“Melodia maggiore |in manto rosa”

di

26 Febbraio 2013, 16:10

2 min di lettura

PALERMO – Intrigante, ironica, dissacrante ma non semplicemente provocatoria, è l’ultima personale di Igor Scalisi Palminteri presso lo Spazio Cannatella di Palermo: “Melodia maggiore in manto rosa”. Lo stesso titolo accattivante e armonioso, che si basa un nonsense da accettare piuttosto che cercare di comprendere, introduce una mostra pregna, sia di opere che di rimandi storico-artistici, che si muove sulla linea sottile dell’ambiguità segnica e concettuale.

Sono circa trenta i lavori di pittura, di grande e piccolo formato, in cui l’artista riprende i maestri della tradizione artistica europea, da Raffaello a Caravaggio, da Piero della Francesca a Brughel. Questa grande galleria di immagini – che si trasforma in un’unica installazione organica – è pensata per attuare una sua personale rivisitazione della tradizione e dei capisaldi dell’immaginario collettivo occidentale, ma, più che una reinterpretazione contemporanea di questi, essa assume i caratteri di una distorsione divertita, libera e fantasiosa di opere normalmente ritenute intoccabili e della percezione che di esse ne ha il fruitore. “La scuola di Atene”, “Lo sposalizio della Vergine” di Raffaello, piuttosto che la crocifissione di San Pietro” di Caravaggio, seppur citati esplicitamente e facilmente riconoscibili, sono così alterati, duplicati, scomposti, distorti e soprattutto desacralizzati nel serrato dialogo con elementi incongrui come una giraffa, bambole gonfiabili e volatili.

Articoli Correlati

L’iconografia, e quindi la simbologia, dell’arte sacra, tanto nei dipinti quanto nelle opere scultoree e installative, viene sostanzialmente sdrammatizzata, traslata nel mondo dei super eroi perde sì di seriosità ma non di fascinazione spirituale devozionale, che sebbene fuori dai codici canonici appare come l’orizzonte creativo principale dell’artista. L’inevitabile corto circuito visivo che contraddistingue la mostra trova una pausa, formale oltre che contenutistica, in una serie, delicata e interessante, di piccoli ritratti di volatili. Questi, isolati dal contesto da cui provengono allo stesso tempo lo evocano divenendo presenze misteriose che chiamano direttamente in causa la riflessione sul ruolo della pittura. L’esposizione è animata da tracce sonore realizzate appositamente dal musicista Angelo Sicurella che ha ripreso, in linea di continuità con quanto fatto da Scalisi Palminteri, canti e musiche antiche rielaborandole attraverso l’uso di drum-machine, oggetti e strumenti elettronici.

Pubblicato il

26 Febbraio 2013, 16:10

Condividi sui social