Catania

“Trono” Nizza, da Schillaci a Corra: la linea di successione

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23 Novembre 2020, 17:23

4 min di lettura

CATANIA. Per una volta partiamo dal presente e andiamo piano piano a ritroso. Poche volte, forse solo con blitz in cui scattano dei fermi, si ha la possibilità di andare così vicino all’attuale assetto criminale di una famiglia mafiosa. E così, leggendo tra le righe delle oltre 700 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare Skanderderg firmata dalla gip Simona Ragazzi, si può ricostruire “la linea di successione” negli affari del clan Nizza da oggi all’arresto del rampollo Andrea in una villetta alle pendici dell’Etna. 

Fino ad agosto 2019 si è proclamato “reggente” del gruppo dei Nizza Silvio Corra, cognato di Angelo Santapaola ucciso nell’estate del 2007 nelle campagne del calatino e da settembre collaboratore di giustizia. “Sino al giorno della presentazione ai Carabinieri ho fatto parte quale responsabile del clan Santapaola, famiglia Nizza, con il controllo dei quartieri San Cristoforo, Librino, Civita e San Giovanni Galermo. Per qualsiasi problematica per poter decidere e comunque per poter avere l’ultima parola”.

Il pentito, in un altro verbale che è pubblicato sul Mensile S, focalizza di aver preso il comando a gennaio 2020.

La copertina del Mensile S

L’incarico “di fare il responsabile del clan” Nizza lo avrebbe avuto da “Giovanni Nizza”. Si tratta di ‘banana’ uno dei cinque fratelli di narcotrafficanti: Daniele, Fabrizio (pentito da alcuni anni, ndr), Salvatore, Andrea e Giovanni (appunto!). 

Prima di Corra, dalla sua scarcerazione avvenuta nel 2017 fino al suo arresto del 2019, ci sarebbe stato “Lorenzo Michele Schillaci (indagato chiave dell’inchiesta di oggi) inteso l’albanese – racconta Corra ai magistrati – perché scuro di carnagione. Schillaci deteneva la carta delle estorsioni che gestiva insieme a un certo mister X (Zuccaro ha già annunciato che c’è un’inchiesta avviata su questo filone, ndr) e le carte delle piazze di spaccio e degli stipendi dei detenuti che gestiva da solo”.

Chi è stato a decidere la sua ascesa a reggente del clan Nizza? Questo lo rivela Dario Caruana, altro collaboratore di giustizia che ha arricchito di ‘riscontri’ la delicata indagine dei carabinieri che sono riusciti a installare telecamere e cimici tra i grattacieli di via Capo Passero e altre lingue d’asfalto di San Giovanni Galermo. “Nel 2018, Agostino Cristaudo mi disse – racconta il killer di Cosa nostra – mi disse che lo Schillaci aveva preso accordi con Daniele Nizza secondo cui appena scarcerato avrebbe gestito le piazze di spaccio di San Giovanni Galermo facenti capo ai Nizza”.

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I verbali dei pentiti rappresentano solo la ciliegina sulla torta a quanto è emerso da intercettazioni e filmati che hanno ben delineato il ruolo di vertice e di regia per il rifornimento delle 12 piazze di spaccio tra via Capo Passero, Ustica, Pantelleria ed Egadi. 

Ma come fa Schillaci ad ottenere un posto così di rilievo? Non è certo un nome nuovo nello scacchiere di Cosa nostra. Le sue vicende criminali sono state al centro di due processi: Efesto e Ghost. Lorenzo Michele Schillaci sarebbe stato vicinissimo ai Mirabile, capi della famiglia Santapaola per un lungo periodo criminale soprattutto nella prima decade del 2000. Poi, sempre secondo i racconti, dei pentiti avrebbe cambiato gruppo di riferimento. “Nel 2010-2011 Michele Schillaci, Salvatore Guglielmino e Franco Petralia sono passati con i Nizza perché hanno avuto contrasti con il gruppo dei Mirabile”, spiega ai pm Dario Caruana. 

Schillaci però negli ultimi mesi sarebbe stato “estromesso” dal gruppo dei Nizza. Corra spiega che si sarebbe “intascato i soldi del traffico di droga per ristrutturare la sua abitazione e inoltre avrebbe” avrebbe avuto un legame sentimentale con la compagna di un sodale dello stesso gruppo. Una principio imperdonabile secondo il codice degli uomini d’onore di Cosa nostra. 

In questa linea di successione manca un piccolo tassello di tempo che va dalla cattura di Andrea Nizza, a gennaio 2017, all’arresto di un altro affiliato che però è stato nascosto da un omissis. “Schillaci divenne responsabile – racconta Corra – credo nel 2017 dopo l’arresto in quel periodo di […] io ero in carcere”. Diverse sono le operazioni che si susseguono in quel periodo. 

Riportando avanti il nastro, resta un altro pezzo del mosaico da riempire. Quando è arrivata la notizia della decisione di Silvio Corra di voltare le spalle alla malavita cosa hanno detto i capi in carcere? È stato già deciso il nuovo “erede” dei Nizza. 

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23 Novembre 2020, 17:23

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