NISCEMI (CALTANISSETTA) – Pochi minuti, dieci appena. Scortati ora dai vigili del fuoco, ora dai carabinieri o dalla polizia, i residenti delle abitazioni delle case in zona rossa hanno appena il tempo di varcare la soglia di quello che fino a ieri era il loro focolare, e prendere il possibile. Tutto il resto resterà lì per sempre. Anzi, inghiottito da una frana che avanza lenta. Ma avanza. Inesorabilmente.
C’è chi mette in macchina un elettrodomestico. Chi dei vestiti o del cibo. Oppure le biciclette regalate ai figli. Ma non c’è tempo da perdere. Perchè, ad intervalli del tutto irregolari, si sente qualche boato risalire dalle viscere: è il terreno che non smette di scivolare a valle. Stare lì è pericoloso. Agenti e militari fanno cenno che è ora di andare e lasciare le transenne alle spalle.
Niscemi, la frana e una comunità sotto shock
Niscemi è una comunità sotto shock. Il perimetro rosso nel quale è vietatissimo entrare non è solo il luogo fisico di un limbo pronto a diventare inferno. È anche, e soprattutto, uno stato mentale che attraversa con angoscia il paese nisseno che conta poco più di 24 mila anime.
Dalle ore 13 di domenica scorsa le loro vite sono irrimediabilmente cambiate per sempre. Anche quelle di chi nella zona rossa non ha, per suo fortuna, casa. Un taglio netto di 4 chilometri sprofondato giù per venticinque o anche cinquanta metri. Una pianura divenuta un canyon.
Istituzioni, sopralluoghi, cittadini
Il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, fa da spola tra il palazzo municipale e l’area rossa. Ha una parola di conforto per tutti: il suo telefono è uno squillare contino tra telefonate e whatsapp.
A metà della mattinata il sopralluogo assieme al presidente della Regione, Renato Schifani, al massimo vertice della Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano, a Salvatore Cocina responsabile di quella regionale. Ci sono anche il prefetto di Caltanissetta Donatella Licia Messina e l’assessore alla Salute Daniela Faraoni. In aria sorvolano anche gli elicotteri che registrano l’evoluzione del dramma.
Ed il responso è chiaramente impietoso: “La frana non si è arrestata”. Poi, il vertice al Comune. Poche parole alla fine nella ressa tra cronisti e cittadini. “Ci faremo carico di un piano per ricollocare in alloggi nuovi o in altri già realizzati coloro che non potranno più rientrare nelle loro abitazioni”, ha Schifani.
Nel frattempo, fuori dal municipio una donna tra gli sfollati presenti nella piazza lo urla affinché lo sentano tutti: “Ho perso tutto. Perché non è stato fatto niente dal 1997?”. Già, il ’97. Quasi trent’anni fa la frana si era ripresentata negli stessi luoghi. Ovvero, i quartieri Sante Croci, Pirillo è Canalicchio. Ci furono 400 sfollati. È la storia che si ripete.
A cavallo delle ore 14 arriva anche la leader del Partito Democratico Elly Schlein. La visita tra i luoghi ormai disabitati e poi il punto stampa: “Abbiamo già chiesto di destinare un miliardo di euro che non verrà usato per infrastrutture inutili come il ponte sullo Stretto per dare sostegno alle aree colpite dal maltempo”, attacca.
La zona rossa
Gli sfollati, almeno 1500, intanto sono perlopiù ospiti da familiari. Qualcuno si è trasferito nella casa di campagna. Qualcun altro al Palasport messo a disposizione dal Comune. Nel frattempo, tocca a qualcun altro riuscire a portar via qualcosa da quella che fino a domenica scorsa era la propria casa. Dieci minuti. Non di più. Perché la frana avanza e tirerà giù buona parte delle case che oggi sono in quella maledetta e salvifica zona rossa.

