PALERMO – La vera anomalia, la specialità siciliana, è tutta lì. Nel cosiddetto “contratto 1”, ovvero la categoria entro la quale è compresa la quasi totalità dei pensionati siciliani: il 97 per cento, appunto. Categoria dalla quale discende un sistema pensionistico che rischia di far “crollare” il sistema degli assegni ai lavoratori a riposo, come è stato illustrato oggi nello studio commissionato proprio dal Fondo Pensioni.
Come viene calcolata, quindi, la pensione per i dipendenti del “contratto 1”? Il riferimento normativo è quello di una legge regionale di 54 anni fa: la numero 2 del 1962. Il diritto a pensione per il personale dell’amministrazione viene acquisito al compimento dei 65 anni di età con almeno 15 anni di servizio minimo o, in alternativa, al compimento dei 40 anni di servizio effettivo.
Il sistema è retributivo e viene calcolato partendo dal 50 per cento dell’ultima retribuzione in godimento. Vale a dire, per farla breve, che se un dipendente regionale per 39 anni ha svolto il ruolo di dirigente “semplice” (con una indennità complessiva attorno, ad esempio, agli 80 mila euro annui), ma l’ultimo anno prima di andare in pensione è stato “promosso” a dirigente generale (con una retribuzione che oscillava fino a pochi mesi fa tra 120 e 250 mila euro annui, ma che in passato ha superato di gran lunga quella quota), la pensione per il resto della vita sarà calcolata sulla base di quest’ultimo stipendio. Si partirà dalla metà di questa retribuzione. Una quota che viene aumentata poi del 2,5 per cento per ogni anno di servizio svolto dopo il quindicesimo.
In molti casi, quindi, le pensioni finivano per equivalere all’ultimo, prestigiosissimo stipendio. Se non addirittura a superarlo. Da lì, le difficoltà di “tenuta” del sistema. Visto che le pensioni del “contratto 1” sono garantite direttamente dai contributi regionali, a differenza del “contratto 2” (assunti dopo il 1986) il cui stanziamento è ottenuto grazie ai versamenti degli stessi dipendenti.
Dal 2004, però, è cambiata la musica anche per i dipendenti del vantaggiosissimo “contratto 1”: fino all’anno precedente, infatti, il calcolo della pensione sarebbe stato compiuto sulla base della vechia legge del 1962, mentre la quota relativa agli anni successivi al 2004 sarebbe stata calcolata col metodo “contributivo”.
Solo la Finanziaria del 2015 ha allineato il sistema pensionistico siciliano a quello statale. Per evitare proprio i casi cui abbiamo accennato, cioè di “promozioni” e di impennate retributive a ridosso della pensione, il calcolo della quota “retributiva” (cioè fino al 2004), viene compiuto non più sulla base dell’ultimo stipendio, ma sulla media degli ultimi cinque. Le pensioni, adesso, oscilleranno comunque tra l’85 e il 90 per cento della media stipendiale calcolata sulla base degli ultimi cinque anni.
Pensioni prestigiose, comunque. In qualche caso garantite per trenta, quaranta anni. Anche perché tra i regionali siciliani in riposo ecco figurare un piccolo esercito di baby-pensionati: più di duemila al di sotto dei 60 anni. La maggior parte di questi (circa 1.300) nella fascia d’età che va dai 55 ai 59 anni, oltre seicento pensionati hanno un’età compresa tra i 50 e i 54, metre un centinaio addirittura meno di 50 anni. Che assegno ricevono questi “baby pensionati”? Per i dipendenti del “contratto 1” (cioè quasi tutti gli attuali pensionati) la pensione oscilla tra i 25 e i 35 mila euro annui. Un assegno per tutta la vita che verrà. Messo in tasca, in questi casi, da chi ha ancora un’intera vita davanti.

