Partecipate delle province | A rischio 640 dipendenti

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20 Febbraio 2014, 20:20

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PALERMO – La legge sull’istituzione dei liberi consorzi ne stabiliva il trasferimento di funzioni in capo ai nuovi enti, ma adesso i 640 lavoratori delle società ‘in-house’ delle province di Palermo, Caltanissetta e Catania rischiano di rimanere per la strada. Sono i dipendenti della Palermo Energia, della Publiservice di Catania e della ‘Caltanissetta service’, personale che si occupa prevalentemente della pulizia nelle scuole e nei palazzi delle province.

Un emendamento alla nascente legge di riforma dell’Ente intermedio, che estendeva i ‘diritti’ dei dipendenti delle provincie a quelli delle società partecipate, era stato approvato in Prima commissione e, poi, in commissione Bilancio all’Assemblea regionale siciliana mesi fa. E per questo il governo lo inserì, in seguito, nel disegno di legge che da qualche giorno è in discussione a Sala d’Ercole.

Ieri, poi, la marcia indietro. “Abbiamo fatto alcuni approfondimenti – spiega l’assessore alle Autonomie locali Patrizia Valenti – che hanno evidenziato come non ci fossero presupposti di costituzionalità. In sostanza attribuivamo questo personale ai liberi consorzi prima ancora di fare una suddivisione delle competenze necessarie: sarebbe stato un errore portare avanti la norma, il commissario l’avrebbe impugnata”.

E così il governo ha ritirato l’articolo. Ma, per l’assessore, l’intenzione di salvaguardare i dipendenti resta. “Aspettiamo soltanto di approvare la riforma, poi, tra sei mesi faremo la legge sul trasferimento delle funzioni”.

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Nel frattempo, alcuni deputati hanno preparato un ordine del giorno che impegna il governo a trasferire i lavoratori ai liberi consorzi, una volta nati. Il primo firmatario, Vincenzo Figuccia (Forza Italia), spiega: “E’ stata fatta una discriminazione tra i dipendenti che sono direttamente in capo alle province e quelli delle società ‘in-house’. Non potrebbe essere altrimenti, visto che anche i lavoratori delle partecipate gravano essi stessi sui bilanci delle province”.

Ma per i dipendenti – e per i sindacati – un atto di indirizzo non è sufficiente. “Al momento non c’è alcuna garanzia dei livelli occupazionali – spiega Mimma Calabrò, segretario regionale della Cisl Fisascat – e se il governo non troverà una soluzione siamo pronti a mobilitare i lavoratori per protestare”.

 

 

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20 Febbraio 2014, 20:20

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