MESSINA – “Riuniremo il Consiglio dei Ministri la prossima settimana e, dopo una sommaria istruzione del Dipartimento proporremo la richiesta della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale insieme alla delibera di una prima risorsa che consentirà agli enti locali di procedere con i primi interventi come il ripristino della viabilità e la rimozione degli ostacoli”.
Lo ha detto il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci a Santa Teresa Riva, nel messinese, dove ha effettuato un sopralluogo dopo il ciclone Harry che si è abbattuto sulle isole maggiori e sulla Calabria.
Musumeci a Catania
“Se si ricostruisce – ha aggiunto il ministro durante il sopralluogo a Catania – si deve pensare che possa esserci una replica, fra dieci, venti o 50 anni, ma occorre ricostruire con una nuova pianificazione”.
“Bisogna capire quante sono le attività danneggiate – ha aggiunto – quale quelle coperte da assicurazione. Ricordo che da qualche mese in Italia l’assicurazione contro le catastrofi è obbligatoria contro una catastrofe e quindi in generale, e quindi è una ricognizione che va fatta attentamente”.
Ad accompagnarlo, il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, sul lungomare Ognina di Catania.
“Non escludiamo neanche l’ipotesi – ha detto ancora – di mettere intanto subito a disposizione dei Comuni, se sono attrezzati, di diventare soggetti attuatori per potere direttamente farsi carico del ripristino dei luoghi dove la ricostruzione dovesse apparire, come mi è sembrato di capire nel Messinese, particolarmente complessa e complicata. Lì bisognerà naturalmente procedere alla dichiarazione dello stato di ricostruzione”.
“Fra qualche giorno dimenticheremo”
Il ministro afferma che “quello che è accaduto in Calabria e in Sardegna fa rabbia, nella mia Sicilia lo fa in modo in modo particolare. Il problema, sapete qual è? Che fra qualche giorno avremo dimenticato. E questo, purtroppo, è un limite culturale che abbiamo noi italiani in generale”.
“Speriamo che questa lezione possa servire intanto – ha aggiunto ancora – a rimettere in moto le attività commerciali, perché a essere state colpite sono soprattutto aree preposte e vocate a un turismo essenzialmente estivo e balneare. Questa è la prima cosa, ma spero che possa servire a far capire che col mare dovremo fare i conti in futuro, quindi non soltanto. La replica di un ciclone che può avvenire, non sappiamo quanto, ma sappiamo che avverrà e soprattutto per quello che dicono gli scienziati, che fra 70-80 anni una parte delle coste italiane saranno ricoperte dal mare, il mare si innalzerà di circa un metro”.
“Questo – ha sottolineato il ministro – impone sin da ora, nelle opere di pianificazione urbanistica, di pensare al futuro. Magari noi con il nostro fatalismo diremo: ‘ci pensa chi viene dopo’. E intanto continuiamo a pagare i danni. Lo Stato ogni anno spende tre miliardi di euro per la ricostruzione post calamità. Con la prevenzione, con tre miliardi potremmo davvero evitare tanti rischi, tanti danni, anche anche umani”.

