CATANIA – “Il Piano Regolatore del Porto di Catania è stato segnato da fretta, improvvisazione e scarsa trasparenza”. Paolino Maniscalco, ex assessore al Mare e attivista di Volerelaluna, rivolge all’Autorità di Sistema Portuale e al Comune l’accusa di aver escluso la città da scelte decisive.
Secondo Maniscalco, l’AdSP avrebbe “dimenticato di avvertire la città” della previsione di “quasi 4 milioni di metri cubi di edifici dentro il porto”, con strutture “alte fino a 24 metri”. Denuncia inoltre la mancata redistribuzione delle funzioni tra Catania, Augusta, Siracusa e Pozzallo, nonostante la legge imponga di aggiornare il DPSS prima del PRP. Ricorda anche il parere ministeriale che chiede più coordinamento con Augusta per il traffico merci.
“Ad Augusta gli spazi commerciali e logistici sono enormemente più ampi”, osserva, e il 40% dell’export imbarcato a Catania proviene dalle province di Siracusa e Ragusa. Per lui, lo spostamento di parte del traffico ro-ro sarebbe naturale, mentre a Catania restano “solo l’ingorgo del Faro e l’inquinamento dei traghetti fermi con i motori accesi”. Critica anche la previsione di un sottopasso solo tra il 2035 e il 2045: “Per anni la situazione peggiorerà”.
Maniscalco contesta le ragioni avanzate contro il trasferimento dei traghetti ad Augusta: “Si parla di chilometri in più o di navigazione più lunga, ma chi naviga sa che il problema è il tempo di attracco”. Aggiunge che nel PRP l’AdSP si riserva di derogare “per trent’anni” alle norme sull’uso delle aree: “Se può fare tutto, a cosa serve il Piano?”
Per Catania, sostiene, serve specializzazione, non saturazione. “Vogliamo un porto funzionale e trasparente. Siamo cittadini che vogliono capire, non sudditi dell’Autorità portuale”.

