è più il capo carismatico, ma un’entità che gestisce segreti e flussi di denaro fino all’ultimo respiro in un letto d’ospedale.

L’attenzione deve rimanere alta e non bisogna dimenticare quello che Santapaola ha rappresentato nel panorama criminale – conclude Fonzo -. Guai a pensare che l’organizzazione non abbia già previsto in ogni dettaglio tutto quanto segue alla morte del capo indiscusso! E per questo bisogna attivare tutti i possibili anticorpi, per evitare di farsi trovare impreparati alle nuove emergenze.


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