“Pressioni, minacce e discoteca” | Monterosso contro tutti

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06 Dicembre 2013, 13:08

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PALERMO – “Sono Monterosso Giuseppa Patrizia nata a Palermo…”. Comincia così il verbale del segretario generale della Regione. Due ore di sommarie informazioni in veste di persona informata sui fatti. Le sue accuse sono pesanti. Tirano in ballo burocrati e politici. Descrivono un sistema illecito su cui ci sarà molto da indagare. E dal quale la Monterosso prende le distanze.

Patrizia Monterosso bussa alla porta prima della Procura e poi della Finanza. Vuole raccontare “circostanze utili alle indagini”. L’inchiesta è quella che ha travolto il Ciapi di Palermo. Quella sulle presunte ruberie dei soldi pubblici destinati dall’Unione europea all’ente di formazione professionale. Di lei aveva parlato in un verbale l’ex assessore Gian Maria Sparma, che ieri ha patteggiato un anno e sei mesi, sostenendo che la Monterosso avrebbe partecipato ad un viaggio a Taormina pagato, secondo l’ex assessore, da Giacchetto. Sul viaggio e sulla corrispondenza tra il pensiero di Sparma e ciò che era stato trascritto nel verbale con le sue stesse dichiarazioni non c’è ancora chiarezza. Di certo, però, la Monterosso aveva smentito categoricamente la notizia: “Ha pagato mio marito”.

Il 25 novembre il più alto burocrate della Regione è seduto davanti a tre finanzieri del nucleo di Polizia tributaria. Le sue accuse rischiano di provocare un terremoto, l’ennesimo nei palazzi del potere siciliano.

Lo Nigro e il Ciapi
“Dopo avere letto sugli organi di informazione notizie relative alle indagini svolte nei confronti del Ciapi di Palermo desidero rappresentare che – racconta – nel settembre del 2008, dopo essermi insediata come dirigente generale del Dipartimento formazione professionale conobbi Lo Nigro Carlo Gaspare, all’epoca direttore dell’Agenzia regionale per l’impiego”. Tra i compiti del dirigente generale c’è anche quello di Autorità di gestione del piano operativo del Fondo sociale europeo 2007/2013. Ed è in questo contesto che incontra per la prima volta Lo Nigro. Va a trovarla nel suo ufficio, “senza nemmeno anticiparmelo, unitamente a un deputato regionale (oggi deceduto ndr). Lo Nigro mi parlò di un progetto del Ciapi di Palermo sulla formazione professionale del servizio 118. Mi parlò molto bene del progetto e, sulla base di alcune somme che non erano state ancora impiegate, mi propose di prorogare e finanziare la prosecuzione del progetto”.

Il “mostro sacro” Ciapi
La faccenda non la convinse: “Io risposi di no anche perché, devo ammettere, che da subito non vidi di buon occhio l’istituto dell’affidamento in house che, per l’appunto, consentiva al Ciapi di ottenere contributi pubblici direttamente, vale a dire senza l’indizione di bande e gare. In verità il Ciapi in Dipartimento era considerato un vero e proprio mostro sacro della formazione e il suo portavoce più autorevole era proprio Lo Nigro”. Uno status che avrebbe consentito all’ente di formazione, oggi travolto dallo scandalo e in liquidazione, di fare man bassa di finanziamenti pubblici: “La cosa che mi stupì fin da subito fu la circostanza che tutti i progetti di formazione della programmazione Fse 2000 2006 erano stati affidati dall’Agenzia per l’impiego al Ciapi Palermo. Quando parlavo con Lo Nigro io sapevo di parlare con il Ciapi attraverso l’Agenzia per l’impiego, anche perché nonostante abbia notato in più occasioni, altre persone che frequentavano gli uffici di Lo Nigro (due dei quali, solo dopo appresi essere Giacchetto Faustino e Riggio Francesco), (sono il manager della pubblicità e l’avvocato ed ex presidente del Ciapi su cui ruota l’inchiesta) ho ritenuto quantomeno all’inizio fossero dei collaboratori di Lo Nigro. Addirittura alcuni di loro (Giacchetto in un’occasione e Riggio in più occasioni) parteciparono a delle riunioni per la definizione del nuovo programma operativo”.

Ai ferri corti con Lo Nigro
“Ricordo che il giorno in cui fu pubblicato il mio primo bando per l’apprendistato (nell’autunno 2009) – prosegue la testimonianza della Monterosso – fui contattata telefonicamente da Lo Nigro il quale mi disse di essersi meravigliato del fatto che io non l’avessi interpellato prima. In quell’occasione urlando mi disse che prima di assumere simili decisioni avrei dovuto parlarne con lui…”.

L’incontro “casuale” con Faustino Giacchetto
Ad un certo punto la figura di Faustino Giacchetto prende corpo nel racconto della Monterosso: “Dato il mio scetticismo ricordo che in un’occasione si presentò in Dipartimento Giacchetto chiedendomi se volessi avere delle delucidazioni sul Ciapi, sull’operato dell’Ente e sul funzionamento dell’istituto di affidamento in house. Risposi al Giacchetto, che si presentò come collaboratore dell’Agenzia per l’impiego, che non era il momento di parlarne anche perché la questione era al mio esame”.
E arrivò il giorno di un  incontro ”casuale” fra i due: “Poco tempo dopo incontrai casualmente Giacchetto in via principe di Belmonte. Giacchetto ribadendo di essere un consulente del Ciapi, mi invitò a visitare il suo ufficio sito in via Ruggero Settimo. Risposi di essere particolarmente impegnata ma lui insistette e così sono salita nei suoi uffici. La visita fu molto breve e mi limitai a fare i complimenti a Giacchetto per la localizzazione del suo ufficio (nel salotto di Palermo)”.

Lo Nigro e Riggio tornano alla carica
La Monterosso ricorda il giorno “se non erro nel 2010”, in cui “Lo Nigro e Riggio si presentarono negli uffici del Dipartimento chiedendo di me. La dottoressa Mezzapelle mi anticipò la volontà di sottopormi in visione per la condivisione alcuni documenti che erano predisposti per replicare ai rilievi formulati dalla Corte dei Conti circa l’elaborazione del progetto Futuro semplice (che, illegittimamente, prevedeva l’affidamento insieme alle attività formative di beni e servizi che, invece, doveva essere affidati mediante gara. Devo ammettere che dopo avere letto i documenti li ritenni carta straccia”. E i rapporti con lo Nigro si deteriorarono. Per sempre.

Attaguile, Scoma, i progetti cassati e le pressioni
Ad un certo punto i finanzieri chiedono alla Monterosso se sa di contributi dati al Ciapi dall’assessorato regionale alla Famiglia: “Nel corso del 2009, il dirigente generale del Dipartimento Famiglia Francesco Attaguile, durante una riunione con l’autorità di Audit dottore Agnese Maurizio, e con l’autorità di Certificazione, dottore Benfante Ludovico, esibì due decreti con cui finanziava, sempre mediante procedura in house, due progetti al Ciapi di Palermo denominati Salis e Open che addirittura furono trasmessi alla Corte dei conti per il visto di legittimità. In quell’occasione sia io che i miei colleghi di Audit e Certificazione sostenemmo che i decreti dovevano essere revocati in quanto rigorosamente illegittimi perché emanati senza tenere conto della prevista procedura amministrativa. L’Attaguile esibì delle direttive con cui il suo assessore, Scoma Francesco (è indagato per corruzione nel Ciapigate ndr), lo invitava ad affidare, mediante procedura in house, i due progetti direttamente al Ciapi di Palermo”.

Scoma e la minaccia del provvedimento disciplinare
Anche con Scoma, così come era avvenuto con Rino Lo Nigro, i rapporti della Monterosso divennero tesi: “Ricevetti due missive con cui Scoma criticava il mio comportamento minacciando quasi l’adozione di provvedimenti disciplinari nei miei confronti, in quanto sosteneva che con il mio comportamento, stavo invadendo la sfera delle decisioni dell’organo politico. Decisi di scrivere sia al dirigente generale Attaguile sia all’assessore Scoma che i due progetti dovevano essere immediatamente revocati cosa che poi avvenne. Mi riservo di fornirvi copia degli atti. È mia abitudine conservare quando il periodo è teso come lo era.

“Incardona non prese le mie difese”
Nel suo racconto l’attuale segretario generale tira in ballo anche l’ex assessore alla Formazione e Lavoro, Carmelo Incardona: “Per altro a quel tempo l’assessore alla Formazione era Carmelo Incardona il quale non prese mai parte a queste diatribe in mio favore ma anzi si pronunciò a favore dell’Agenzia per l’impiego (come ad esempio durante una giunta durante la quale Scoma mi chiedeva perché non avessi trasferito risorse all’Agenzia, Incardona mi esortava ad eseguire i trasferimenti”.

“Isolata e fuori dagli interessi politici”
“Quindi da questo punto di vista mi consideravo ancora più sola e meno tutelata – prosegue il racconto -. Voglio precisare che tenuto conto soprattutto della mia rigida posizione relativamente all’istituto dell’affidamento in house, rimasi sempre fuori dal giro di interessi politici e non che ruotavano attorno al Ciapi”.

Quelle strane trasferte a Buenos Aires tra cene e discoteca
Nell’ultima parte delle sommarie informazioni rese ai finanzieri, la Monterosso tocca un capitolo più volte rimbalzato anche nelle dichiarazioni del presidente della Regione Rosario Crocetta. E cioé quello sulle misteriose trasferte nelle sede argentina del Ciapi: “Ad esempio ricordo che in più di un’occasione soggetti istituzionali/pubblici impiegati (sicuramente gli assessori Scoma e Gentile (Luigi Gentile anche lui sotto inchiesta ndr), il dirigente Lo Nigro, i dirigenti generali dottoressa Russo Alessandra e dottoressa Di Liberti Maria Letizia) hanno partecipato a non meglio specificati incontri presso gli uffici del Ciapi di Buenos Aires. Sebbene mi sia stato più volte chiesto di partecipare a questi incontri io non vi ho mai preso parte. Non sono in grado di dirvi se in effetti in Argentina vi fosse una vera e propria struttura fisica riferita all’Ente. Posso solo dire che i partecipanti a detti incontri commentavano favorevolmente la riuscita dell’organiazzione di cene, pranzi e serate in discoteca senza fare mai riferimento ad attività istituzionali/progettuali”.

 

 

 

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06 Dicembre 2013, 13:08

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