Giorni rosanero di paura e coraggio |Ma l'importante è sopravvivere

Giorni rosanero di paura e coraggio |Ma l’importante è sopravvivere

Coraggio, tifosi rosanero, coraggio, ci sarà tempo per rinascere.

La crisi rosanero
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PALERMO– Questa città ha sempre il suo buio nascosto in tasca, anche nei giorni di sole. C’è un sentore di oscurità. Un odore di umido e di stantio che segue ogni evento, pronto a manifestarsi.

E adesso che le tenebre percepite narrano il dramma del pallone a Palermo, noi vorremmo che le nere profezie fossero smentite da un luminoso colpo di teatro. Febbrilmente, vorremmo che le pezze d’appoggio e le ragioni sussurrate qua e là si rivelassero il toccasana che estingue la pena. Sarebbe magnifico scoprire l’asso nella manica rosanero, il prodigio, uno Zorro della curva nord che piomba dal lucernario e con un tratto di spada – zac! – mette tutto a posto. Ma la letteratura della presente circostanza, almeno fin qui, converge verso un epilogo amaro che lega i denti. Per molto tempo – stando alle cronache – potrebbe non esserci il calcio come l’abbiamo conosciuto. E se mai rinascerà, si presenterà in forma di sogno polveroso su umili campetti di patate, lontano dalla gloria, massima o appena sufficiente, che ci saziava.

Ed ecco che nel finale scespiriano, suggestivamente amletico, data la portata, baluginano, a vario titolo, attori che somigliano a fantasmi di un minuto. Un gioco, appena un gioco teatrale, per distogliere la cupezza dei pensieri.

Eccolo Maurizio Zamparini, lo spettro del re tramontato, eppure incombente a ogni passo nella trama. Eccoli gli inglesi, istantanei e marginali, dopo qualche battuta che aveva lasciato trasparire un senso che non c’era, alla stregua di Rosencranzt e Guildestern. Eccolo Salvatore Tuttolomondo che ha un ruolo ingrato, con l’intera compagnia, prima ancora che si appuri tutto quello che c’è da appurare. Sulla sua testa, metaforicamente, ogni tifoso poggia il palmo della mano e pronuncia il suo “essere o non essere”. Metafore, appunto. Cosucce. Accostamenti svagati e irridenti per offrire quel gioco di cui si diceva. Perché le cose, invece, sono molto serie. Sono serissime, le cose.

Basta percorrerla – a piedi, in macchina, con l’autobus, con la mente – questa nostra città, per sentire quanto sia bisognosa di vita. Palermo è un camposanto di storie, volti, eroi e ribaldi. Nel suo riflesso opposto, fatalmente si scopre vogliosa di allegria: caciarona fino all’insopportabilità. E cosa c’è (c’era) di più adatto di uno stadio per celebrare in santa pace i riti tribali della vitalità.

Basta guardarlo il ‘Barbera’ che viene voglia di abbracciarlo. Quanta epica contiene tra le sue mura. Ci sono ragazzi invecchiati che ricordano miti degli anni Sessanta. Quelli di mezzo saranno eternamente figli della C2, del quattro a zero all’Ajax, della rovesciata di Santino Nuccio alla Juve Stabia. Altri nacquero con il trionfo della prima promozione in serie B, con la rete di Brienza alla Juve e la sfortunata finale di Coppa persa con l’Inter. Ma tutto potrebbe essere cancellato, salvo l’ingresso di uno Zorro o di una svolta.

Palermo, tuttavia, non ha ancora preso confidenza con la catastrofe da più voci predetta. La annusa. Se ne ritrae. Spera nel miracolo. Non ci pensa. Finge di non pensarci. Ma poi, se Covisoc e Lega chiuderanno il sipario, tanta calcolata dissimulazione si trasformerà nella scenografia di una fine annunciata. Interverrà, allora, uno spettacolo di dolore e di rabbia, perché non ci è mai mancata l’arte della risonanza. Ci saranno funerali, bandiere listate a lutto, spume iraconde, striscioni acuminati. Infine, calerà il silenzio, senza nemmeno un applauso. E ci guarderemo stupiti con un immane, ignoto, senso di perdita.

E chissà se onoreremo quel sogno polveroso, se mai… se coglieremo l’occasione di un ricomincio. Già una volta accadde; la storia non andò tanto male, escludendo gli ultimi anni atroci. Magari sarà bello sognarlo quel sogno onesto, per mettere nell’angolo il buio e non avere più paura del risveglio.

Coraggio, anime rosanero sperdute, coraggio. Ci sarà sempre amore da dare e da ricevere. Essere o non essere? L’importante è sopravvivere.

 

 


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