Cosa nostra, c'è un nuovo pentito: Corra, il cognato di Angelo Santapaola

Cosa nostra, Corra si pente: è il cognato di Angelo Santapaola

Le sue rivelazioni potrebbero fornire alla Dda etnea importanti input investigativi.

CATANIA – Un nuovo pentito. Anzi un nuovissimo collaborante. La scelta di uscire da Cosa nostra è stata presa poche settimane fa. A fare ‘il salto del fosso’, come si dice in gergo, è Silvio Giorgio Corra, classe ’84. Il “cognome” evoca immediatamente Angelo Santapaola, il cugino di Nitto, ucciso in un agguato nel 2007 insieme al guardaspalle Nicola Sedici. 

Il cognato di Angelo Santapaola

Silvio Corra è il fratello della vedova Santapaola. E quindi cognato della vittima di lupara bianca che dal 2004 al 2007 ha retto le fila della “famiglia catanese di Cosa nostra”.

Silvio Giorgio Corra

Le brame di potere però sono costate care ad Angelo Santapaola, che “da cane sciolto” ha “governato” la cosca in troppa autonomia sentendosi “forte” del ‘sangue blu’ dei Santapaola. Eppure, da quello che emerge dall’inchiesta Thor, a decidere la ‘sua eliminazione’ sarebbe stato un uomo del suo stesso ‘sangue mafioso’. 

Il profilo criminale del pentito Corra

Ma chi è Silvio Giorgio Corra? Un profilo criminale del nuovo pentito emerge dalla lettura delle oltre 600 pagine della sentenza di primo grado Kronos. Processo scaturito dal maxi blitz del Ros che nel 2016 smantellò la nuova cupola di Cosa nostra. Il gup ha condannato Corra a 13 anni. Ora, affronterà l’appello da imputato-pentito. 

“Silvio Giorgio Corra è cognato di Angelo Santapaola”, scrive il Gup. “Risulta essere uno dei partecipi della famiglia catanese di cosa nostra, nella quale ha operato in stretta sinergia con il reggente Francesco Santapaola (‘Colluccio’, ndr) e con Francesco Pinto”. Prima di finire in manette nella retata dell’aprile del 2016, Corra è stato arrestato e condannato nel “famoso” procedimento Arcangelo. 

Gli input investigativi

Il soldato di Cosa nostra potrà fornire agli inquirenti della Dda di Catania input riguardanti gli assetti di Cosa nostra prima dell’omicidio del cognato. E inoltre, potrà rivelare gli equilibri della storia recente della mafia catanese. L’anno scorso, Corra lascia il carcere per decorrenza dei termini. 

“Ho fatto parte di Cosa nostra…”

Nel primo verbale è vergata la data del 21 settembre 2020. “Sono entrato a far parte di cosa nostra catanese dall’aprile 2004, quando fu scarcerato mio cognato Angelo Santapaola”, racconta ai magistrati. “Io in quel periodo lo accompagnavo quasi sempre, a volte anche a Palermo”, rivela.

Poi Corra spiega i suoi vari periodi di detenzione: “Nel 2007, dopo l’assassinio di mio cognato, sono stato arrestato e sono rimasto detenuto fino all’ottobre 2013”. 

Il battesimo di mafia di ‘Colluccio’

Quando lascia il carcere si presenta da “Francesco Santapaola (‘colluccio’, ndr)”. Perchè? “Nel frattempo era stato nominato reggente della famiglia Santapaola, era stato deciso in carcere da Vincenzo Santapaola e Daniele Nizza”, spiega Corra.

Per diventare “il capo dei capi”, ‘Colluccio’ Santapaola sarebbe stato fatto “uomo d’onore” nel 2015 a casa dei fratelli Pinto, gli armieri di Cosa nostra. I padrini del battesimo mafioso – racconta Corra – sarebbero stati Franco Amantea, boss di Paternò, Saro Tripoto, colonello di Picanello, e Salvatore Seminara, il capo operativo della famiglia di Caltagirone. 

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