Per la borsa il peggior gennaio di sempre

di

02 Febbraio 2009, 18:48

9 min di lettura

MATERIE PRIME: il codice dell’Oro
Da qualche tempo il sistema delle correlazioni attorno a cui ruota il valore dell’oro è completamente cambiato.
Ricordo che di norma l’oro si muoveva in modo inverso rispetto al dollaro; ed in modo inverso rispetto ai rendimenti sui titoli di stato, il che implicava anche che spesso si muovesse come la borsa. La logica era chiara: tutto ruotava intorno alle prospettive dei tassi d’interesse, della crescita economica e dell’inflazione. Adesso invece l’oro si sta muovendo in correlazione inversa con la borsa ed in correlazione diretta con rendimenti e dollaro. La logica è cambiata: è divenuto il bene rifugio per eccellenza, in alternativa al dollaro e ai titoli di stato, e sale soprattutto se aumenta l’avversione per il rischio, anche se c’è deflazione. Ed è una specie di messaggio in codice sulle relazioni sino-americane: infatti questa settimana, è stato colpito al ribasso, così come il dollaro, mentre la borsa saliva, di fronte alle dichiarazioni “pacifiche” del premier cinese.
Ma nelle ultime 24 ore è rischizzato al rialzo andando a fare nuovi massimi nell’onda in corso, mentre i luogotenenti cinesi invertivano il tono delle dichiarazioni, a fronte del paventato protezionismo americano (contemporaneamente la borsa si inabissava , ed il dollaro e i rendimenti salivano). Inoltre l’oro in euro è arrivato al nuovo massimo di 23,3 al grammo, in contemporanea con la nuova caduta della valuta europea, da cui si è totalmente distaccato, diventandone un alternativa. Il quadro tecnico dell’oro resta quindi chiaramente al rialzo, con il sorpasso della resistenza a 920 che conferma l’ obiettivo minimo di breve a quota mille, anche se in questo contesto sono decisive le evoluzioni sino-americane di cui sopra . L’oro in dollari (+5% da inizio anno) ha fatto meno dell’argento(+12%) e più del platino(che ho chiuso); in calo invece il rame(+2,5%), mentre il petrolio è tornato a scendere perdendo oltre il 10%(-7%). L’indice generale CRB- 2,4% (- 4%).

Si conclude con : petrolio a 41,8(marzo) gas naturale a 4,4(marzo) oro a 928(aprile) argento a 12,5(marzo) platino a 991 (aprile) palladio a 193(marzo) rame a 147(marzo).

CAMBI: eurodollaro in range

L’indice del dollaro ha guadagnato lo 0,4%, frutto di perdite nei confronti della sterlina(+5% dopo la recente grande svalutazione) e di guadagni verso l’euro e lo yen , mentre ha perso il 4% il neozelandese dopo il taglio di 150 cts. Dei tassi ufficiali adesso al 3,5%. Ancora una volta quindi le notizie negative sul fronte economico americano, con la peggiore caduta del PIL da 26 anni, e con un nuovo record per le richieste di sussidi disoccupazionali, non hanno avuto effetti negativi sul biglietto verde il quale ha continuato a muoversi in funzione dell’avversione per il rischio, recuperando allorchè la borsa ha cominciato a scendere. I dati sul PIL, pur essendo meno peggiori delle attese grazie all’aumento delle scorte e al crollo delle importazioni, mostrano comunque grande negatività su tutta la linea. I consumi nel quarto trimestre 2008 si sono contratti al ritmo del 9% annuo, ed è il peggior risultato da quando esiste questa statistica (51 anni). Ma scendono del 12% anche gli investimenti privati, e le esportazioni crollano del 20%. I mercati cercano di capire quanto durerà e quanto profonda sarà questa recessione, ed a tal fine osservano i dati di fine 2008 che però potranno essere rivisti fortemente tra uno-due mesi, essendo quella di venerdì solo una prima stima approssimativa. Nel frattempo però i flussi di capitale dominano il tasso di cambio, e dipendono maggiormente da cosa succede nei mercati azionari ed obbligazionari. La correlazione tra eurodollaro e sp500 resta a livelli record.

Nel frattempo dal lato dell’ euro la situazione è molto peggiorata.
Appena sei mesi fa si riteneva che la zona euro sarebbe stata in grado di sopportare molto meglio degli USA la crisi economica e finanziaria, e quindi che il differenziale dei tassi d’interesse sarebbe rimasto in misura sostanziosa a favore della valuta europea. Adesso invece quese convinzioni sono cambiate radicalmente. L’euro è sceso venerdì anche perchè i prezzi al consumo sono risultati dell’1,1% ben più bassi delle attese e del target BCE (2%), mentre la disoccupazione sta costantemente aumentando. Per cui -anche se nella riunione della prossima settimana la Bce non dovrebbe muovere i tassi- è dato per certo che il 5 marzo lo farà, e la conferenza di Trichet è attesa per una conferma, arrivando la quale l’euro potrebbe perdere ancora, soprattutto se le borse continuano a scendere. Viceversa, se Trichet dovesse segnalare che i tassi resteranno fermi anche a marzo (e se la borsa salisse, perchè è chiaro che questo secondo aspetto continuerà a pesare maggiormente su eurodollaro).
Tecnicamente EUR/USD , dopo aver fatto un nuovo rialzo a 1,33 (resistenza sempre più cruciale) in linea con il segnale grafico qui segnalato nella scorsa nota, negli ultimi due giorni si è riperso tutto andando nuovamente a posarsi sul supporto di 1,2750; una rottura di quest’ultimo proietterebbe verso il minimo del 2008 in area 1,23-1,24 (scenario di borsa e tassi europei in calo), mentre una sua tenuta potrebbe riportare nella parte alta del recente range verso 1,33(borsa in recupero e tassi europei tenuti fermi).

OBBLIGAZIONI: vendono bonds

Negli USA i futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano 1,53% (+21 cts. Rispetto a 7 giorni fa), il libor a tre mesi è al 1,18%(+1 cts.) e ad un anno al 1,98%(+6 cts.); i bot a 3 mesi allo 0,23%(+13 cts.). I rendimenti dei bonds a 2 anni a 0,84%(+7 cts.); a 5 anni al 1,81%(+23 cts.); il decennale al 2,83% (+24 cts); a 30 anni al 3,67%(+29 cts.). Sale il differenziale tra 2 e 10 anni a 199 (+15 cts.).Fermi i tassi sui mutui a tasso fisso trentennali (-2 cts. Al 5,10%) e quindicennali(+0 cts. Al 4,80)e quelli a tasso variabile ad un anno (-2 cts. Al 4,90%). Si ferma anche la fase di miglioramento nei differenziali sui bonds aziendali.

Continua quindi la salita dei rendimenti sui bonds, nonostante la caduta finale delle borse. Sale anche il rendimento del decennale giapponese (1,29%), e degli obbligazionari dei paesi emergenti, con i bonds brasiliani al 6,6% sul decennale (i messicani salgono al 6,30%).

In Europa i tassi euribor scendono ancora: ad un mese al 1,77% (-10 cts.) a tre mesi al 2,12%(-10 cts.) ad un anno al 2,31%(-9 cts.). I rendimenti sui bund tedeschi salgono sul 2 anni al 1,53%(+10 cts.) e sul decennale al 3,3% (+6 cts.) per cui si contrae il differenziale tra 2 e 10 anni (+177 cts.); il differenziale con i bonds USA scende nettamente a +47 cts. Per il bund sul decennale, ma tiene sulla scadenza a due anni (+69 cts.) sempre a favore del bund. Adesso quindi (dopo tanto tempo) la curva dei tassi tedesca tra 2 e 10 anni ha una pendenza inferiore a quella americana, mentre si assottiglia il margine assoluto dei tassi tdeschi, in coerenza con l’indebolimento dell’euro sul dollaro.

Il differenziale tra btp (4,6%) e bund decennali, che indica il premio per la minore sicurezza pagato dai titoli di stato italiani rispetto a quelli tedeschi, conclude a 130 cts. Dopo il record di 160 cts.
Toccato a metà mese quando sono stati declassati Grecia, Spagna e Portogallo.

Articoli Correlati

BORSE: il peggior gennaio della Storia
L’approvazione alla Camera dello stimolone da 800 e passa miliardi targato “Oh-bama”, e le voci su un imminente addizionale piano di salvataggio per i “banksters” (con la costituzione di una “baaad” bank a spese dei contribienti presenti e futuri) avevano favorito la solita manipolazione rialzista in borsa prima della riunione FED. Terminata tale riunione, in cui la banca centrale ha mantenuto i tassi a zero e scelto di monetizzare per il momento solo gli strumenti creditizi riservandosi i titoli pubblici per il futuro, la borsa ha iniziato a scendere ed in due giorni si è ripersa tutto, concludendo il mese di gennaio con la peggior perdita della storia, cioè il -8,5%. Non era mai successo, anche perchè a gennaio vi è sempre un afflusso di fondi che entrano sul mercato, e pure l’anno scorso il recupero finale aveva portato ad un calo inferiore. Molti degli indici che seguo sono tutti in trend ribassista, fanno eccezione solo tecnologici e commodities a Wally, e Brasile ed Inghilterra all’estero. Finora i risultati comunicati dal comparto tecnologico hanno battuto le attese e questo sta facendo sovraperformare il Nasdaq, mentre le materie prime – oggetto di un feroce ribasso dall’estate scorsa- hanno dato segni di esaurmento della pressione ribassista e questo sta sostenendo le aziende ad esse collegate. Nel prossimo futuro occorrerà vedere se il mercato sarà trascinato giù dai bancari e finanziari, oppure se prevarrà il sostegno di tecnologici e materie prime. Comunque al momento è chiaro che prevale il ribasso e dal recente massimo ai primi del mese a 944 di sp500 si è disegnata una sequenza molto negativa: caduta di 140 punti fino a 804 e poi classico ritracciamento del 50% esauritosi questo mercoledì a 878, dopodichè terza onda già arrivata a 822, e che dovrebbe confermarsi la prossima settimana andando sotto 804; i supporti sono a 789, 768 e poi 741 che rappresenta un ampiezza totale pari alla prima onda, cioè circa 140 punti partendo da 878, con il potenziale tipico delle terze onde (il doppio della prima) che porterebbe invece fino a 600. Lo scenario alternativo, vede la tenuta di area 800 e il proseguimento della fase laterale con tetto in area 900.

Si conclude con Dow a 8000 -1% ( -9% da inizio 2009) SP500 a 826 -0,7%(-8,6%) Nasdaq100 a 1180 +0,4%(-2,6%)Russell -0,2%(-11%) Trasporti -0%( -16%) utilities +0,4% (-1,3%) semiconduttori -0% ( -2%) Broker -0,2%( -6%) Banche +1%( -35%).Il rapporto tra put e call sale a 1,037 e l’indice della volatilità VIX scende a 45.

Il Nikkey giapponese a 7994 +3%(-10% da inizio 2009), il Dax a 4338 +4%(-10%) il cac francese a 2974, il footsie inglese a 4150 spmib a 17934 e mibtel a 14249 +3% (-5%). Tra gli emergenti: Brasile +3%(+5%) Russia +7% (-15%) India +7%(-2%) Cina +2%(+9,5%).

PREVISIONI: settimana molto piena
A parte le notizie che si attendono da Wasghinton sui piani vari, la prossima settimana insieme al nuovo mese di febbraio porterà tanti dati macro e un altra lunga lista di risultati aziendali (tra cui Cisco). Si inizia già lunedì con redditi e consumi delle famiglie, indice manifatturiero ISM e spesa in costruzioni; martedì sarà il turno di vendite di case ed auto mentre l’Australia è attesa far scendere di un punto pieno il tasso ufficiale al 3,25%; mercoledì indice dei servizi ISM , giovedì ordini alle fabbriche e decisioni sui tassi inglesi ed europei; infine venerdì gran finale con i dati sull’occupazione americana a gennaio, prevista in calo di altro mezzo milione di posti e con tasso di disoccupazione al 7,5%. Durante tutta la settimana le componenti occupazionali degli ISM e mercoledì la stima dell’ADP serviranno a modificare tali attese solo se presenteranno forti scostamenti. Il manifatturiero è previsto scendere a un nuovo minimo record in area 30, e comunque negativo per il dodicesimo mese consecutivo, confermando l’idea che la recessione continuerà come minimo per tutto il primo semestre 2009.

Nella zona euro arriveranno le vendite al dettaglio, e l’attività delle fabbriche, inclusi gli indici equivalenti all’ISM americano. A parte i dati conteranno inoltre eventuali novità in materia di declassamento dei debiti pubblici, e in materia di piani di salvataggio. Ma l’evento principale restano le decisioni sui tassi d’interesse, con l’Inghilterra che dovrebbe abbassarli di altro mezzo punto portandoli all’1%, e la BCE che dovrebbe tenerli fermi e far capire le sue intenzioni per Marzo con la conferenza di Trichet.

http://michelespallino.blogspot.com/
Palermo, 2 febbraio 2009

Pubblicato il

02 Febbraio 2009, 18:48

Condividi sui social