La famiglia del sorriso è a casa | Il penultimo bacio di un figlio

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17 Agosto 2017, 12:10

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PALERMO– Luca non vorrebbe essere qui. Vorrebbe dormire altrove e sognarlo quello schianto, solo un brutto sogno, niente di più. Poi vorrebbe svegliarsi, andare in cucina, per il caffè, con le finestre spalancate, le tendine colorate e la stanza inondata dal sole. E vorrebbe ritrovare tutti coloro che ha amato.

Luca Orestano è un bravo e forte ragazzo di ventidue anni. Non sta dormendo. E’ piegato su una sediolina, attaccata al muro. Davanti a lui le bare di papà Roberto, di mamma Rosa e della sorellina Miriam, una bara bianca vegliata dalle altre due.

La ‘Chiesa del messaggio dell’ora’ è una comunità a due passi dal pronto soccorso del Policlinico. La cronaca la coinvolge perché le vittime dell’incidente sulla Palermo-Mazara – un padre, una madre e una figlia – erano fedeli e la frequentavano. Pietro Zanca, il pastore, ha annunciato su Facebook: “Comunico alla Fratellanza che venerdì 18, alle ore 10, in via Durante 19, 20, 21, si terranno i funerali dei nostri cari Roberto, Rosi e Miriam Orestano, sin dalle 8 il locale di culto sarà aperto per i visitatori quindi con la presenza delle salme. Per l’occasione vi saranno varie delegazioni di chiese, oltre i parenti, visto il Patrimonio comune di questi cari fratelli e l’Amore che è il Vincolo della Perfezione!”.

Le bare sono già qui e il cordoglio incede, spontaneo, dalle prime ore del mattino. Il feretro bianco della diciottenne Miriam al centro, alla sua sinistra Rosa, a destra Roberto. Sullo sfondo strumenti musicali e un microfono utili ai momenti di raccoglimento e di preghiera. Scritte alle pareti: “Dio ti ama”.

Alle nove, si è già radunata una piccola folla. I gesti sono dolorosi e automatici. Qualche passo sul tappeto. La mano che tocca le bare, che si stringe, come per cogliere qualcosa, che sfiora le labbra e che, infine, si scioglie in un segno della croce. Un parente si avvicina, con fermezza e garbo: “Per piacere, tra poco verrà Luca – l’altro figlio sopravvissuto è ricoverato, accompagnato da apprensione e preghiere – il ragazzo è molto stressato. Niente domande, né foto. Noi comprendiamo il vostro lavoro, voi cercate di rispettare il nostro lutto”.

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Luca ha raccontato al suo pastore le fasi dell’impatto, come le ricorda lui: “Stavamo dormendo. Mio padre era alla guida. Mio fratello più piccolo era sopra le mie gambe. In un attimo è stato tutto buio. Il volo dal viadotto. Lo schianto. Ho visto mia madre e mia sorella che non respiravano più. Mio fratello e mio padre che chiedevano aiuto. Poi sono arrivati i soccorsi, ma per mio padre non c’è stato nulla da fare”.

Tutti insieme erano la famiglia del sorriso. Persone buone e gentili, nella schiera dei semplici che si accontentano di un po’ di pane e di una infinita felicità. Roberto si dava da fare come poteva, per portare quell’onesto pezzo di pane a casa. Pochi giorni prima, sul suo profilo, scriveva in calce a una foto della moglie e della figlia: “Vi amo da morire, Dio vi benedica grandemente”. Rosa era una di quelle madri e mogli incrollabili, donne che reggono pesi sulle spalle, senza mai rinunciare alla dolcezza. Miriam era una bellissima ragazza, con gli occhi luminosi e puntati sulla vita. Di lei un’amica ha scritto: “Eri una delle bambine più dolci e carine che avessi mai conosciuto. E da donna lo eri diventata sempre di più, con una parola buona per ogni circostanza”. Le persone semplici, che lasciano, ovunque, un segno indelebile.

Continua il viaviai nella piccola e affettuosa comunità. Mano sulla bara, sulla labbra e poi il segno della croce. Arriva Luca. Ha una maglietta rossa e un pantaloncino blu, il braccio sinistro è ingessato. Lo proteggono. Lo circondano. Lo sorreggono. Lo accompagnano alla sedia. Qualcuno non ce la fa più e scoppia a piangere. Luca no. E’ impietrito. Si siede. Chiede un po’ d’aria, che l’amore gli lasci spazio per respirare. Chiede e ottiene un bicchiere d’acqua. Non manda visibilmente baci a coloro che ama e che non può abbracciare, perché baci e carezze sono tutti nei suoi occhi stanchi. E sono i penultimi, nell’attesa del funerale di domani.

Vorrebbe svegliarsi, Luca. Vorrebbe che qualcuno gli dicesse: dai siamo qui, è stato solo un brutto sogno. Sulla parete, poco sopra la sua testa, c’è sempre il cartello: “Dio ti ama”. Come viene difficile, ma come è necessario, crederlo adesso.

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17 Agosto 2017, 12:10

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