MESSINA – Settimana particolare per il Messina, che cerca di mettere da parte le difficoltà del momento e le contestazioni della piazza per preparare al meglio la delicata sfida del D’Ippolito di Lamezia. Un punto nelle ultime cinque gare la dicono lunga sul momento dei giallorossi, ma lo 0-3 subito per mano della Juve Stabia hanno reso la difesa di Grassadonia la più perforata del torneo: “Quarantadue gol subiti fin qui sono davvero tanti, ma starà a noi invertire il trend e dimostrare di non essere quelli che dicono i numeri – ha dichiarato il difensore giallorosso Enrico Pepe – al momento i dati e le statistiche sono contro di noi, stiamo facendo una stagione deludente ma ancora mancano tante partite e possiamo ancora toglierci delle soddisfazioni. Siamo un buon reparto, io ancora non sono al meglio e i tanti gai fisici quest’anno per me sono stati una maledizione”. In Calabria è vietato sbagliare, un uovo ko potrebbe avere effetti deleteri soprattutto per una classifica che ancora offre delle chance ai peloritani: “Domenica ci aspetta una gara importante ma non è l’ultima spiaggia – ha dichiarato – ancora ci sono undici partite in cui possiamo raccogliere dei punti pesanti, fortunatamente nessuna delle nostre dirette concorrenti sta andando veloce però dobbiamo invertire la rotta. La classifica è brutta solo per demerito nostro, in troppe partite abbiamo sbagliato l’approccio non ultima quella di domenica in cui abbiamo sbagliato tutto ciò che c’era da sbagliare”. Ora viene il compito più difficile, quello di riportare dalla propria parte i tifosi: “Se giochiamo male è giusto che ci contestino, loro hanno un grande amore per questa maglia, così come ce l’abbiamo noi – ha continuato – quest’anno com’è duro per noi lo è anche per loro che ci seguono e vengono a vederci anche in trasferta. Lo Monaco? Ci ha chiesto di lottare, domenica non abbiamo dato questa impressione”.
Il difensore della formazione peloritana, protagonista in conferenza stampa, ha ribadito la necessità di un cambio di marcia, che deve partire dal reparto arretrato, spesso bucato dagli attacchi avversari.
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