PALERMO – Il momento più bello della partita avviene prima, quando le squadre sono già schierate per la rituale scelta del campo dei capitani ed arriva, in leggero ritardo, quasi trotterellando, mister Iachini. Solito berrettino calato sugli occhi e passo spedito verso la sua panchina. Ma deve passare prima davanti a quella del suo avversario, quel Mario Beretta che, alla fine della partita di andata, vomitò accuse ed insulti nei confronti del Palermo e dell’arbitro, definito, per l’occasione, complice di una rapina a viso coperto. Io non posso affermarlo con certezza ma, conoscendo l’uomo, immagino – o forse azzardo solamente – che Iachini si sarà attardato di qualche istante proprio per non sfilare insieme al suo collega, al momento dell’ingresso in campo delle due squadre.
Insomma, voleva evitare qualsiasi incrocio. Invece, proprio quel suo lieve ritardo permette a Beretta di aspettarlo e andargli incontro. Iachini rallenta, si ferma e ricambia la stretta di mano che il collega gli porge, mentre gli sussurra qualcosa ad un orecchio, del tipo: “Tu mi conosci, Beppe, io sono un po’ fumantino e quelle cose non volevo dirle, mi sono scappate”. Più o meno. Io so solo che dall’alto della mia postazione vedo il cappellino blu notte di Iachini che va su e giù, come a dire. “Va bene. Mario, acqua passata non macina più”.
Un episodio edificante ch’è servito a placare gli animi, alla vigilia molto tesi, e non solo per l’importanza dell’incontro, che vedeva l’una contro l’altra le due migliori formazioni della serie B. Il Siena, infatti, senza penalizzazione sarebbe, seconda da sola, a sette punti di distanza dal Palermo. Ma è primavera – pensiamo – e sarà una serata piena di stelle ad accogliere le due più belle del reame. Ma non è così, quest’anno sembra stregato, fa bel tempo tutta la settimana, poi arriva il giorno (o la sera) della partita e il tempo si guasta, si incattivisce, come ce l’avesse con noi, che amiamo il Palermo e stavolta saremmo voluti andare in massa allo stadio, come ai bei tempi. E invece, che succede? Succede che freddo, pioggia e vento gelido si abbattono sulla città e in casa c’è comunque una tv che trasmette la partita e, se non c’è a casa mia, vado da un amico: insomma, con questo tempo chi me lo fa fare? E così anche stavolta ci dobbiamo accontentare solo di quasi undicimila spettatori, che sono pochi ed anche molti, a seconda dalla prospettiva dalla quale si osserva la situazione. Sono pochi perché il Palermo meriterebbe ogni volta lo stadio pieno, visto che sta dominando il campionato e da qualche partita ci delizia pure con il suo bel gioco. Sono molti perché lo stadio è obsoleto (ci piove pure dentro e perfino i tecnici della squadra ospite si lamentano : “Ma che stadio è – dice il preparatore atletico del Siena – se anche noi in panchina dobbiamo farci la doccia, quando piove?). Ammirevoli, quindi, i tifosi della curva Nord, inferiore e superiore, quelli ci sono sempre, col vento e con il gelo, anche quelli fuori stagione; ci sono sempre a prescindere, perché per loro conta solo tifare. Così in curva Nord superiore viene steso uno striscione con una dedica bellissima. “Vivo di emozioni che tu non sai nemmeno di darmi”. Ed è subito un tripudio di bandiere rosanero; i tifosi cantano a squarciagola ed anche se lo stadio è vuoto per la metà sembra quello dei tempi belli, quando non c’era freddo né vento né pioggia che poteva tenerli lontani.
La spinta che ne ricevono i giocatori è fortissima e infatti partono subito all’arrembaggio con fraseggi veloci e incisivi, sfruttando le fasce, soprattutto la sinistra, dove è una furia Lazaar (che nella ripresa, però, sconterà le troppe corse e le rincorse del primo tempo), che sembra collegato con un filo invisibile ai lanci di Vasquez: lui parte come una freccia e l’argentino lo raggiunge con i suoi assist al bacio, che il marocchino trasforma puntualmente in cross al centro. All’8’ e al 13’ prima Lafferty e poi Vasquez si avventano su quei traversoni ma ora una zolla, ora uno stinco altrui rende vani i loro tentativi. Ma è un Palermo arrembante, bello da vedere, che cerca l’aggiramento sulle fasce per sorprendere il fortissimo avversario, che non fa complimenti, picchia se c’è da picchiare e aspetta il momento propizio per partire in contropiede. Che arriva, inaspettato, al 19’: è un attimo, un colpo di vento, un’impressione. Certo è che Rosseti, giovane di sicuro avvenire, si porta un pallone avanti dalla sua metà campo con un evidente colpo di mano, scambia con Spinazzola, altro giovane di rosee speranze, e, appena entrato in area, fulmina Sorrentino con un tiro che è una rasoiata. Il nostro portierone si butta, allunga come può il braccio, ma non ci arriva: il pallone sfiora la base del palo e si infila in rete. Incredibile ma vero, siamo sotto di un gol. Ma la partita è appena cominciata e, soprattutto, in curva Nord, dall’inizio e ora in tutto lo stadio, si leva un solo coro alto e possente: “Pa-ler-mo… Pa-ler-mo…”.
E il Palermo reagisce, rabbiosamente; le fasce crepitano ancora di più, sembrano bruciare tale è l’intensità con cui aggrediscono la difesa avversaria. Dopo una lunga, solitaria sgroppata che parte dalla sua area e arriva all’ingresso dell’altra, Lazaar scocca un fendente sinistro sul quale La Manna oppone i pugni chiusi. E’ il 22’ e c’è in circolo, in ogni angolo dello stadio, dalle curve alla gradinata, alla tribuna, una corrente benefica che suggerisce solo pensieri d’amore: quelli del popolo rosanero (di cui tutti, almeno quelli che siamo allo stadio, facciamo parte) verso la squadra del cuore. E’ solo questione di minuti, mi conforta il collega di fianco. Ed ha ragione. Infatti, al 25’ il Palermo va in gol e lo fa con chi non te l’aspetti, con Maresca, di solito in ben altre faccende affaccendato. Sarebbe l’1-1 ma il guardalinee, lo stesso che non ha visto il plateale e marchiano fallo di mano di Rosseti prima del suo gol, stavolta vede e segnala un fallo precedente di Lafferty. Gol annullato, ma furia rosanero ancora intatta. Così che, un minuto dopo arriva il pareggio: sacrosanto e atteso come la manna dal cielo. In senso figurato e letterale, perché è proprio La Manna, il portiere del Siena, a propiziarlo, con un’uscita di pugno che definire goffa è un eufemismo, visto che spinge il pallone, spiovutogli davanti da un cross di Stevanovic, sulle spalle di Lafferty e, quindi, in fondo al sacco. 1-1 e gli spalti che si accendono ancora di più. Ora si vuole la vittoria, e non solo perché la si vuole sempre ma perché sarebbe meritatissima. E ci prova per due volte di seguito il migliore fra i 22 in campo, quel Kyle Lafferty, che non finisce di entusiasmarmi, perché, oltre all’ardore straordinario che mette in ogni partita, mostra ogni volta qualità tecniche sempre più sorprendenti, degne davvero della serie A. Tra il 41’ e il 43’ sfiora due volte il gol del 2-1, prima con un colpo di testa, su cross di Bolzoni, che costringe La Manna ad un autentico miracolo per sventare in angolo, poi , su assist di Vasquez, si libera di un avversario e, giunto ai sedici metri, lascia partire un sinistro che è un colpo di rasoio: tanto preciso quanto tagliente. La Manna si getta lungo quant’è lungo ma non lo sfiora nemmeno quel pallone, che va a morire sulla base dl palo. Peccato, poteva essere davvero il gol della vittoria, che ci avrebbe consegnato quasi ufficialmente la serie A su un piatto d’oro. Altro che d’argento. La ripresa, infatti, è solo una pallida controfigura del primo tempo, le due squadre sembrano appagate, specialmente il Siena, che ha mostrato tutto il suo spessore di squadra degna della promozione, ma, tranne quel gol “rubato”, non ha mai impensierito seriamente la difesa rosanero.
Manca poco e manca ancora tanto per l’agognata promozione. Noi ci siamo: alla prossima in casa, dopo la trasferta di Varese, riempiremo finalmente lo stadio perché sul “Barbera” tornerà a splendere il sole. Quello che sta lassù nel cielo e ci riscalda il corpo e quello della serie A, che sta racchiuso nei nostri cuori di innamorati persi e ci riscalda l’anima.

