Mondello, sponsorizziamo il cielo?

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25 Ottobre 2010, 13:59

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E viene il giorno autunnale in cui Mondello si ridipinge. Toglie il colore del sole dalle pareti caldissime e mette la tinta azzurrina, soffusa di nubi. Leva la calca e piazza una piccola folla di adoranti. Spazza via le cabine e lascia lo spazio nudo della spiaggia per gli occhi che vogliono ammirarla, sognando che non ci siano cicche, escrementi, pezzetti di vetro. Arriva la stagione in cui Mondello comincia ad essere frequentata da due specie rarissime di palermitani: quelli che ci abitano e quelli che la amano davvero. I primi stanno rincattucciati in villetta per l’agosto infinito, tappandosi le orecchie ed evitando ogni contatto col genere umano munito di abbronzante in pacifica (?) invasione della spiaggia. I secondi approfittano degli slarghi appena creati dal freddo iniziale per celebrare un delicato e matrimoniale sentimento di tenerezza.

E’ bello guardare Mondello negli occhi a ottobre. Il suo mito è plurimo, come i suoi odori. Si estende dalle sue croccanti arancine che si incartocciano e si mangiano sulla spiaggia, posando lo sguardo su pile di giornali unti d’olio fresco a chiazze imposte dalle ditate. Di pomeriggio, con la frescura moltiplicata, è opportuno leggere poesie seduti sulla sabbia color ferro e malinconia. C’è ampia scelta. Un suggerimento? Caproni: “Anima mia, leggera va’ a Livorno…”.

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Ogni tanto i palermitani si svegliano e si domandano: che ne facciamo di Mondello? Sbattono le palpebre come sopresi dalla circostanza di possedere un tesoro vilipeso.  E’ un riflesso condizionato, mica una cosa seria. E’ un dibattito finto, per onorare lo stimolo esterno che l’ha prodotto. Ieri, per esempio, abbiamo osservato la puntata di Report. I vigili (checcarini!) con i cosciotti assai poco atletici di fuori e lo sponsor sulla maglietta. Mancava il numero. Sono ammessi vigili stranieri, purché fuoriclasse? Abbiamo ascoltato particolari inquietanti di un’ottima inchiesta su cui ci sarebbe da pensare. Ma non penseremo mai abbastanza. In fondo noi palermitani siamo ormai assuefatti al principio con cui conviviamo da secoli: c’è un padrone ovunque, soprattutto quando non c’è. Un signore del cielo, della terra e dell’aria che ci permette di gustare frammenti del suo dominio. La realtà è diversa? Quel dominio non appartiene a nessuno, è di tutti? Idea troppo difficile da digerire, troppe responsabilità. Meglio credere che i tesori di Palermo siano appannaggio del taschino immenso di qualcuno. Meglio rassegnarsi. Mondello sarà, deve essere di un signorotto occulto, tirchio e generoso.  A quando una reclame sui gelsomini e nel cielo? Sulle arancine, per piacere, no.

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25 Ottobre 2010, 13:59

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