Mafia, parla il generale del Ros: |”Attentato Antoci, ecco il movente”

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15 Gennaio 2020, 17:56

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MESSINA – Nessun dubbio sull’attentato all’ex presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, il movente che potrebbe aver determinato l’agguato sarebbe da cercare in quel “grumo di interessi” che ruotano attorno alla gestione dei fondi europei che, lo stesso Antoci, aveva contrastato con il noto protocollo. Ne è convinto il generale di divisione Pasquale Angelosanto, comandante generale del Reparto operativo speciale dei carabinieri. “Le investigazioni – dichiara il generale a LiveSicilia – hanno consentito di contestualizzare l’attentato all’ex presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, che ha adottato il protocollo e inciso concretamente su questo grumo di interessi mafiosi, impedendo che le organizzazioni conseguissero queste enormi ricchezze attraverso l’erogazione di fondi pubblici”. Il generale sottolinea che “il protocollo Antoci” ha “bloccato tutto questo, quindi incide sulla contestualizzazione ed è un movente che può aver determinato l’attentato”.

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Dello stesso avviso il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, ricordando il ruolo del protocollo Antoci sulla certificazione antimafia degli imprenditori percettori di fondi europei: “Probabilmente – dice De Raho – è stato uno dei primi segnali nei confronti di tutte le mafie e poi è stato esteso a livello nazionale”. Sulla questione è intervenuto anche Antoci personalmente, commentando la maxi operazione della procura di Messina: “Se ho potuto completare il lavoro del Protocollo e poi della Legge – ha detto – lo devo a quei coraggiosi operatori della Polizia di Stato, gli uomini della mia scorta, che quella notte mi hanno salvato la vita. La mafia, come ulteriormente certifica questa importante operazione, voleva fermare tutto questo uccidendomi, ma loro, quella notte, con coraggio e sprezzo del pericolo, rischiando la loro vita, lo hanno impedito. Lo Stato ha vinto, se ne facciano una ragione mafiosi e mascariatori. Abbiamo colpito con un Protocollo, oggi Legge dello Stato, e con un’azione senza precedenti, la mafia dei terreni – aggiunge Antoci – ricca, potente e violenta, pur rischiando la vita e perdendo la libertà mia e della mia famiglia”.

Nei mesi scorsi, la commissione regionale Antimafia presieduta da Claudio Fava ha sollevato alcuni dubbi sugli esecutori e sui possibili mandanti dell’attentato ad Antoci, ancora oggi non individuati dalla magistratura, ma in quell’occasione Fava ribadì l’impegno di Antoci e il suo ruolo di “vittima” di un sistema perverso.

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15 Gennaio 2020, 17:56

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